30 agosto a piazza Palombo racconto il Castello di Campobasso e Cola di Monforte

Ultimo appuntamento di Agosto con la nostra storia a Campobasso il 30 agosto

Cola di Monforte fu uno dei personaggi più controversi del regno Napoli.

A capo di un vero e proprio Stato grande quasi come tutto il Molise inseguì il sogno impossibile di una autonomia che non gli fu mai consentita.

A lui si deve la rinascita di Campobasso dopo gli esiti terribili del terremoto del 1456.

Fu corsaro nei mari italiani. Fu il più abile organizzatori di eserciti in una Europa funestata da guerre decennali.

Cambiò spesso casacca fino al punto che nella letteratura ingiustamente il nome “Campobasso”, come era definito, significò “traditore”.

Una storia di omicidi, battaglie epiche, viaggi, ambascerie e amori tragici.

30 agosto
ore 21
Piazza Palombo
Campobasso
Franco Valente racconta il castello di Campobasso e Cola di Monforte

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Commenti

6 risposte a “30 agosto a piazza Palombo racconto il Castello di Campobasso e Cola di Monforte”

  1. Caro Franco,
    bellissima occasione di sapere da parole vive qualcosa della mia città, verrò ad ascoltarti con grande piacere, come al solito!
    Complimenti per l’intera stagione di incontri di cui ti siamo grati….
    La tua venuta a CB (perchè solo una targa automobilistica siamo, ormai!) mi aggrada ma mi fa anche pensare che non c’è un solo studioso “cambuascian’” che si sia preso la briga di studiare e condividere i suoi studi con la collettività e che, al di lò della vuota retorica campanilistica, Campobasso non nutra un reale e fondato amor proprio che passa, ovviamente, anche attraverso la conoscenza delle radici, la cultura, l’amore per ciò che si è conservato di bello, per la storia che è la radice delidentità (il che la dice lunga sul grado di consapevolezza e cultura dei campobassani).
    Il Castello, simbolo e millantato orgoglio di CB, e tutto il territorio circostante del colle, compresa la Via Matris, sono lasciati in un tristissimo stato di abbandono (se va bene) e di incuria (nel più frequente dei casi), nessuna cura, nessun uso, nessuna valorizzazione.
    Le due magnifiche chiese di San Giorgio e San Bartolomeo completamente coperte di scritte spray che nessuno va a cancellare.
    Il centro storico aspetta ancora una rivitalizzazione che solo i privati con ristrutturazioni e piccole attività hanno tentato coraggiosamente di iniziare.
    Il borgo murattiano, ormai stabilmente riaperto al traffico e al parcheggio selvaggio, meta delle notturne scorribande alcoliche dei giovinazzi, è ricoperto di segni inequivocabili del passaggio di avvinazzati che non hanno retto la quanntità industriale di liquidi….
    L’inciviltà, la maleducazione, la sporcizia dei campobassani e l’indifferenza e cecità della loro amministrazione comunale insomma, non hanno limiti, ed in tutto ciò, e torno all’argomento centrale, non c’è un solo cacchio di campobassano che vada in controtendenza, che studi, che racconti, che organizzi, che si muova per diffondere cultura e piacere.
    Ripeto che tu venga è una gioia ma è anche l’attestazione inequivocabile di un terribile vuoto di questa città!!!

  2. Con un pezzo di AIIG ci saremo

  3. Carissima Giovanna,
    ti ringrazio affettuosamente delle tue belle parole. Comunque non si deve demordere…. Io continuo come un carrarmato in discesa e senza freni….

  4. Caro Franco,
    complimenti per la tua forza d’animo. Credo proprio che il 30 sarò a Piazzetta Palombo per ascoltarti con grande attenzione.
    Spero che i ciarlatani della politica non si facciano vedere…
    Un saluto.
    Giovanni Di Marzo

  5. Scusa i numerosi refusi, ho scritto con un pò di foga, senza rileggere…. buona resistenza e buona corsa…. a presto!

  6. carissimo Franco, considerato che ho “conseguito” il tuo “imprimatur” ho la faccia di bronzo di riproporre sul tuo blog il mio pensiero:

    E’ stato pubblicato su “Il Quotidiano” del 30/08 un mio articoletto per annunciare la tua serata a Campobasso. Spero di esserci riuscito al meglio. Nel rileggerlo mi sono avveduto che poco si comprende… forse… il paragone con Benigni quando legge egregiamente Dante. Il toscanaccio parla di argomenti noti, mentre le tue “chiacchierate” illustrano la Storia ignorata (ingiustamente definita minore)… per cui 10 a zero per Valente………….

    Ecco il testo:

    Non poteva concludersi in maniera migliore il ciclo di appuntamenti culturali che l’architetto Franco Valente ha tenuto in questa calda estate 2012. Il professionista venafrano, studioso d’arte e storia, autore di pubblicazioni e libri, narra con passione ed eloquenza le vicende della nostra regione affascinando i presenti nei quali inevitabilmente scocca il desiderio del sapere. Mutatis mutandis viene da pensare a Benigni che “canta” Dante ma con una differenza, il Nostro si impegna in narrazioni meno note, seppur importanti, stimolando l’interesse per una Storia troppo spesso trascurata. L’ultima “chiacchierata” sarà a Campobasso il 30 agosto nella suggestiva e simbolica piazzetta Palombo per esplorare il Castello Monforte e ricordare colui che, per ultimo, lo fortificò. Parliamo di Nicola II Monforte-Gambatesa, ovvero il Conte Cola, l’uomo che volle farsi re. Controversa figura d’uomo d’armi che cercò di realizzare un vero è proprio Stato grande quasi come tutto l’attuale Molise, inseguendo il sogno impossibile di un’autonomia che non gli fu mai consentita. A lui si deve la rinascita di Campobasso dopo il terremoto del 1456. Cola fu “di tutto”: marinaio nella lotta contro i pirati, abile condottiero, uxoricida, poeta. Importanti e fondamentali sono gli studi e le ricerche di Benedetto Croce, autore di “Vite d’avventura, di fede e di passione”, una raccolta di biografie tra cui quella del Monforte, e di “Cola di Monforte Conte di Campobasso”, ristampato nel 2001 dall’Università degli studi del Molise a cura di Giorgio Palmieri e Massimo Gatta. Il più grande danno alla memoria del Conte lo perpetrò il cronista francese Filippo de Commynes, nei suoi Mémoires, presentandolo principalmente, e quasi unicamente, come un infame. Ma il vero nemico di Nicola II fu sir Walter Scott, il padre di “Ivanhoe”, che in ben due suoi romanzi (Quentin Durward e Anne of Geierstein) ospitò “il Campobasso” descrivendolo come un traditore, fellone, concupiscente, personificazione di ogni più spregevole difetto umano. E’ fu questa letteratura ad infangarne la memoria condannandolo ad un ingiusto Limbo. Ma neanche il barone scozzese poté negare le abilità militari del nobile meridionale, che ebbe forse il solo torto di aver sbagliato alleanze scegliendo l’Angioino a danno dell’Aragonese. Sicuramente Franco Valente renderà giustizia al nostro glorioso antenato se non altro strappandolo dall’ingrata indifferenza dei posteri. Lo presenterà contestaulizzando la sua vicenda nel momento socio politico in cui visse. Infine, per il godimento degli intervenuti, gli sarà reso un omaggio musicale con il concerto della Piccola Orchestra Popolare C.O. Panzillo.

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