Pescolanciano è niente di fronte al massacro di Roccaravindola. Sempre con i soldi dei cittadini…
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Per vedere il nucleo antico di Roccaravindola si deve salire in alto. Però, appena superato l’ultimo dosso della carrozzabile che dalla pianura di Venafro mena all’antico abitato di Roccaravindola, compare agli occhi del viandante una terrificante ferraglia aggrovigliata che si insinua in maniera vistosa e violenta sulle ultime indifese testimonianze della civiltà benedettina in quella parte nodale del sistema vulturnense.
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Un enorme tubo rosso, con alettoni violacei che simboleggiano le ali di un uccello, si erge in posizione irriverente contro il Cielo come una bestemmia che cerca di colpire senza avere la forza di riuscirvi, dopo aver traforato una lastra di plexiglass, inutile protezione dei brandelli di sacre pitture ormai assalite dalla vegetazione e rosicchiate dalle gelature. Quanti delitti si compiono in nome della cultura! Ed anche l’antica chiesa di San Michele di Roccaravindola ha subìto la violenza blasfema di chi usa gli edifici di culto per estemporanee esercitazioni pseudo-architettoniche.
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Eppure l’antico San Michele meritava più attenzione e solo il pellegrino che ancora cerca le suggestioni della religiosità popolare riesce, nella ferraglia prepotente, a ritrovare i fili di una storia che comunque non vuole morire. Anche un rudere può servire a farlo riflettere.

Il Cautopates ingabbiato nella ferraglia
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Così, se si ferma a guardare quanto rimane dell’antico portale di San Michele, si accorge che l’immagine pagana del Cautopates alato, ormai ridotto a ruolo di genio funerario nell’atto di spegnere la fiaccola della vita, a causa del luogo particolare in cui fu posta, cambiò nome e divenne l’immagine di San Michele o, più semplicemente, di Sant’Angelo.
A Roccaravindola invece oggi veniamo a sapere che i soldi dei contribuenti servono a far divertire gli architetti della Soprintendenza.
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Lo zampognaro del XIV secolo sta scoppiando per le escursioni termiche
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Queste coperture scellerate stanno lì da venti anni e le pitture stanno esplodendo.
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Credo che Roccaravindola sia tra i luoghi più ventosi del Molise.
Sulla rocca di Roccaravindola si danno appuntamento i venti che calano dall’Abruzzo lungo la Valle del Volturno con quelli gelidi di tramontana che vengono da Est, ma vi si scaricano anche quelli di scirocco pieni di acqua che vengono da occidente.
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S. Bartolomeo e S. Michele portati in salvo nel Castello di Venafro
Alcuni affreschi sono stati salvati dalla stessa Soprintendenza che, consapevole del disastro, li ha staccati e portati nella Pinacoteca del Castello di Venafro.
E poi ci vengono a dire che mancano i soldi per tutelare il patrimonio artistico della nostra regione!





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