La chiesa dei Santi Nicola e Martino detta di S. Antuono a Venafro

La chiesa dei Santi Nicola e Martino detta di S. Antuono

Franco Valente

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Nel volume sulle origini e lo sviluppo della città di Venafro, che era la sintesi della mia tesi di laurea, nel 1979, tra le altre chiese riportai anche quella di S. Nicola e Martino, popolarmente detta di S. Antuono.

Più precisamente S. Antuono dei porci, come veniva definito S. Antonio abate, per distinguerlo dall’altro detto di Padova:

La chiesa di San Nicola e Martino è situata all’interno della cinta muraria del nucleo medioevale venafrano e rappresenta una delle testimonianze più antiche dell’attività religiosa della città.

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Il monumento, più volte trasformato nel tempo, fu costruito utilizzando in gran parte materiale proveniente da edifici romani.

Da alcuni particolari architettonici ancora esistenti nelle murature si può con certezza affermare che essa già esistesse prima del XIV secolo.

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Dalle “Rationes Decimarum Italiae” ricaviamo che la chiesa di San Martino nel 1309 pagava le decime: “Abbas Matheus pro ecclesia S. Martini et aliis ecclesiis suis quae valent sibi un. I tar. 1111 solvit tar. III gr. VIII. Summa unc. I tar. VII gr. IX”.

Fu certamente la sua preesistenza alla cinta muraria trecentesca a condizionare l’intero sviluppo della città quando questa si ampliò inglobando i vari borghi esterni alla cinta più antica.

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La chiesa in epoca barocca, trasformata con un intervento che risente delle correnti più affermate in tale epoca, assunse quel particolare aspetto che ancora la caratterizza, rappresentando l’elemento formale conclusivo di un percorso che si sviluppa dalla “via per dentro”, l’antica strada principale interna a Venafro.

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La facciata si articola su due piani separati da una cornice modanata in stucco. Un timpano triangolare, sormontato dalla cella campanaria a vento, conclude la parte superiore del prospetto.

Il portale, inserito tra due nicchie, di forma rettangolare, è realizzato in pietra porosa locale. Dal carattere degli elementi che lo compongono possiamo ricondurre la sua origine alla precedente chiesa. A destra in basso è situata in vista una colonna romana dal fusto scanalato.

Nella parte superiore della facciata, oltre la finestra ad arco ribassato semiellittico, si aprono due nicchie simmetriche e sovrapposte a quelle inferiori. Vi sono raffigurati i due santi titolari della chiesa.

L’interno della chiesa è costituito da una serie di volte a botte i cui elementi strutturali fondamentali sono costituiti dagli arconi a tutto sesto che si sviluppano dalle paraste che separano le piccole cappelle dell’unica aula.

Sul prospetto laterale in vico III Porta Guglielmo rimangono in vista gli elementi in pietra di una monofora del XIV secolo, successivamente murata per le trasformazioni barocche.

Dice il Masciotta: “Questa parrocchiale ha la duplice intestazione pel motivo che, caduta e non più ricostruita la parrocchiale, S. Nicola de Auditoribus, la parrocchia venne aggregata alla coesistente di San Martino. Da un istrumento per notar Nicandro de Mainardis in data 1585, rilevasi che a quell’epoca la parrocchia di San Nicola era tuttavia in attività”.

Oggi la chiesa si avvia inesorabilmente alla sua distruzione e parte della volta è già crollata.
(F. VALENTE,Venafro – Origine e crescita di una città, Napoli 1979).

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A distanza di qualche decennio sono rientrato in questa chiesa che minaccia di crollare definitivamente se non si procederà ad un necessario restauro che preveda anche il suo consolidamento.

L’occasione è stata utile anche per cercare di capire se le cose che avevo scritto con giovanile impreparazione erano suscettibili di una qualche integrazione o precisazione.

A parte il peggioramento delle condizioni generali non credo che vi sia da aggiungere altro se non qualche considerazione sulla ipotesi che la sua fondazione (sicuramente anteriore al 1309) sarebbe avvenuta fuori della cinta muraria che agli inizi del XIV secolo immaginavo molto più piccola di quella che risulta disegnata con molta precisione nella famosa stampa di Pacichelli.

Veduta di Venafro del Pacichelli (1695)

La questione non è di facile soluzione perché alcune importanti citazioni, peraltro sicuramente attendibili o difficilmente smentibili, portano a ritenere che sia degli inizi del XV secolo la definitiva conformazione della cinta urbana che parte dal Castello per collegare la Torre e la Porta del Mercato, la Torre di S. Agostino, quella di S. Lazzaro (detta di Portanuova), la porta del Giudice Guglielmo e di nuovo il Castello.

Ci sono almeno tre particolari che potrebbero costituire una bella occasione per uno studio di qualche giovane che voglia cercare di dare una soluzione al problema e fare una bella tesi di laurea per proporre un ipotesi di restauro che costituisca una sorta di manuale critico nei confronti di chi, prima o poi, vi dovrà mettere mano per garantirne la sua fondamentale conservazione.

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Le tracce di una bifora che potrebbe essere trecentesca o catalana in un edificio contiguo alla chiesa di S. Antuono.

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La presenza degli stipiti e dell’architrave di una finestra murata sulla facciata meridionale della chiesa.

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I caratteri architettonici dell’attuale portale della chiesa, che sembrerebbero tre/quattrocenteschi.

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