Con grande piacere, nella qualità di presidente dell’Associazione Culturale “IL GRUPPO di VENAFRO”, ho sottoscritto il documento di adesione alle iniziative della cosiddetta “RETE”, prima di tutto per sostenere la battaglia contro l’eolico selvaggio e poi per aderire a tutte quelle iniziative che siano finalizzate alla tutela del patrimonio culturale del Molise.
Poiché so che la mia figura è considerata “ingombrante”, ho evitato di partecipare in prima persona alle manifestazioni pubbliche pur condividendo ogni iniziativa intrapresa.
Oggi vedo che la RETE è nelle mani di un soggetto che una volta mangiava con la sinistra ed ora mangia con la destra e che, forte di una sua storica doppiezza politica e di una improbabile verginità intellettuale, non perde occasione per dimostrare tutta la sua arroganza.
Mi limito a segnalare alcune sue colossali iniziative.
Una prima clamorosa campagna pubblicitaria per la ferraglia che la Soprintendenza ha posto sulle vestigia di S. Maria delle Monache organizzando, a spese della Soprintendenza, un convegno di solidarietà per quell’architetto che con i soldi pubblici ha fatto simili sconcezze.
Una seconda campagna di sostegno per la cementificazione dell’antico ponte della Zingara quando ha gridato al mondo che finalmente la gestione dell’area archeologica di S. Vincenzo aveva avuto una svolta. La Soprintendenza ha speso, su sua sollecitazione (come ha farfugliato a quelli come lui) una somma imponente di denaro per fare un solettone di cemento armato sulle pietre antiche del ponte, facendomi indignare e provocando le mie ire fino al punto che oggi la medesima Soprintendenza, con un altra imponente somma di denaro, sta tentando di eliminare le conseguenze di una vera e propria truffa ai danni dello Stato asportando l’insulsa colata di cemento.
Una terza campagna è stata avviata da questo soggetto contro la storica impresa della eliminazione dei detriti della frana che aveva colmato il fossato del castello di Venafro.
Non commento le idiozie su presunti sequestri di cantiere e su presunte carenze di autorizzazioni. Neppure commento le sue interviste col capello al vento rilasciate all’unica televisione che è in grado di sopportare le sue bestialità.
Mi irrito a vedere la strumentalizzazione che sta facendo delle associazioni che aderiscono alla RETE lanciando messaggi unilaterali che, se fossero veri, dovrebbero farvi dedurre che io sono impazzito.
Ne sottolineo uno per tutti. Insiste nel far vedere l’immagine di una notevole quantità di materiale cementizio venuto fuori dalla demolizione di una condotta in calcestruzzo armato che era nel fossato del castello.
La dispersione nel territorio di questo materiale è vietata perché esso è considerato inquinante se non viene opportunamente trattato. Il suo trasporto a discarica, pertanto, ha un costo straordinario e, soprattutto, è materiale che si perde.
Invece, se opportunamente triturato, può essere riutilizzato per realizzare il massetto che è previsto nel progetto di sistemazione della piazza.
Perciò, quel cemento è momentaneamente accantonato per essere riciclato, come fanno tutti coloro che hanno un po’ di sale in zucca.
Sale che manca del tutto al ridicolo contestatore che continua a mostrare l’immagine di quel cemento come un trofeo delle sua imbecillità.
Sulla questione della presunta violenza sull’equipe televisiva, avrò modo di illustrare come sono andati veramente i fatti. Per il momento ho dichiarato la mia disponibilità ad un confronto, ma fino ad oggi solo proclami demagogici di un’associazione giornalistica e nessuna risposta.






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