A Isernia il trapianto di una gamba. I miracoli dei Santi Cosma e Damiano.

A Isernia il trapianto di una gamba.
I miracoli dei Santi Cosma e Damiano.

Franco Valente

S.CosmaIsernia

Uno degli aspetti singolari della chiesa dei Santi Cosma e Damiano in Isernia è il ricco programma pittorico con il racconto dettagliato dei miracoli principali compiuti dai medici gemelli, sia mentre erano in vita, sia dopo il loro martirio.

Sono notissime le rappresentazioni che in tutto il mondo cristiano hanno esaltato le attività miracolose dei due medici che fin dai primi secoli del cristianesimo furono definiti “anargiri” per il fatto che esercitavano il loro mestiere a titolo assolutamente gratuito.

Anzi, una volta che per una serie di circostanze Damiano fu costretto ad accettare tre uova da una donna guarita, avvenne che Cosma avesse chiesto ai propri familiari che dopo la morte il suo corpo non dovesse essere seppellito insieme a quello di suo fratello.

Sicché, dopo il loro martirio, i due corpi sarebbero stati separati se non fosse intervenuto un cammello parlante che, interpretando la volontà di Dio, avesse ordinato che la sepoltura fosse unica: “NOLITE EOS SEPARARE A SEPOLTURA, QUIA NON SUNT SEPARATI A MERITO”.

Nelle storie di santi riportate da Jacopo da Varagine nella sua “Legenda Aurea” almeno tre miracoli particolari vengono attribuiti a Cosma e Damiano i quali, dopo la loro morte, avrebbero fatto numerose guarigioni anche a Roma.

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Uno di questi è il famoso trapianto di una gamba da un morto ad un vivente.

Papa Felice aveva fatto costruire a Roma una basilica ad essi dedicata. Il sagrestano di quella chiesa fu affetto da un male terribile ad una gamba che gli andava in cancrena.

Di notte sognò che i due santi medici intervenivano per compiere un’incredibile operazione: la sostituzione dell’arto malato con un arto buono.

Cosma e Damiano nottetempo si recarono nel cimitero di S. Pietro in Vincoli, non molto distante dalla chiesa loro dedicata, e, dopo aver riesumato il cadavere di un uomo nero dell’Etiopia, tagliarono la sua gamba sinistra per trapiantarla al posto di quella incancrenita del sagrestano.

Quando la mattina il sagrestano si svegliò, vedendo al sua gamba nera, raccontò il sogno ai suoi familiari. Questi corsero al cimitero di S. Pietro in Vincoli per verificare se il racconto corrispondesse al vero e trovarono l’etiope morto con la gamba bianca incancrenita prima appartenente al sagrestano.

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Questa scena è rappresentata nei due momenti sulla parete di destra della basilica isernina e fa parte di quel ciclo di pitture che fu eseguito agli inizi del XVII secolo a più mani da Augustino Beltrano e Augustino Pussé.

Nella parte centrale si vede nello sfondo il profilo di Roma e delle sue cupole. Sulla sinistra i santi che sostituiscono la gamba all’etiope. In primo piano a destra la gamba nera trapiantata al sagrestano.

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