Ma ci vuole tanto a ragionare un po?
Ieri sono stato a S. Maria della Strada perché, approfittando della bella giornata, volevo completare alcune immagini della facciata.
Mi avevano assicurato che avevano tolto le impalcature che ultimamente erano state innalzate per fare un intervento di somma urgenza alla parte alta, ai lati del rosone.
MI SONO CADUTE LE BRACCIA!
Due corde di acciaio dovrebbero tenere in tensione i conci della facciata che per non so quali cause si erano “allentati”.
Non entro nel merito dell’analisi strutturale che sicuramente sarà stata fatta con l’attenzione che il caso meritava, ma la medicina, sia pure provvisoria, è peggiore del male.
Vi dico sinceramente che non me ne tiene più di stare sempre a criticare, ma certe volte mi viene la voglia di prendere il forcone e infilzare chi maltratta i monumenti in questo modo bestiale.
Non so e non voglio sapere chi è stato l’architetto della Soprintendenza e dove stavano i controllori del Ministero per i Beni Culturali, ma certe cose fanno ribollire il sangue.
Per la tutela del paesaggio si è costituito un comitato per contrastare lo scempio che i mercanti del vento vogliono compiere stravolgendo lo sky-line dei monti di Matrice e poi non siamo in grado di alzare un dito quando i soldi pubblici vengono utilizzati con una rozzezza che non ha pari.
Sono stato accusato di partigianeria per aver giustificato l’apposizione di comuni lampadari nella chiesa di Oratino. Confermo in pieno le mie teorie sul concetto di “bello”. Ma quando si vedono cose di questo genere credo che non vi sia possibilità di posizioni culturali divergenti!
Perciò mi chiedo: i difensori del principio che nessun elemento debba frapporsi al godimento di un’opera d’arte, cosa dicono?
Il rosone di S. Maria della Strada è sicuramente l’oculus più originale di tutta la storia dell’architettura altomedioevale.
Ha un valore simbolico fuori del comune.
Guardate come e dove sono stati posti i tiranti regolabili per tenere in tensione le corde!
Non so e non voglio sapere se questa era l’unica soluzione, ma vi sembra questo il modo migliore!
Chi ha fatto questo intervento, se ha un minimo di conoscenza della tecnica, avrebbe dovuto sapere che i tiranti regolabili potevano essere messi a lato del rosone senza che venisse in alcun modo compromessa la capacità di tirare.
Invece sembra che ci sia sta la precisa volonta blasfema di cecare l’occhio di Dio!

… a parte la considerazione che con il caldo i tiranti si sono allentati e di essi è rimasta solo la funzione blasfema….
Del rosone di S. Maria della Strada parlato in
http://www.francovalente.it/2008/11/05/1180/
……….
E’ perfettamente circolare con 12 raggi a forma di colonne con capitello collegate nella parte centrale con altrettanti archi a doppia ghiera che formano una fascia continua tangente all’oculo.
Tra colonna e colonna sono posizionati 12 oculi anch’essi perfettamente circolari.
L’elemento originale di questo rosone sta nella particolare posizione degli archi di collegamento tra le colonne che convergono al centro e non sono posti sul perimetro esterno come accade sempre nelle monofore circolari, prescindendo dalla loro datazione.
A parte i generici e scontati riferimenti del numero delle colonne al numero degli apostoli, credo che valga la pena fare qualche ulteriore ragionamento che rende il rosone di S. Maria della Strada un elemento simbolico che si collega strettamente alla iconografia sottostante.
In genere il rosone è semplicemente una sorgente di luce che si arricchisce di motivi decorativi che hanno un valore simbolico slegato dal resto degli elementi compositivi della faccia. Anche quando sono collocati rispettando principi armonici o rapporti geometrici in genere determinati dalla necessità di conservare una centralità o una simmetria.
Nel nostro caso ancora una volta il riferimento all’Apocalisse è obbligato.
Nei rosoni è consueto il ricorso alle colonnine per mantenere la cornice dell’oculo centrale. Si tratta sempre di colonnine normali e dal fusto regolare.
Il rosone di S. Maria della Strada risponde, invece, alla necessità di creare una effetto prospettico. Cioè chi lo realizzò non si preoccupò solo di garantire la penetrazione della luce ponendo in maniera simmetricamente ripetitiva 12 raggi, ma volle creare un effetto analogo a quello che si percepisce ponendosi al centro di una basilica a pianta centrale limitata da 12 colonne e guardando verso l’alto.
La scelta della colonna rastremata, dunque non è casuale, ma predeterminata dalla necessità di esprimere tecnicamente un concetto teologico.
Non ci vuole molto per capire che questo pezzo della facciata è la sintesi formale della Gerusalemme celeste così come viene descritta nell’Apocalisse e i dodici oculi non sono altro che le dodici porte della città la cui circolarità ricorda la forma delle perle:
Aveva un muro grande ed alto munito di dodici porte, presso le quali vi erano dodici Angeli; vi erano scritti dei nomi che sono quelli delle dodici tribù dei figli d’Israele. Il muro della città ha dodici fondamenta e sopra di esse dodici nomi, quelli dei dodici apostoli dell’Agnello (…) Le dodici porte sono dodici perle; ogni porta è fatta di una sola perla. La piazza della città è d’oro puro, come cristallo trasparente. (Apocalisse 21, 12-21).
In conclusione il rosone simboleggia la grande copertura della Gerusalemme celeste e la parte centrale non è altro che il grande foro attraverso cui passa la Luce di Dio che illumina la piazza dorata della Città santa.




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