Franco Valente

Gli olivi e l’olio di Venafro

olivo-bruciato-2

Gli olivi e l’olio di Venafro

Franco Valente

(seconda parte)

Olivo

Francesco Lucenteforte, Ulivi, in Monografia fisico-economico-morale di Venafro, vol. II, Isernia 1879:
La raccolta delle ulive è per Venafro tempo di continua allegrezza; e chi nelle belle e tepide giornate d’inverno, che qui non sono rare, si reca a passeggiare per gli uliveti, li trova allietati di quasi tutto intero il nostro popolo e di molti che vi traggono da’ circostanti paesi. Qua un gruppo di leggiadre forosette, che mentre intendono a raccogliere le olive, fanno risuonare della loro voce la selva ulivetata, ripetendo ora profani canzoni ora inni devoti in rozzo stile di dialetto; là un gruppo di vispi garzoncelli che, sospesa per poco la loro occupazione, innocentemente si trastullano; e dove uno stuolo di gente di vario sesso ed età che, adagiati a cerchio sull’erba si ristorano col cibo, e celiano e ridono; e dove un altro stuolo che silenziosamente raccolgono; e quali bacchiano, e quali riempiono i cesti, e quali trasportano le ulive raccolte; ed in tanta diversità di operazioni si legge in tutti insolita gioja e riso. E ben a ragione il nostro popolo è lieto; perché quando il ricolto è abbondante, i proprietarii come i fittajuoli, gli artigiani come i contadini, in una parola ogni classe di persone ne hanno il loro pro, e in Venafro scomparisce quasi del tutto l’accattonaggio.

        Olivo2

Francesco Lucenteforte probabilmente si gira nella tomba nel sapere della condizione in cui si trovano oggi gli ulivi di Venafro. La sua descrizione degli olivi è cosa che appartiene al passato: La leggiadra ed ubertosa pianta dell’ulivo vegeta nel suolo venafrano rigogliosa e superba da non perdere molto al paragone con le più alte e robuste querce.


Il parco degli ulivi di Venafro perché non si ripeta questa scena

Francesco Lucenteforte, primicerio della Cattedrale di Venafro, nel suo saggio riportava, tra l’altro, un elenco dei vari tipi descrivendone la qualità e riportando anche i termini locali con i quali venivano identificati, attingendo a Tournefort e Garidel per i termini scientifici.

1. L’uliva Spagnola (olea fructu maxima), buona da mangiare dopo averne tolto il sapore amaro ma dalla resa scarsa e poco piacevole. Sarebbe quell’oliva che Columella chiamava Orchis e che nel trattato di 2. L’uliva Gaetana, più piccola della precedente ma dalla scarsa polpa ed osso grande, era considerata poco pregiata.
3.L’uliva Grossa (olea fructu majori, carne crassa), ancora più piccola della precedente ma più carnosa sembrerebbe essere la Regia di Columella
4. L’uliva Lucegna, detta pure Pallante per la sua forma sferica leggermente schiacciata, (Olea maxima subrotunda), produce un olio finissimo lasciando poca morchia. Anche questa è rara nel territorio venafrano.
5. L’uliva Resciola o Rosciola, corrotta popolarmente in Rossuola (Olea minor rotunda, ex rubro et nigro variegata) perché il frutto si mantiene rossastro fino alla sua maturazione. E’ simile all’uliva Grossa ma ha una sorta di capezzolo. L’olio è abbondante e particolarmente delicato. Per Lucenteforte un sesto degli oliveti di Venafro sono occupati da questa qualità. Columella la definisce Sergia.
6. L’uliva Aurina è la celebratissima Licinia degli antichi. I Venafrani la chiamano aurina quasi aurea e per l’olio che produce di qualità sopraffina, per la quantità, dandone molto, e pel colore dell’olio simile all’oro. E’ di figura ovale ma arrotondata agli estremi. Pende dall’albero a folti grappoli di colore nero-lucido. L’albero è molto alto e pieno di rami con  le fibre del legno vanno come a spira, il che è visibile anche esternamente. Almeno il 25% degli ulivi di Venafro sono di questa varietà che si presenta anche più piccola con il nome di Aurinella.
7. L’uliva Rotondella (Olea minor rotunda racemosa) è molto simile all’Aurina ma il frutto è più piccolo e meno ovale. L’olio è buono ed abbondante, ma l’albero è raro. E’ molto alto e allarga molto i suoi rami.
8. L’uliva Trignola (Olea minor rotunda rubro nigrigans) ha il frutto tondeggiante, ma non è perfettamente sferico. E’ ricoperto di sottilissima polvere tendente al violetto come nell’uva nera, la quale polvere togliendosi con le dita, il frutto comparisce d’un nero assai lucido, produce buon’ olio.
L’albero non cresce molto ed è forse il più piccolo di tutte le varietà. Potrebbe essere la Pausia di Columella. La  varietà a frutto più piccolo viene detta Trignolella.
9. L’uliva Coglione di Gallo (Olea sativa major, oblonga). Frutto della figura e della grossezza de’ testicoli de’ galli, da’ quali prende il nome. Ha poca polpa ed osso grande e fornisce olio buono, ma scarsissimo. Si usava pure raccoglierlo verde da usarsi per la tavola. L’albero è raro e di media grandezza. Columella la indica come Circites.
10. L’uliva Olivastro breve (Olea media, oblonga, fructu carni). Il termine venafrano non corrisponde all’oleaster romano, ma è una maniera d’ ulivo niente selvaggia. Il frutto di cotal maniera è di mezzana grandezza, matura presto, come presto l’albero fiorisce; è della figura quasi del cuore, perocchè il peduncolo non s’attacca giusto nel mezzo, ma un poco di lato, e termina a punta.
Da questo frutto si ricava un olio che può essere conservato a lungo. L’albero forse è più grande e frondoso dell’Aurina. La corteccia non si screpola ed è più liscia e di color cenere. Ha un aspetto robusto ed occupa quasi l’ottava parte degli uliveti venafrani. Columella lo chiama Radius.
11. L’uliva Olivastro dritto. E’ una varietà della precedente da cui differisce solo per essere il frutto e le foglie più grandi, con il peduncolo più allungato. L’albero è di poco più piccolo. Il frutto è punteggiato di bianco.
12. L’uliva Olivastrello. Simile al precedente, ma il frutto è più esile. I Romani lo chiamavano Radiolus.
13. L’uliva Ghiandara (Olea fructu majuscolo et oblongo) L’olivo è simile ad una ghianda ma più piccolo. Ritarda molto ad annerire, dà olio mediocre nella qualità e nella quantità. Il frutto è sostenuto da peduncolo pittosto lungo e pende dall’albero a grappoli non folti. Le foglie, lunghe e larghe, sono di un verde chiaro. L’albero non diventa molto grande ed è raro.
14. L’uliva Circelluta. Ha un frutto poco più piccolo del precedente e annerisce più presto. L’olio è migliore ed in maggiore quantità. E’sostenuto da un peduncolo più corto ed i grappoli sono assai folti, il che lo rende specioso negli anni di abbondanza.
15. L’uliva Gragnaro (Oleaster). Ha la forma dell’olivastro, ma più piccolo. Annerisce presto e vi si estrae un olio buono. Le foglie sottili e lunghe sono rivolte dritte in aria. Presenta una varietà che viene definita Gnagnariello.
16. L’uliva Lagrimella (detta pure Gragnaro tondo) (Olea fructu minori et rotundiori).E’ un frutto della grandezza del precedente ma rotondo.
17. L’uliva Bifera (detta pure di S. Anna). Fiorisce due volte all’anno con due diversi frutti; il primo, che matura a dicembre, è grosso e lungo e presenta una sorta di capezzolo come nella resciola; l’altro frutto, che matura ad aprile, è piccolo e rotondo come le bacche di ginepro. Dice Lucenteforte: Questa varietà sebbene curiosa, non è di pregio nè per la quantità, nè per la qualità dell’ olio. Cinque alberi ne abbiamo trovati negli uliveti Venafrani e tutti di aspetto misero.
18. L’ulivo Maschio. Dice Lucenteforte: I nostri contadini danno tal nome ad una varietà d’ulivo, la quale si carica abbondevolmente di fiori sì che non si discernono le foglie, e pochissimi frutti arreca. Essi credono essere questa pianta necessaria alla fecondazione degli altri ulivi, e perciò ne fanno crescere un individuo in quasi tutti i poderi ulivetati. Gli ulivi non hanno bisogno dell’individuo maschio per la fecondazione, appartenendo essi alla classe Diandria monoginia di Linneo, i cui fiori sono ermafroditi; che se in diverse piante d’ulivo abbiamo osservato in qualche fiore delle mostruosità, ciò è stato per la parte degli stami, non mai del pistillo, avendo trovato alcun fiore a tre stami, ma non mai uno senza il pistillo.
E’ falsa dunque la loro credenza sopra gli ulivi voluti maschi, in ognuno de’ quali, che ci sono stati indicati, abbiam sempre veduto del frutto.

OliviVenafro1

(prima parte in http://www.francovalente.it/2009/01/22/gli-olivi-e-lolio-di-venafro/)

Se ti è piaciuto questo articolo forse può interessarti anche:

3 Commenti

  1. diego 24 gennaio 2010 at 20:26

    molto interessante anche se l’abbandono e il degrado stridono con una coltuta e cultura che e’ sopravvissuta per secoli;ad ogni modo sarei interessato all’acquisto di piante di speci locali.
    Se interessati alla vendita di piantini e’ possibile contattarmi all’indirizzo diego gozzelino@g mail .com

  2. enrico graziani 30 aprile 2012 at 02:25

    un abbraccio, vivo all’isola d’elba. quando torno in molise ti vengo a trovare.
    voglio fare un uliveto con qualche ulivo del molise e cercando su internet ho avuto questo grande piacere di incontrarti.

    enrico, collegio righetti

  3. Franco Valente 30 aprile 2012 at 15:04

    Carissimo Enrico,
    sono passato qualche giorno fa davanti al mitico Righetti…. Che tempi!
    Noi che abbiamo creduto in un mondo migliore, abbiamo pagato e paghiamo per tutti!
    Alla fine solo la storia ci darà ragione.
    Spero di vederti nel Molise e se ciò non sarà prima o poi verrò all’Elba a piantare olivi liciniani di Venafro…
    Un abbraccio affettuoso!

Lascia un commento

*