Croci stazionarie

La croce stazionaria di Salcito

By 17 Gennaio 2011 No Comments

La Croce stazionaria di Salcito

Franco Valente

Sembrerebbe difficile capire l’epoca di realizzazione della croce che sta fuori dell’abitato di Salcito. Sulla base quadrata da una parte appare la data 1691.

Dalla parte opposta, invece, una epigrafe ricondurrebbe la sua realizzazione al 1881: VERA DIVOZIONE DELLA CROCE 1881.

I caratteri stilistici, però, non lasciano dubbi nel ricondurre alla fine del XVII secolo l’origine della stele che, però, una volta era certamente collocata in altro luogo, davanti ad una delle chiese del paese. La data aggiunta nel 1881 potrebbe, dunque, corrispondere all’anno del suo spostamento all’estremo limite dell’abitato.

La composizione generale risponde ai criteri canonici. Su un basamento monolitico quadrato, piuttosto alto e con doppia cornice, si appoggia la colonna circolare caratterizzata da un toro sostenuto da una sottile base quadrata.

La croce è sostenuta da un capitello vagamente corinzio con le volute agli spigoli e foglie stilizzate di acanto.

I bracci della croce hanno terminazioni trilobate e sono contornati da una pronunciata cornice a fettuccia liscia.

Sulla faccia principale, in leggero rilievo, è posta la croce vera e propria alla quale è inchiodato il Cristo coperto da un sottile subligaculum che si regge a malapena su uno dei fianchi. Le braccia tendono ad assumere la posizione a Y. Il capo dai lunghi capelli e senza corona di spine è in posizione retta. Le gambe sono sovrapposte in maniera che un solo chiodo fissi i piedi al legno. Sui terminali dei bracci sono rappresentati i simboli della passione.

Sulla faccia opposta, al centro, sta l’immagine della Madonna in piedi con il Bambino in braccio. Sulle terminazioni trilobate sono rappresentate tre grandi rose abbottonate.

La presenza dei simboli della passione di Cristo sulle croci è circostanza abbastanza consueta. Specialmente per le croci processionali.
Sulla croce di Salcito sono rappresentati una fune con due canne, una serie di chiodi, la lancia che Longino usò per aprire il costato di Cristo, la colonna della flagellazione, la corona di spine, il martello che venne usato per inchiodarlo.

Per capirne il significato ci sono utili i vangeli di Matteo e di Giovanni che raccontano i momenti salienti della Passione da cui vengono estrapolati i simboli riportati sulla croce.

La fune e la colonna sono la rievocazione della flagellazione alla quale Cristo fu sottoposto dopo essere stato legato alla colonna alla quale fu condotto con una corda: Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare (Gv).

La corona di spine servì a ridicolizzare Cristo re dei Giudei: E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo (Gv)… Spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto e, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo, con una canna nella destra; poi mentre gli si inginocchiavano davanti, lo schernivano: “Salve, re dei Giudei” (Mt).

Il martello ed i chiodi servirono a crocifiggere Cristo:
Essi allora presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio, detto in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù nel mezzo (Gv).

Il cartiglio con l’acronimo INRI (Iesus Nazarenus Rex Iudeorum) si riferisce alla decisione di Pilato: Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: “Gesù il Nazareno, il re dei Giudei” … I sommi sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: “Non scrivere: il re dei Giudei, ma che egli ha detto: Io sono il re dei Giudei”. Rispose Pilato: “Ciò che ho scritto, ho scritto” (Gv).
Il vaso dell’aceto: Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: “Ho sete”. Vi era lì un vaso pieno d’aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. E dopo aver ricevuto l’aceto, Gesù disse: “Tutto è compiuto!”. E, chinato il capo, spirò (Gv).

La lancia di Longino: Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo e poi all’altro che era stato crocifisso insieme con lui. Venuti però da Gesù e vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua (Gv).

La tenaglia è l’attrezzo usato da Giuseppe d’Arimatea per togliere i chiodi dalla croce e recuperare il corpo di Cristo: Dopo questi fatti, Giuseppe d’Arimatéa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù (Gv).

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