Parole in libertà! Per PRIMONUMERO mi ha intervistato Sabrina Varriano.

Parole in libertà!  Per PRIMONUMERO mi ha intervistato Sabrina Varriano.

http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=11587

Fermati in chat/9
Battaglie e racconti del Don Chisciotte del bello molisano:
“Ridò dignità alla nostra storia”

L’architetto Franco Valente alle prese con il successo dei suoi tour tematici sulle bellezze antiche del Molise. «Il pubblico mi segue come fossi un cantante e ogni volta mi domando cosa ci trovino tante persone a venirmi a sentire».
I suoi racconti, partiti da Venafro e Castel San Vincenzo, sono arrivati alla quinta edizione.
Valente ha toccato ormai tutti i luoghi più interessanti della regione, svelandone retroscena storici insospettabili.
Paladino della tutela vera del passato artistico, architettonico e culturale, l’architetto polemizza con la Soprintendenza regionale, quella dei “gran rifiuti”.

«Le Soprintendenze spesso sono un apparato che munge denaro e in cambio non fornisce alcun contributo alla diffusione della cultura. Per lavorare con loro devi avere nervi alla camomilla».
Intanto è alle prese con l’ultimazione di una sua opera sul moderno.
«Ai miei colleghi architetti non interessano i miei racconti, ma se parlo di loro mi amano».

Dai templari al Molisannio, passando per «l’inutile autostrada nel Molise», Valente, nell’intervista sulla chat di Facebook a Primonumero, non sorvola nemmeno sulle opere più brutte mai realizzate in Molise e l’elenco è lungo.

A cura della Redazione di Campobasso
La chat di Primonumero con Franco Valente

In home l’architetto di Venafro.
È un architetto molto noto in Molise, Franco Valente. In più campi, per più di una ragione. La sua professione fa da sfondo alla sua fama: amante dell’arte e della storia, è tra i più feroci contestatori delle brutture che in giro si perpetrano ai danni di un patrimonio architettonico, quello regionale, mai davvero apprezzato e difeso.

«Noi abbiamo il complesso di inferiorità: il Molise è bello, ma una bellezza nascosta è una bellezza che non esiste».

Convinto invece che abbia tutta la dignità per la ribalta, Franco Valente da cinque anni lo racconta, il Molise, girando nei centri più interessanti del territorio. In un lungo e in largo tiene lezioni speciali sulla storia del posto. Dal particolare di una pietra antica tira fuori, per lo stupore dei più, dei mondi complicati e mai sospettati.

Partito da Venafro, sua città di adozione, e Castel San Vincenzo, l’architetto ha fatto tappa un po’ ovunque e ogni volta è stato un successo di pubblico e silenzio contemplativo.
«Lo pretendo dal pubblico, il silenzio».

L’ultima serata passata è stata a Campobasso: una Piazzetta Palombo strapiena in adorazione quasi mistica di fronte a questo omone con la barba lunga e una criniera per capelli che raccontava nascita, intrecci, misfatti e glorie dei Monforte. La lezione si sarebbe potuta tenere nel Castello, luogo simbolo del capoluogo, ma un divieto l’ha impedito. Quello della Soprintendenza.

«Le Soprintendenze avrebbero mandato al rogo Giordano Bruno», ecco è la frase che meglio spiega l’opinione dell’architetto sugli enti periferici del Ministero alle Beni culturali.

Contrario all’autostrada («la bellezza del Molise è lenta»), Franco Valente porta avanti come un Don Chisciotte dell’arte, della storia e dell’architettura mille battaglie anche in tribunale.

«I pm pensano: è solito rompiballe e archiviano», ma lui non molla.

E a Primonumero, in questa intervista sulla chat di Facebook, regala una lezione sul bello molisano davvero speciale. Compresa la lunga lista delle opere più realizzate in questa regione: dall’ospedale di Campobasso all’Auditorium di Isernia, inglobando l’intera ricostruzione post sisma a San Giuliano di Puglia.

Sabrina Varriano
Architetto Valente, un’estate di grandi successi. La storia piace, e l’arte pure, nel nostro Molise.

Franco Valente
Un’estate con tanta gente che ha mostrato di voler conoscere la propria terra e la storia, l’arte e l’architettura della propria terra. Un’esperienza da ripetere per la soddisfazione di dimostrare che la conoscenza deve essere messa a disposizione della comunità. La mia conoscenza si limita all’arte e all’architettura e vedo che un gran numero di persone è felice di condividerla!

Sabrina Varriano
A che edizione sono arrivati i tuoi tour?

Franco Valente
Questo è il quinto anno. All’inizio l’area di interesse era piuttosto limitata. Venafro e San Vincenzo al Volturno.
Poi piano piano ho cominciato a scegliere luoghi particolarmente significativi e ricchi di peculiarità. In questi ultimi anni il racconto dei luoghi è diventato un vero tour tematico. Quest’anno una quindicina di tappe… Forse ho esagerato…

Sabrina Varriano
Be’, a vedere la risposta del pubblico si direbbe di no. A Campobasso una piazza piena piena, lo scorso giovedì. Da Venafro a San Vincenzo ne hai fatta di strada… (Ps. Architetto, spero di poter usare il “tu”. In chat il “lei” suona male, no?)

Franco Valente
Con me il “lei” è vietato…
Tutte serate (qualche volta anche di mattina) strapiene di gente.
Il problema è il mio… Io sono fortemente condizionato da un buon numero di persone che ormai mi segue come se andasse a sentire un cantante… La cosa mi fa una certa impressione e mi costringe a cercare di non ripetere mai le stesse cose. La fortuna è che il materiale a disposizione nel Molise è enorme e perciò ho la possibilità di parlare di una infinità di cose molte delle quali sono spesso sconosciute ai più. Ovviamente per poter mantenere un ritmo del genere mi son dovuto attrezzare… Anche perché io parlo senza utilizzare appunti e senza leggere…

Sabrina Varriano
Di paramenti nelle tue serate ce ne sono davvero pochi… Con te e il tuo microfono, un telo bianco, il proiettore e le diapositive. Ti hanno mai consigliato una scenografia più tecnologica?

Franco Valente
Credo che il bello della cosa sia l’estrema semplicità dell’apparato. Un microfono che funziona, un proiettore che funziona e un telo o una parete bianca sono l’elemento tecnologico fondamentale. Poi pretendo altre due cose senza le quali i racconti perderebbero di intensità: il silenzio assoluto dei presenti e il contesto architettonico.
Il mio obiettivo è sempre quello di riuscire a determinare una attenzione che va al di là dei pochi minuti di sopportazione di un relatore. Credo di essere riuscito a utilizzare una particolare tecnica della comunicazione per cui chi mi ascolta difficilmente si distrae…

Sabrina Varriano
Però talvolta il contesto architettonico manca… La serata di Campobasso, dedicata ai Monforte, non poteva essere tenuta al Castello?

Franco Valente
Però piazzetta Palombo è un luogo particolarmente raccolto. Non si sentono rumori estranei e non vi passano macchine. Certamente nella corte di Castello Monforte avrebbe assunto un valore maggiore, ma in questo caso il pubblico, anche se in qualche modo mi ha intimidito per il numero, mi ha dato una grande mano.
Io appartengo a quella categoria di curiosi che si autodefinisce “strutturalista”. A me piacciono le storie globali e le contestualizzazioni degli avvenimenti.
Più di una volta mi sono chiesto cosa ci trovi la gente a venire a sentirmi. Evidentemente riesco a creare una tensione che normalmente non si trova quando si va ad ascoltare un conferenziere.
Ovviamente non si può imbrogliare e raccontare frottole. Dunque ogni racconto è preceduto da un lavoro di ricerca e di collazione che però non deve apparire durante il racconto. La gente rifiuta immediatamente di ascoltare chi vuole parlare tanto per parlare.
I miei racconti devono dare l’impressione, alla fine della serata, che chi mi ha ascoltato già sapesse quelle cose e che la mia presenza serva solo a farle venire fuori.
Insomma chi mi ascolta deve sentirsi a proprio agio e non deve avvertire in un solo momento di non essere in grado di capire la propria storia.
È un giochetto psicologico…

Sabrina Varriano
Però dietro la corte mancata del Castello Monforte c’è un divieto… Almeno questo si sa in giro. Un divieto che non ha colpito solo il tuo tour, ma tanti, troppi, eventi importanti di quest’estate. Dal concerto di Capossela nell’area archeologica di Sepino alla cena nel Castello di Civitacampomarano. Cosa succede in Molise con la Soprintendenza regionale?

Franco Valente
Il mio grande nemico è chi non capisce “a prescindere”. Io (come forse tutti noi moderni) sono un ammiratore di Giordano Bruno perché al fondo della sua immensa cultura vi era il rifiuto dei paludamenti culturali, che in molti casi si identificano nel paludamento accademico. Bruno si definiva “accademico di nulla accademia”. Ovvero rivendicava la grandezza della propria cultura e aborriva le superfetazioni accademiche.
La Soprintendenza è una di queste istituzioni di grande effetto, ma vuota di contenuti. Un apparato che munge denaro e in cambio non fornisce alcun contributo alla diffusione della cultura nel vero senso della parola. Una istituzione messa in mano a gente che ha la puzza al naso e che crede di essere potente solo perché può vietare.
Le Soprintendenze avrebbero contribuito a mandare al rogo Giordano Bruno. Oggi lo fanno con il falso obiettivo della tutela. Aprono la bocca e pronunciano la parola magica “Tutela”! E in nome della tutela vietano l’uso dei monumenti applicando regolamenti e normative nel modo più restrittivo possibile. Si deve fare la domanda, si deve aspettare una risposta interlocutoria che ti chiede una serie complicatissima di procedure. Devi dire di accettarle e impegnarti a pagare, per esempio, i custodi. Devi accendere polizze fidejussorie anche per utilizzare i gradini del teatro di Sepino o Pietrabbondante, devi giurare su Dio che non si faranno fotografie… A loro non interessa minimamente la finalità della manifestazione, ma il rispetto di regole non rispettabili dai comuni mortali.
Insomma alla base dell’organizzazione delle Soprintendenze vi è la convinzione che l’apparato ministeriale sia oberato di lavoro e chi fa cultura abbia tempo da perdere, soldi da buttare e un sistema nervoso alla camomilla…

Sabrina Varriano
Non trovi che così alla fine paghi l’arte ancora prima dei suoi fruitori, no? Cosa sono l’arte, l’architettura, i segni delle civiltà passate se non possono tornare a vivere attraverso l’ammirazione e il respiro contemporanei? È un pensiero tanto bislacco?

Franco Valente
Perciò è importante essere strutturalisti. Un poeta non scrive le poesie per leggersele davanti allo specchio. A fondamento dell’arte e dell’architettura vi è la comunicazione. Un giornalista non scrive articoli per tenerli nel cassetto.
Per comunicare mi devi dare la possibilità di conoscere. Impedire la conoscenza è un delitto contestato anche dalla nostra Costituzione. Diritto allo studio non è il diritto a fare le scuole dell’obbligo. Io ho diritto a studiate tutto. E lo stato mi deve garantire questo diritto. Mi deve facilitare la conoscenza. Il dovere della trasmissione della cultura non appartiene solo ai professori della scuola. Essi sono una parte dell’apparato. Il Ministero per i Beni Culturali (… lo dice il suo nome…) dovrebbe facilitare il compito. Invece lo aggrava.
A volte io sostengo che questi signori sono i veri cattolici (non cristiani) perché lavorano per l’eternità. Eternità come luogo fisico dove vige la legge del rinvio. Del rinvio all’infinito!
E così passano gli anni. I giovani si scoraggiano. Cercano strade più facilmente percorribili. Soprattutto strade in cui la conoscenza dell’arte e della storia non siano necessarie…

Sabrina Varriano
Non sarebbe al contrario necessaria una tutela vera del patrimonio artistico e architettonico del Molise? Mi spiego meglio, in questo Molise che per anni si è ristrutturato (case, strade, chiese) felice di farlo – era la prova di un benessere finalmente arrivato – quante brutture sono state compiute? Uno come te quanto si indigna?

Franco Valente
Certamente senza vincoli e senza tutela il patrimonio culturale andrebbe alla rovina il giorno dopo. Il problema è che a giudicare una violenza carnale non si può mettere un giudice stupratore…
Purtroppo nelle Soprintendenze, a fronte di leggi che si possono ritenere anche sufficientemente protettive dei beni culturali, viene messo un personale di basso livello in quanto a sensibilità e a volontà di promozione della cultura.
Si tratta di persone che molto spesso si fanno forti non della propria autorevolezza culturale ma del loro autoritarismo amministrativo.
Vi sono anche persone di cultura che, quando finiscono nel tritacarne dei regolamenti, fanno più danni di quanti ne abbia fatti l’ultima guerra mondiale.

Sabrina Varriano
Il Molise è bello o brutto?

Franco Valente
il Molise è bello se si conosce. Una bellezza nascosta è una bellezza che non esiste…

Sabrina Varriano
Di chi è la colpa secondo te?

Franco Valente
Un po’ di tutti noi. Dovremmo essere più prepotenti e pretendere semplicemente il rispetto della Costituzione!

Sabrina Varriano
Be’, la Costituzione in sé non è che venga rispettata granché in questo paese. Non ti piace l’idea del Molisannio?

Franco Valente
A parte che il termine Molisannio è una contraddizione nei termini… È una regione mai esistita e che mai esisterà.
Il Beneventano vuole staccarsi dalla Campania solo per avere più peso all’interno di una nuova regione.
Il Sannio antico è un’altra cosa e comprende l’Abruzzo, una parte del Lazio e buona parte della Campania.
Piano piano si arriverà alla macroregione che corrisponde all’antico Regno di Napoli. Questa potrebbe essere una vera macroregione. Intanto il primo passo dovrebbe essere la riunificazione con l’Abruzzo che è la regione che ha più affinità con il Molise.
Primo passo l’abolizione delle province inutili come Isernia.

Sabrina Varriano
Cos’è una soddisfazione campanilistica di un venafrano doc?

Franco Valente
Ma no! Perciò io sono strutturalista…
La storia è in continua evoluzione. Vi sono interferenze diacroniche e interferenze sincroniche. La sopravvivenza di tre ospedali tra Venafro e Isernia, per esempio, è insostenibile. Ve ne sono due di troppo! È naturale che due debbano diventare ambulatori e uno solo debba essere, come si dice, d’eccellenza.
Io, peraltro, mi sento capracottese per le mie origini. Perciò il campanile non esiste! Capracotta è il centro del mondo… Uno dei tanti centri…

Sabrina Varriano
Perché sei contrario all’autostrada del Molise? Non serve un’arteria più strutturata a questo territorio di tratturi e mulattiere?

Franco Valente
L’autostrada nel Molise (e non del Molise) è un grande imbroglio finalizzato solo alla realizzazione dell’opera. Un fiume di denaro per distruggere definitivamente il territorio e per creare un vero e proprio catetere stradale che collegherà due autostrade escludendo di fatto il Molise. Un catetere non permeabile.
Il nostro obiettivo è migliorare l’esistente con il raddoppio (4 corsie come in Umbria) e la messa in sicurezza.
Il Molise è bello se si rallenta la velocità. È importante assicurare la continuità della velocità e non le velocità assolute.
E poi l’autostrada significherebbe la morte delle centinaia di piccole attività (caseifici, panifici, artigiani, meccanici, pompe di benzina, bar, ristoranti, negozi, minimarket, esposizioni) che sono nati e sopravvivono proprio grazie alla facilità di accesso della strada attuale.

Sabrina Varriano
Uno studioso come te ritiene che sia una tesa fondata quella di un Molise templare? Se dovessi dare un connotato storico all’architettura molisana quale daresti? Qual è l’epoca più riconoscibile da noi?

Franco Valente
Dire che i templari sono stati nel Molise è come sostenere che esiste la polizia stradale. Però dire che ci sono stati i templari significa evocare un tempo di misteri. E i misteri derivano dal fatto che non se ne sa nulla.
Il Molise ha la particolarità della facile riconoscibilità nella sua storia di tutta la storia del Bacino Mediterraneo. Mi spiego meglio.
In altre parti di Europa la sovrapposizione del moderno ha praticamente cancellato tutto. Qui abbiamo la possibilità di concatenare diacronicamente pezzi significativi della storia mediterranea. Faccio una sintesi: Il paleoltico di Iserina. L’architettura sannitica (cinte ciclopiche e Pietrabbondante). La civiltà romana (Sepino-Venafro-Isernia-Boiano-Larino). L’alto medioevo (San Vincenzo-Cripta di Epifanio – Santa Maria della Strada). Normanni (San Giorgio di Petrella e i castelli), Svevi (Termoli), Angioini (tutte le cinte fortificate con torri circolari), Aragonesi (Castello di Venafro- Civitacampomarano, ecc..). Viceregno Spagnolo (Riccia), Borboni (tutte le chiese settecentesche. L’Ottocento (Campobasso).
Senza dire della partecipazione del Molise a tutti gli eventi che hanno fatto la storia dell’Europa.
Il problema è che noi abbiamo il complesso dell’inferiorità. I miei racconti di piazza servono soprattutto a ridare dignità alla nostra storia e a sollecitare il senso dell’appartenenza a una terra importante o, comunque, non meno importante delle altre.

Sabrina Varriano
L’opera più brutta costruita in Molise?

Franco Valente
Tu spari sulla Croce Rossa…. La ferraglia su Santa Maria delle Monache, l’Auditorium di Isernia, la scuola di Castellino sul Biferno, l’ampliamento del Santuario di Castelpetroso, l’ospedale di Campobasso, l’area industriale di Pettoranello, la ricostruzione di San Giuliano, e via di seguito….

Franco Valente
Dimenticavo… la chiesa con le corna di Fragneto di Isernia….

Sabrina Varriano
La più bella e poco onorata? La meglio conservata?

Franco Valente
Ci sono belle architetture moderne nel Molise. Però non voglio dare giudizi in questo momento perché sto cercando di farne una rassegna che mi farà amare da alcuni e odiare da altri.

Sabrina Varriano
Una bomba?

Franco Valente
No! Giudizi assolutamente personali… Avrai notato che colleghi architetti che vengono a sentire i miei racconti sono pochissimi… Molti dicono che non gliene frega nulla delle mie performances, ma se parlo bene di loro mi amano…

Sabrina Varriano
Ma è vero che fai continue denunce, che spesso ricorri ai tribunali per evitare scempi paesaggistici e architettonici? Come ti senti quando non ricevi risposta?

Franco Valente
Purtroppo i monumenti non hanno la capacità di difendersi da soli. Purtroppo, inoltre, se tu denunci uno sfregio al paesaggio o a un monumento (cosa che viene fatta con un certa continuità direttamente dalla Soprintendenza o dalla Soprintendenza in quanto soggetto tenuto alla tutela) per la legge italiana non sei soggetto che si può costituire come parte lesa.
Conseguentemente la procura della repubblica fa una indagine di massima, vede la firma mia, dice che sono il solito rompipalle e archivia.
Io aspetto per anni di essere interrogato e alla fine deduco, dopo 5 o 10 anni, che la pratica è stata archiviata.
Senza dire di magistrati che conducono indagini con criteri a dir poco originali. Vedi il caso dell’Auditorium di Isernia dove il PM chiede sempre l’archiviazione nonostante il GIP gli ordini di continuare l’inchiesta.
A Isernia tutti i reati commessi si avviano alla prescrizione senza che l’indagine si sia mai conclusa…
Dunque devo dedurre che le mie denunce servono solo ad irritare i magistrati…

Sabrina Varriano
Ti senti un architetto Don Chisciotte?

Franco Valente
Spero di riuscire a terminare la mia opera letteraria più importante “Prospettive e limiti di un architetto di paese”.
Quando ero ragazzo volevo parlare e non mi permettevano di parlare. Ora ho una certa età e vorrei stare zitto, ma molti mi sollecitano a dire la mia. E mi fanno pure gli applausi!

Sabrina Varriano
Un bel riscatto! Per concludere, architetto Valente, qual è stata la scoperta che più ti ha incantato di questo Molise nascosto?

Franco Valente
Santa Maria della Strada, la Cripta di Epifanio, l’Annunciazione di Montorio nei Frentani, i moduli costruttivi del teatro di Pietrabbondante….
Ovviamente per scoperta intendo l’aver capito i loro significati nascosti.

Sabrina Varriano
Ti lascio svelarli nelle tue serate. E grazie per questa lezione esclusiva.

Franco Valente
Grazie per la pazienza… Un abbraccio!

(Pubblicato il 02/09/2012)

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Commenti

Una risposta a “Parole in libertà! Per PRIMONUMERO mi ha intervistato Sabrina Varriano.”

  1. Bella quest’intervista. Sabrina Varriano è una giornalista bravissima!

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