Franco Valente

Il labirinto di Gerusalemme a Colli a Volturno

Il labirinto di Gerusalemme a Colli a Volturno

Subito fuori dell’abitato di Colli a Volturno vi è un’antica chiesa dedicata a S. Leonardo, protettore dei carcerati.

Pare sia stata fondata nel XV secolo anche se trasformata più volte nel corso dei secoli. All’interno, sulla calotta della pseudo-cupola sopravvive, benché più volte restaurato, un ciclo di affreschi dedicato alla gloria di Dio nel Paradiso. L’autore Petrus Brunetti si firmò nel 1725 in un angolo delle pitture.


Il labirinto di Colli a Volturno

Sulla facciata, ad una certa altezza dal suolo, appare una pietra molto particolare perché presenta uno pseudo-labirinto che ha origine da una croce.

E’ una rappresentazioni non del tutto inconsueta della Gerusalemme Celeste che avvolge il luogo della crocifissione secondo una consuetudine che si ritrova soprattutto nella cattedrali gotiche ma che ha una origine molto più antica. Sicuramente bizantina, come nella basilica di S. Vitale di Ravenna.

Nel Molise ne conoscevo uno applicato a lato di un portale murato della cattedrale di Guardialfiera.


Il labirinto di Guardialfiera

Ora ne scopro un altro sulla facciata di S. Leonardo di Colli a Volturno.

Quale sia la motivazione della presenza di un tal tipo di rappresentazione non è facile a dirsi. Certamente la circostanza che S. Leonardo di Colli si trovi su un itinerario che nell’Alto Medioevo collegava Roma a Brindisi e poi a Gerusalemme alimenta la fantasia.

Non è da escludere che la chiesa di S. Leonardo si sia sovrapposta, come spesso accade, ad un’altra che presisteva su quel luogo e il simbolo della Gerusalemme celeste sia stato riutilizzato.

Si vedrà.

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11 Commenti

  1. Pasquale De Blasio 17 settembre 2012 at 08:22

    Molto interessante
    Complimenti per la segnalazione
    Paquale De Blasio

  2. Franco Valente 17 settembre 2012 at 08:53

    Carissimi lettori,
    stamattina uno “sconosciuto” si è lamentato telefonicamente presso un mio amico del fatto che io abbia pubblicato il labirinto di Colli a Volturno.
    Pare che questo signore, che non ha voluto rivelare il nome, già conoscesse quella pietra ed evidenziava che io non avevo scoperto proprio nulla.
    Insomma l’anonimo è convinto che “scoprire” significa vedere prima dell’altro….
    Vorrei far capire che nel campo della interpretazione artistica “scoprire” significa “interpretare prima di un altro”.
    In questo caso non ho neppure rivendicato alcuna scoperta!
    Insomma, a questo punto, prima di pubblicare qualcosa su questo sito, dovrei andare in giro a fare l’appello per sapere chi già sia, eventualmente, a conoscenza di quell’opera….
    Il Molise è bello anche perché è vario!
    Comunque io invito chiunque sia conoscenza di cose particolari a darmene conoscenza e, come ho sempre fatto, se le ritengo degne di attenzione le pubblico immediatamente.

  3. Antonio De Blasio 17 settembre 2012 at 10:43

    In tutti i casi portare a conoscenza di tutti quello che riguarda la nostra civiltà e la nostra storia è sempre degno di plauso, la maggior parte di noi molisani non conosce niente del nostro passato, dei nostri monumenti, a volte di inestimabile valore artistico e storico.

  4. Emilio Incollingo 17 settembre 2012 at 20:50

    Con grande interesse ho appreso della sua ipotesi circa il decoro incastonato sulla facciata della chiesa di san Leonardo. Questa teoria può essere considerata alternativa all’identificazione del fregio rudimentale con la conchiglia del pellegrino di Santiago de Compostela. Tradizionalmente infatti si è ritenuto che la pietra di cui si tratta fosse la memoria di un pellegrinaggio compiuto alla volta di Santiago. Tale tesi è avvalorata dal fatto che lungo la via dei pellegrini si trova Noblat, abbazia di cui san Leonardo resse le sorti proprio come abate. In questo modo si può anche giustificare l’introduzione a Colli del culto del santo francese e l’ntitolazione della chiesa, probabilmente in epoca successiva alla sua prima edificazione. Tuttavia questa nuova tesi appare plausibile in ragione del fatto che il territorio di Colli è attraversato dall’antica viabilità romana coincidente con la via francigena. Vorrei ricordare inoltre che tre anni fa, in occasione del rifacimento del pavimento della chiesa, rinvenimmo i resti dell’antico edificio la cui fondazione in parte si integra con quella della chiesa attuale e venne alla luce anche un ambiente ipogeo (cripta) contenente numerose sepolture. Molto probabilmente la chiave per l’interpretazione del significato della pietra posta sulla facciata potrebbe ritrovarsi attraverso uno studio approfondito di quei resti di cui si dispone anche di un accurato rilievo.

  5. Francesco Di Rienzo 18 settembre 2012 at 22:18

    Caro Franco, in Italia sono pochi ad avere il coraggio di esporsi per evitare di subire eventuali critiche. Quando, infatti, qualcuno – come te- lo fa (e lo fa alla grande!!!), spuntano sistematicamente come funghi i “sapientoni” del giorno dopo…
    Dantescamente parlando:

    «Fama di loro il mondo esser non lassa;
    misericordia e giustizia li sdegna:
    non ragioniam di lor, ma guarda e passa»

    Inferno, Capitolo III versi 51-53

  6. Franco Valente 19 settembre 2012 at 22:04

    Gentilissimi,
    per aver cambiato gestore la TELECOM mi ha punito sospendendomi per tre giorni il collegamento Internet….
    Solo adesso scopro che questo piccolo articolo è stato letto da quasi mille persone….
    Potenza delle cose incomprensibili!
    Ringrazio particolarmente il dott. Incollingo che porta acqua al mulino dandoci la possibilità di integrare le nostre conoscenze con rilevamenti concreti.
    Dunque ciò che per me era una ipotesi pare si trasformi in certezza per le scoperte delle strutture sotterranee di cui io non ero a conoscenza.
    Purtroppo il Molise è sconosciuto prima di tutto a noi Molisani e Colli meriterebbe un’attenzione maggiore proprio perché nelle viscere della sua terra si nascondono preziose informazioni che potrebbero dare un contributo fantastico alla conoscenza del passato che (ormai siamo in molti ad esserne convinti) è il fondamento su cui costruire il futuro.
    Grazie per l’attenzione!

  7. mariagiovanna 19 settembre 2012 at 23:58

    ricordando Marziale:”saper vivere con piacere il passato è vivere due volte” Che privilegio!

  8. Alfredo Incolligo 2 novembre 2012 at 14:19

    Colli a Volturno dalla sua fondazione, nel luglio del 972, ad oggi ha ricoperto ruoli di una certa rilevanza. E’ sicuro il fatto che il paese poggi su strutture molto più antiche, specie il centro storico. Facendo una sorta di radiografia del suolo penso che sia possibile trovare l’antica struttura del castrum, risalente al IX secolo. Si spera che qualcuno, competente, faccia i dovuti saggi e contribuisca ad ampliare la storia di Colli.

    Alfredo Incollingo,
    uno dei tanti estimatori della storia della Valle del Volturno e dell’antico castro di Sant’Angelo.

  9. Giancarlo Pavat 1 febbraio 2013 at 11:39

    Buongiorno, mi chiamo Giancarlo Pavat, sono uno scrittore e studioso di simbologie. Soprattutto i labirinti. Ed, in particolare, dell’affresco medievale del “Cristo nel labirinto” di Alatri (FR) di cui ho scoperto l’uguaglianza del percorso con quello del famosissimo labirinto che decora il pavimento della navata del labirinto di Chartres in Francia e di altri 6 labirinti sparsi per l’Italia e l’Europa (Roma, Lucca, Pontremoli, Pavia, e Grinstad in Svezia).
    Tra l’altro assieme agli amici ricercatori Fabio Consolandi e Luca Pascucci, ho realizzato una mostra fotografica ad Alatri (FR) proprio su labirinti simili a quello di Colli a Volturno (la mostra ad ingresso gratuito finisce il 10 febbraio, ma chi volesse vedere le foto può farlo sul sito http://www.ilpuntosulmistero.it).
    Desidero per prima cosa ringraziare Franco Valente per avermi fatto conoscere questi due labirinti molisani, di cui ignoravo assolutamente l’esistenza. In riferimento alla sterile polemica a cui fa riferimento Valente, ricordo che lo “scopritore” è colui che divulga e condivide una scoperta, una novità. E non colui che la tiene per se . La Cultura è condivisione. E la condivisione della Conoscenza è un progresso per tutti.
    Tornando ai manufatti molisani , è proprio vero che il Patrimonio culturale, tradizionale, storico e artistico dell’Italia non finisce mai di stupire.
    Desidero inoltre dare un piccolo contributo alla maggiore comprensione dei due simboli.
    In realtà solo uno dei due è effettivamente un labirinto. Quello di Colli a Volturno. L’altro, quello di Guardialfiera, è in realtà una spirale. Ma il significato simbolico ed esoterico grosso modo è lo stesso.

    Il labirinto di Colli a Volturno è molto interessante e qui di seguito cercherò di spiegare in maniera succinta il perchè (scusatemi se vi sembrerò troppo lungo).
    Per prima cosa è un labirinto “unicursale”. Ovvero (al contrario dei labirinti “multicursali”) ha un solo ingresso, un solo percorso ed una sola uscita, sempre al centro.
    Dal punto di vista iconografico è classificabile come labirinto “classical” (o “cretese”) oppure “Baltico”. “Classico” o “cretese” in quanto è stato rinvenuto su monete o in mosaici greci e romani. “Baltico” perchè simili esemplari si trovano a centinaia sulle coste del Mar Baltico, in Germania, Russia, Paesi Baltici, Finlandia, Svezia, ma pure in Scozia ed in Norvegia. Tra l’altro gli esemplari più antichi finora accertati (risalgono alla preistoria) sono quelli presenti in Svezia, Finlandia e Russia 8in Russia sono studiati dagli archeologi soprattutto quelli della Carelia, della penisola di Kola, del Mar Bianco e dell’Arcipelago delle Solowetsky, datati a 3000 anni fa).
    Mentre i labirinti “classici” possono essere anche quadrati o rettangolari, quelli “Baltici” sono esclusivamente circolari ( o meglio spiraliformi).
    Inoltre, graficamente, il labirinto “baltico” viene tracciato partendo proprio da un croce (ricordo che quello della croce è un simbolo molto più antico del Cristianesimo) , che nel caso di Colli a Volturno è comunque molto più evidenziata di quanto lo sia normalmente.
    Trovare un esemplare di labirinto “Baltico” in Italia è davvero una cosa straordinaria (potrei sbagliarmi, ma credo che sia il primo caso documentato). Generalmente in labirinti italiani (ovviamente sto parlando dei labirinti antichi) o sono romani (musivi pavimentali o grafitti di forma rettangolare, quadrata, circolare ecc), oppure, quelli medievali sono riconducibili allo “Chartres type” (modello Chartres) come , appunto, quello di Alatri (FR), S. Maria in Aquiro e Santa Maria di Trastevere a Roma (entrambi oggi scomparsi) , Lucca, Pontemoli (MS), e Pavia. Quello di S. Vitale a Ravenna, pur essendo di ispirazione bizantina è stato realizzato nel Rinascimento. (alcuni articoli sui labirinti scritti dal sottoscritto e non solo, si possono leggere sui siti http://www.ilpuntosulmistero.it e http://www.luoghimisteriosi.it)
    Concordo nell’ipotesi che il labirinto di Colli a Volturno abbia un significato allegorico del pellegrinaggio, dell’ “itinera gerosolimitana”. Sarebbe interessante poterlo datare con precisione (anche se, a naso, credo sia medievale) e scoprire il motivo per il quale l’ignoto artefice abbia scelto quella particolare forma di labirinto.
    Al mondo ci sono migliaia e migliaia di appassionati e studiosi di labirinti. Credo che si debba far conoscere l’esemplare di Colli a Volturno.
    Quindi grazie ancora a Franco Valente e a coloro che mi hanno segnalato il suo sito e l’articolo in questione.
    Cercherò di visitare Colli a Volturno e vedere il labirinto il prima possibile. Appena il tempo si stabilizza.
    Giancarlo Pavat

  10. Ester 23 aprile 2014 at 15:03

    sono di Colli, è stato bello conoscere un pezzo del passato del mio paese…non mi ero mai resa conto del quadratino sulla facciata della chiesa e di cosa potesse racchiudere… si dovrebbe divulgare di più questa notizia! E’ una testimonianza del nostro passato molto spesso dimenticato o sconosciuto ma importante per condividere l’appartenza al luogo d’origine , per capire di più il presente e per assaporarne le bellezze ! Grazie

  11. Franco Valente 23 aprile 2014 at 17:44

    … fa sempre piacere ricevere questi apprezzamenti. Colli ha una grande storia raccontata spesso da piccole pietre!

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