Venafro. Cartoline dal passato, seconda parte

A quanto pare c’é un gran desiderio di passato. Forse perché l’immagine del passato ci aiuta a ragionare su quanto abbiamo perduto.

Sono tantissime le richieste di altre foto.

Ne sono migliaia e non tutte valgono allo stesso modo.

Devo confessare che, nonostante la mia passione per la fotografia, l’ho sempre considerata una pratica obituaria… La fotografia è fatta per bloccare il momento di una situazione particolare, irripetibile, come la vita.

E poi rivederle provoca una sorta di melanconia. Una melanconia come quella rappresentata da Durer che non conosceva la fotografia.

E poi ci vuole tanto tempo per scansionarle, mentre altri impegni premono!

Eccone altre.


La Madonna delle Manganelle qualche giorno prima della demolizione

 


Il Verlascio

 


Il Vico di Colicchio


I “fratieglie”


Il Presepe Vivente


La Passione.  I “fiori”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Spread the love

Commenti

5 risposte a “Venafro. Cartoline dal passato, seconda parte”

  1. Bellissime da rimanere senza fiato, come del resto tutti, ma proprio tutti gli altri articoli del sito, ci sono capitato per caso cercando castelli e vecchi paesi del Molise, l’ho messo tra i preferiti e quando voglio “rifarmi gli occhi ” e leggere qualcosa di speciale so dove andare a colpo sicuro, ci vorrebbe uno come Lei in ogni nostro paese.

    Nicola Farina

  2. ” Non si tratta di conservare il passato,
    ma di mantenere le sue promesse. ”

    (T. Adorno – Minima moralia)

  3. Mi ero già accorto, guardando le foto che accompagnano i tuoi articoli, che sei anche uno straordinario fotografo.
    Buone feste.
    Guido Lastoria

  4. Avatar Guido Lastoria
    Guido Lastoria

    In una mail scritta prima di Natale, ma non spedita, ti dicevo: ” Caro Franco, guardando il tuo bellissimo album-reportage su Venafro, mi sono soffermato in particolare sulle foto del VERLASCIO dove anni fa, di passaggio, per un paio di volte volli affacciarmi ( che delusione, che tristezza, che rabbia! ).
    Osservando quelle immagini, mi è tornato in mente un mio raffronto spontaneo ed immediato che una volta mi capitò di fare: Il VERLASCIO di Venafro, da un lato, e il PARLASCIO di Lucca, piazza dell’anfiteatro, dall’altro: La stessa origine, cioè un anfiteatro romano, la stessa forma, un uguale toponimo, VERLASCIO e PARLASCIO,derivando entrambi dalla storpiatura del latino PERILASIUM e dal greco PERIELASIS.
    Ma che abissale differenza! : Quì il nulla, il degrado e l’oblio; lì il meglio, il gioiello prezioso da indossare ed esibire. Per un momento mi lascio andare alla fantasia, mi piace immaginare il VERLASCIO di Venafro come il PARLASCIO di Lucca. Come in un sogno! Ma perché non deve essere possibile?

  5. Carissimo Guido, spesso non ci rimane che il sogno. A chi è intellettualmente superiore non rimane che questa valvola di sfogo.
    Ti leggo sempre affettuosamente nella speranza di poterti avere qualche volta ospite e scambiare qualche considerazione su questo vituperato Molise.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *