Angeli soccorritori in un quadro del 1694 di Benedetto Brunetti a Frosolone

Nella piccola chiesa di S. Angelo in Frosolone si conserva un altare fatto realizzare da “SOR CHIARA ROSA PRO SUA DEVOTIONE 1694”, come si legge nel cartiglio che la devota fece applicare al centro della cornice.

L’apparato ligneo è di grande qualità, con colonne tortili decorate da racemi vitinei dorati, la “Janua Coeli” con il Padreterno benedicente e le basi con figure di due sante, una delle quali è S. Lucia.
Di buon livello il quadro centrale della Madonna delle Grazie con i santi Biagio, Francesco e Antonio.
S. Biagio di Sebaste secondo il solito è ritratto con gli abiti vescovili, con il pastorale e un libro mantenuto con la mano sinistra, sul quale si appoggia un pettine di ferro. Il pettine di ferro è quello che una volta usavano gli scardatori di lana, di cui Biagio è protettore.
La “scardassatura” è un processo che si fa con due pettini di ferro (i cardacci) e serve a sfilacciare la lana in maniera da eliminare i nodi. I cardacci più antichi erano costituiti da due tavolette piene di chiodi che venivano sfregate una contro l’altra in maniera che i denti stirassero i fiocchi di lana fino a renderli lavorabili.
Così, come accade per la quasi totalità dei martiri più antichi, lo strumento di tortura non solo è divenuto l’attributo più consueto per la sua identificazione, ma anche il motivo per i cardatori di lana per elevarlo a proprio protettore.
Nella tradizione cristiana, infatti, i santi diventano protettori di una particolare categoria di persone in conseguenza delle modalità del martirio a cui venivano sottoposti.
Una tradizione popolare, amplificata dalla Legenda Aurea di Jacopo da Varagine, racconta che tra le torture inflitte a Biagio vi fu la scardassatura eseguita mediante quel particolare pettine di ferro che è proprio dei cardatori di lana.
Al centro è la Madonna delle Grazie che sta allattando il Bambino tenuto in braccio mentre due puttini reggono sul capo la corona regale.
A destra in primo piano è S. Francesco che si riconosce per le stimmate alle mani e S. Antonio con il giglio.
Il quadro fu realizzato da Benedetto Brunetti, morto nel 1698 a Oratino suo paese. Non si conosce esattamente il motivo della scelta dei tre Santi e della Madonna delle Grazie, ma la circostanza che il quadro si trovi nella chiesa di S. Michele Arcangelo e che al centro della scena appaiano due angeli che, utilizzando due orci di terracotta, stiano versando acqua dal cielo su un gruppo di case in fiamme, fa ritenere che si tratti di un ringraziamento per un miracoloso soccorso angelico nello spegnimento di un incendio.
Di Brunetti si è occupato in maniera puntuale Dante Gentile Lo Russo, del quale sta per vedere la luce una monografia sugli artisti di Oratino.
Benedetto Brunetti operò soprattutto nel Molise e in Puglia.
Deliceto (Foggia), Chiesa di S.Anna e Morti
Cristo Risorto, Madonna delle Grazie, S.Anna e Anime purganti (Benedetto Brunetti)
Lucito, chiesa di San Nicola di Bari, “Trinitas terrestris”, 1680,
Casacalenda. S. Maria Maggiore
Deposizione su tavola del 1658
Casalciprano. Chiesa di S. Maria del Giardino
Madonna in adorazione di Gesù Bambino del 1680 circa.
Cercemaggiore. S. Maria della Croce
3 dipinti su tela attribuiti.
Castelnuovo della Daunia. Convento dei frati minori,
Tele attribuite a Benedetto Brunetti
Riccia. Chiesa dell’Immacolata Concezione
Polittico
Celenza Valfortore.
Grande tela.

Casacalenda, Chiesa del Convento di S. Onofrio
“Perdono di Assisi”, 1658.







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