Franco Valente

Chiesa di S. Giorgio a Petrella Tifernina: Adamo che esce dalle tenebre

Non è facile capire cosa si nasconda dietro il complesso apparato simbolico della basilica di S. Giorgio a Petrella Tifernina. Una delle immagini più misteriose si trova nella navata di sinistra sotto la colonna che regge l’arco di separazione del presbiterio.

Nessuna epigrafe e nessun segno ci aiuta a capire cosa voglia significare, però forse il particolare di una croce astile che si trova a Castel del Giudice potrebbe essere la chiave di lettura della inquietante figura di un uomo che cerca di uscire dalla terra sollevando la base della colonna sotto la quale si trova.

Come tutte le chiese medioevali, anche S. Giorgio di Petrella sintetizza nella sua architettura una concezione apocalittica che si regge sulla convinzione che l’universo teologico sia formato da una successione di strati che va dalle tenebre, alla terra, alla sfera celeste per finire alla luce che corrisponde alla Rivelazione finale.

Perciò tutto l’apparato decorativo risente fortemente di tale concezione perché gli architetti e i modellatori delle figure hanno cercato di tradurre in elementi comprensibili concetti altrimenti estremamente complessi.

Quindi, complessivamente, tutta la narrazione va vista nella prospettiva della liberazione dalle tenebre seguendo un percorso che porti a raggiungere la luce divina.

Di questa consapevolezza sembra siano portatori i maestri costruttori di Petrella che hanno lasciato una serie di messaggi che oggi sembrano incomprensibili, ma che in origine costituivano l’espressione sintetica di una Bibbia di pietra.

Peraltro nel mondo cristiano la difficoltà di comprensione si è ulteriormente accresciuta da quando una serie di elementi formali sono diventati talmente consueti da far ritenere che siano stati sempre gli elementi caratteristici della iconografia cristiana.

Basta considerare che l’immagine di Cristo nelle chiese più antiche è praticamente inesistente perché sistematicamente sostituita da figure simboliche come il toro sacrificale, il leone potente o l’agnello crucifero.

Così è pure nella chiesa di S. Giorgio e, nel particolare, nella colonna di cui stiamo parlando.

Si tratta di un elemento che apparentemente serve a risolvere essenzialmente un problema statico all’interno di un complicato reticolo strutturale del quale si parlerà in altro momento.

La colonna è rastremata verso l’alto ed è formalmente costituita dall’aggregazione di quattro semicolonne smussate. Il capitello, che in realtà è la parte decorata di una vera e propria mensola di belle dimensioni, si sviluppa su più registri attraverso una forzata sovrapposizione di fasce di cui la più bassa accoglie su un lato una coppia di animali dalla forma vagamente leonina aventi una sola testa in comune e le code rigirate fra le zampe. Sull’altro lato la stessa figura ma con un corpo unico.

Superiormente alla cornice rettilinea si sovrappone una fascia con una ripetizione di placche ad ovuli o cuoriformi e, ancora più in alto, una ulteriore fascia con decorazioni viminee che sintetizzano il segno dell’infinito.
Il capitello si conclude con una cimasa ad una sola gola piuttosto spessa.

La base, invece, è fatta da un cuscino con doppio toro che si appoggia su quattro gusci sporgenti.
Sulle due facce laterali sono poste due teste leonine a rilievo, mentre sulla faccia principale è sistemata la figura di un uomo che tiene alzate le braccia nel tentativo di sollevare il cuscino sovrastante e, conseguentemente, tutta la colonna con ciò che ci si appoggia sopra.

E’ evidente che si tratta di un uomo che vuole uscire dalla sua sepoltura, ovvero dalle tenebre, in cui è posto.

Abbiamo già visto che la resurrezione dei corpi è uno dei temi ricorrenti nell’universo simbolico di S. Giorgio che, in facciata, coincide con il racconto di Giona che viene ingoiato dalla pistrice e sputato fuori il terzo giorno.
Qui, invece di Giona, vi è un uomo che esce dalla sua tomba.

Si tratta sicuramente di una trasposizione figurativa della resurrezione di Adamo quando Cristo discende agli inferi subito dopo la sua morte sulla croce e prima di risorgere.

I Vangeli Apocrifi, come quello detto di Nicodemo, fanno sovente riferimento ai rapporti tra Cristo, gli Inferi e Adamo:
A questa vista, l’Infero e la morte, e gli empi loro ministri con i crudeli ufficiali, constatando un loro splendore nel loro regno, allorché videro improvvisamente Cristo nella loro sede, ebbero paura ed esclamarono: “Siamo stati vinti da te!”

Allora il re della Gloria, calpestando la morte, afferrò il principe Satana e lo consegnò in potere dell’Infero, e attrasse Adamo al suo splendore.

Stendendo la sua mano, il Signore fece il segno della croce sopra Adamo, salì dagli inferi seguìto da tutti i santi.
(Vangelo apocrifo di Nicodemo)

La resurrezione di Adamo la si trova rappresentata in maniera evidente in una croce astile di Castel del Giudice.


La resurrezione di Adamo nella croce astile di Castel del Giudice

Nel trilobo inferiore appare una singolare immagine di Adamo nudo che sposta la pietra della sua tomba a ricordare la tradizione apocrifa secondo cui il luogo della crocifissione di Cristo era il medesimo della sepoltura del primo uomo.

Dunque, sulla scorta di questo esempio molisano, possiamo ritenere con ragionevole sicurezza che l’uomo rappresentato nell’atto di uscire dalle tenebre sollevando la sua pietra tombale nella chiesa di S. Giorgio a Petrella sia proprio Adamo che inizia il suo percorso di liberazione verso la luce della Rivelazione.

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