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Ladislao d’Aquino vescovo di Venafro e cardinale di S. Maria sopra Minerva a Roma.

By 30 Maggio 2013 Giugno 9th, 2015 No Comments

Ladislao d’Aquino vescovo di Venafro e cardinale di S. Maria sopra Minerva a Roma.

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Tra i vescovi più importanti che ha avuto la cattedra di Venafro certamente va ricordato Ladislao d’Aquino che, come riporta il Sannicola (G. SANNICOLA , Cenno storico dell’antica Chiesa di Venafro e sua Diocesi, Napoli 1847), nacque a Napoli da nobile famiglia nella seconda metà del XVI secolo:
Personaggio illustre per chiarezza di sangue e per innocenza di vita. Pria cameriere d’onore di S. Pio V, fu dal pontefice Gregorio XIII ai 30 ottobre 1581 eletto vescovo venafrano.
Paolo V nel 1607 lo inviò per nunzio apostolico alla Svizzera. (…) Morì in Roma ai 42 febbraio 1621 mentre trovavasi in Conclave per la elezione del novello pontefice, e fu sepolto nella chiesa della Minerva con questa epigrafe: D. O. M. Ladislao S. R. E. Card. excellenti et illustri nobilitat. D. Thomae Aquinatis Domus Episcopo Venafrano, magnis virtutibus claro in Comitiis non ad summum terrarum, sed ad coelestia divino numine et beneficio evocato, ec..
Nella sede vacante pel decesso di Paolo V fu tanto vicino al papato che la morte sola potè levarcelo. La memoria di lui è sempre con onore rammentata appo noi. Oltre il famoso. quadro della Vergine Assunta, titolo della sua Cattedrale, fece anche fare una esatta platea generale di tutti i beni ecclesiastici di Venafro e della diocesi.

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Era stato Cameriere d’onore di Pio V e dal successore papa Gregorio XIII fu eletto vescovo di Venafro il 30 ottobre del 1581.  Resse pertanto la diocesi venafrana durante il papato di Sisto V che durò dal 1585 al 1590. Paolo V, nel 1607 gli affidò l’incarico di Nunzio Apostolico in Svizzera. Nel 1613 ebbe lo stesso incarico presso la Corte del Duca di Savoia. Sarebbe dovuto essere in Portogallo sempre come Nunzio Apostolico ma egli rifiutò per motivi di salute, sicché andò come governatore a Perugia nel 1614.

Continuava a reggere la diocesi di Venafro, quando nel 1615 fu creato Cardinale prete di S. Maria sopra Minerva.

Morì a Roma il 12 febbraio 1621 durante il Conclave che portò alla elezione di Gregorio XV e fu sepolto nella sua chiesa romana di S. Maria sopra Minerva.

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In questa basilica, nella prima cappella a destra, si conserva un medaglione con il suo busto a rilievo, eseguito da Francesco Mori.

Proprio del periodo che parte dalla sua elezione a cardinale si ricordano in Venafro alcune opere: et in tempo che costui era Cardinale, indirizzò la strada  che va alla Cattedrale con far demolire l’ospidale della S. Nunziata e S. Antonio, che era in mezzo alla strada vicino S. Francesco, di patronato della famiglia Marotta (C. DE UTRIS, Annali di Venafro, ms. XIX sec.)

Ma, soprattutto, fece effettuare notevoli interventi di consolidamento e di trasformazione della Cattedrale che allora cominciò ad assumere le forme barocche che l’hanno caratterizzata fino al momento dei restauri degli anni Sessanta.

cattedrale affreschi 2009 (26)

Al tempo del d’Aquino risale la grande immagine dell’Assunta di eccellente pittura che fu fatta fare per l’altare maggiore e che, di recente restaurata, ora si vede all’interno della Cattedrale nell’abside centrale.

dov'è?

Lo stemma della famiglia d’Aquino è formato da uno scudo inquartato con i quattro quarti a due a due simili. Nel quarto superiore di destra, troncato, è un leone rampante, anch’esso  troncato, in oro su smalto rosso nella parte superiore e rosso su smalto bianco in quella inferiore. Nel quarto superiore sinistro sono tre bande in oro su smalto rosso. Il quarto inferiore destro è come il superiore sinistro. Il quarto inferiore sinistro è come il superiore destro.

Era da poco vescovo di Venafro quando gran parte delle cappelle furono decorate con le pitture che sono miracolosamente sopravvissute ai recenti restauri ministeriali.

L’altare della Deposizione

Cattedraledeposizione

Sulla spalletta di sinistra vi è l’arcangelo Raffaele che tiene per mano il giovane Tobia con il pesce da poco catturato. Ai suoi piedi l’epigrafe con caratteri ancora gotici attesta che la cappella fu dipinta nel 1583 per volere del canonico venafrano Raffaele Cristomaci:

NONAS OCTOMBR. DOM.NUS
(Rap)HAEL CRISTOMACI CANONICUS VENA
(fr)O PROPTER VETUSTATEM AERECTUM INSTA
(uravit) A.D. CCCCCL
XXXIII

A destra è rappresentato S. Giorgio che infilza il drago.

L’altare della Crocifissione

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La seconda cappella della navata di sinistra fu voluta nel 1401, come racconta la lapide che ne attesta lo juspatronato, da Ugo Martucci, imparentato con Roberto d’Angiò e Cavaliere dello Speron d’Oro. Le decorazioni furono commissionate da Nicandro Martucci, suo pronipote, nel 1582, mentre era vescovo Ladislao d’Aquino.

E’ rappresentata la scena della Crocifissione. L’iconografia è tra le più ricorrenti. Ai lati di Cristo sulla croce vi sono la madre Maria e l’apostolo Giovanni. Al disopra dei bracci appare da una parte il sole splendente e dall’altra la luna. Al centro, sul legno, l’iscrizione in tre lingue (ebraico, greco e latino): Gesù Nazareno, re dei Giudei. Ai piedi della croce sopravvive la calotta del cranio di Adamo che, secondo la tradizione apocrifa, comparve dopo il terremoto succeduto alla morte di Gesù e che fu bagnato del suo sangue perché diventasse partecipe della Redenzione.

Nell’archivolto è posto, tra due angeli, il tondo con la scena dei pastori presenti alla nascita di Cristo. A destra e sinistra della nicchia sono, rispettivamente, S. Francesco con le stimmate e S. Giovanni Battista ricoperto di una pelle di cammello mentre regge un libro e l’asta crucisegnata con il cartiglio dell’ecce agnus Dei.  In basso, l’iscrizione su pietra che ancora si conserva, ricorda che fin dal 1401 nella Cattedrale, non sappiamo se proprio in quel luogo, vi era la cappella creata dal suo avo Ugo Martucci :

SACEL HOC
QUOD A FVNDAMENTIS EXTRVXIT D. ANTONIVS
COGNOMINATVS VGO DE MARTVTIJS
AVRATVS EQVES ET FAMILIARIS SERENISSIMI
REGIS ROBERTI A.D. MCCCCI
NVNC DENVO ILLVSTRI ET REVERENDO DOMINO
LADISLAO DE AQVINO ANTISTITE NOSTRO TEMPLVM
QVOD PROPTER VETVSTATEM POE
NE CORRVPERAT MAGNIS SVMPTIBVS
REFICIENTE D. NICANDER DE MAR
TVTIJS MILES GRAVIS ARMATURE PATRIAE
DEFENSOR VIR FORTISSIMVS ET SI FORTV
NA MINVS QVAM ANIMO PRAESTANS
INSTAVRAVIT A.D. MDLXXXII

Così Ludovico Valla dice del Martucci :
In tre cose particolari han dimostrato gli Antichi gran applicatione, e genio, e però in quelle più che nell’altre profusi nello splendore; cioè negli Aquedotti, ne Teatri, e nelle terme.

Già dell’Aquidotto fu parlato abastanza: resta trattar brevemente del Teatro, e poi delle Terme; si vede questo fuori della Città assai capace di giro, rovinato, e disfatto, et ancora vi sono molte grotte che dimostran il modello, la sodezza, e 1’artificio della fabrica; la maggior parte però sono state guaste, e ridotte in pagliai, e finili per rimessa di buoi, questo Teatro detto oggi Verlascio fu donato da Re Roberto, ad Ugone Martuccj suo gentiluomo Cavaliere dello Sprone dell’oro da chi discese Martuccio de Martucci; di costui si legge una scrittura, che donò li Borlasci ad Antonino Martucci suo figlio, e a Costanza Caraffa di Napoli sua moglie con altri diversi stabili, e fu stipulata per mano di Notar Marciano Marotta a 23 novembre 1334.

Questo Antonino detto altrimenti Antonio de Martuccio in un Contratto di Compra fatto per mano di Ottaviano Marotta alli 18 Marzo 1645, e chiamato similmente. Eques Auratus.

Discese da costui Nicandro e Vittoria Martucci, che fu moglie di Cesare Falco di Napoli, et hebbe in Dote tra l’altre cose una parte del sudetto Verlascio. Nicandro hebbe per moglie Vittoria S. Barbara, come da Capitoli matrimoniali per Notar Nicandro Mainardi nell’anno 1569.

Vendicò la morte di Lutio S.Barbara, et havendo havuto la retrocessione della parte del Verlascio che toccò a Vittoria sua sorella donò tutto detto Verlascio al Beneficio di S. Giovanni Evangelista, che prima era stato fondato da Ugone suo Proavo mettendo questa sua iscrittione nel fontespicio dell’altare.

In virtù dunque della sua cessione oggi si trova il suddetto Verlascio sotto il Dominio della medesima Cappella con esser rendititie tutte le grotti ridotte in pagliari accettone alcune che dal Falco furono concedute libere.

Lasciò Nicandro due figli Carlo et Oratio il quale non si casò. Carlo hebbe però da Faustina Raimondi Nicola Antonio che morì giovane senza casarsi, et Antonia che, fu moglie di Antonio Valla ultima della sua famiglia e mai amorevolissima madre, restando in me le raggioni del suddetto beneficio de Jure patronatus, per chiarezza del quale può condonarmisi questa disgressione e ripiglio il filo tralasciato.
Allegoria francescana

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Il blasone dei d’Aquino permette di leggere con maggiore chiarezza un quadro di grandi dimensioni che si trovava nella cappella dell’Ospedale Nuovo e che una volta era collocato nella chiesa di S. Pasquale nell’ex convento degli Alcantarini, detto l’Ospedale Vecchio.

Il dipinto di eccellente qualità è andato distrutto a seguito di un misterioso incendio.

Tutta la raffigurazione sostanzialmente si articolava su tre registri dei quali quello centrale è occupato dalla Madonna in trono con il saio francescano.
Nel registro superiore campeggiava la figura di S. Francesco alla quale facevano da corona i busti di vari santi francescani.
Si riconoscevano da sinistra:
S. Ludovico d’Angiò. Il re, con la testa coronata e uno scettro nella mano, era vestito con il saio francescano.
S. Bernardino da Siena.
S. Bonaventura.
S. Antonio da Padova.
S. Luigi vescovo.
S. Chiara.
In basso vari personaggi tra i quali da sinistra:
Il donatore che reggeva il cordone di S. Francesco. Probabilmente si tratta di Michele Peretti feudatario di Venafro nel 1616.
A fianco è Ladislao d’Aquino, vescovo di Venafro dal 1581, divenuto cardinale nel 1616.
Subito dopo Sisto V (Felice Peretti), papa dal 1585 al 1590, prozio di Michele Peretti.
Dall’altra parte del podio vi è l’immagine di S. Luigi re di Francia (Luigi IX) che fu protettore dei Francescani secolari.

Conteneva una serie di epigrafi dedicate alla Madonna:
MADRE FELICE HOR GODI
DI TVOI PRETI
O SINODI
E NOI PVR LIETI SIAMO,
CHE LIBERTA’ ASPETTIAMO
ECCOVI APERTO A PIENO
DELLA PIETAT’IL SENO
PER TE GODIAMO O SISTO
IL GRAN MERTO DI CHRISTO
ONDE GRATIE RENDIAMO
AL CIEL A CVI SPERIAMO

Questo soggetto (che è derivazione di un tema molto diffuso) si trova anche nella chiesa di S. Silvestro a Civitanova del Sannio, ma la rappresentazione più celebre è sicuramente quella di Francesco Curia in S. Lorenzo Maggiore a Napoli. Tutte derivano da una immagine a stampa realizzata per i Francescani da Agostino Carracci nel 1586.

AllegoriaCarracci
Agostino Carracci 1586 (da Wikipedia)

stemma

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