Analisi di una sconfitta.
Quando si perde è facile dire che la colpa è degli elettori. Io non l’ho mai detto e non lo dico neppure adesso.
Per me la vita non cambia e non cambierà neppure per gli altri. Le campagne elettorali si fanno per due motivi: o per raggiungere una posizione economica o per lasciare una traccia del proprio passaggio sulla terra.
La prima non l’ho mai perseguita. Ero interessato alla seconda.
Ci ho provato in tutti i modi e non ci sono riuscito.
Onore ai vincitori.
Sono convinto che anche essi, se non altro, a Venafro siano interessati alla seconda.
Ora il percorso è in salita per gli eletti della lista di “Venafro cambia Venafro”.
Non per colpa loro ma per una generale situazione di disgregazione della macchina amministrativa comunale.
Come ho detto in campagna elettorale le colpe vanno equamente distribuite tra tutte le componenti politiche del passato, dall’estrema destra all’estrema sinistra, passando anche per i qualunquisti, gli indifferenti e i cambia-casacca.
Adesso, finita la fase del sogno, si passa alla dura realtà e il risveglio è pieno di insidie.
La storia molisana mi ha insegnato molte cose ma non sempre le lezioni vengono messe a frutto.
Il Molise è una regione strana. Chi ama la sua storia non deve pensare di modificare il corso naturale degli eventi e, soprattutto, non deve pensare di accelerarlo.
Tutto deve procedere secondo la logica del cambiamento naturale. Quello che non ha bisogno di eroi. Quello che non ha bisogno di sognatori.
Il Molise è stata la patria di Celestino V. Eremita circondato da seicento monaci, era stato fatto papa per decisioni politiche, ma si era illuso che lo avessero scelto per la sua visione pauperistica della Chiesa. Quando, divenuto papa, a Montecassino gli fecero capire che le terre ai poveri non potevano essere regalate, pensò bene di riflettere sulla sua elezione e si dimise.
E’ difficile che un politico ragioni allo stesso modo, ma è nell’ordine naturale delle cose che cerchi sempre giustificazioni piuttosto che rinunciare.
Sono certo che qualche giovane di questa generazione abbia la determinazione per credere ancora nei sogni. E, qualunque cosa io pensi sul piano personale dopo una sconfitta, i sogni sono il fondamento del futuro.


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