L’arcangelo Gabriele nell’Annunciazione di Teodoro D’Errico a Montorio nei Frentani
Franco Valente
Quinta parte: Angeli a confronto
L’annuncio dell’angelo Gabriele a Maria rappresenta per i Cristiani un momento fondamentale nel processo di salvezza dell’uomo perché costituisce, nell’ambito di una visione escatologica, l’inizio o, comunque, il passaggio fondamentale attraverso il quale Dio si fa Uomo utilizzando il corpo di una donna che, in quel preciso istante, assurge al ruolo di Madre di Dio.
Una parte consistente della teologia assimila questo episodio all’Alfa, prima lettera, che assume importanza in quanto inizio e radice, in senso cronologico, di un tutto che si conclude con l’Omega del Giudizio finale.
Perciò nelle parole dell’arcangelo Gabriele si individua un significato profetico che gli artisti hanno cercato di sintetizzare attribuendo alla composizione generale e ai singoli elementi che ne fanno parte un ruolo capace di esprimere con semplici effetti formali complicati ragionamenti teologici.
La cripta di Epifanio, nell’Abbazia di S. Vincenzo al Volturno, dal IX secolo costituisce il luogo fisico nel quale questo concetto è stato risolto con un sapiente gioco pittorico in cui giocano contemporaneamente calibrati effetti di luce naturale che, penetrando nell’Universo oscurato artificialmente, fa apparire le immagini e le contrappone in un disegno senza tempo e in uno spazio senza limiti.
L’arte, insomma, rendendo facile la comprensione di concetti difficili, si sostituisce alla complessità dell’illustrazione teologica, sicché quando all’artista viene a mancare lo spazio fisico in cui articolare un programma iconologico, egli cerca di risolvere tutto con la spazialità prospettica virtuale e con l’esaltazione simbolica di immagini che in realtà sono appoggiate su pareti piatte.

S. Sofia di Benevento (sec. IX)
Così le scene dell’Annunciazione si articolano in maniera autonoma cercando di contenere al proprio interno non solo ciò che si vede, ma anche il contesto escatologico in cui l’azione deve essere collocata.
Ovviamente, le interpretazioni artistiche sono dissimili tra loro non solo per questioni temporali di diacronia esecutiva, ma anche per le sollecitazioni che il committente in qualche modo ha trasmesso per esaltare questo o quel particolare aspetto dell’episodio.
Con il senno di poi oggi abbiamo la possibilità di fare un escursus nel tempo arrivando alla conclusione che il processo nel quale sono coinvolti gli artisti che si susseguono nel tempo non porta necessariamente un costante miglioramento iconologico nel progredire diacronico.
Si è detto che nella versione ufficiale della Chiesa il riferimento biblico è il passo dell’evangelista Luca. Tuttavia vi è almeno un altro racconto, considerato apocrifo, che è stato ampiamente utilizzato dalla cultura artistica per inserire nella scena dell’annuncio alcuni elementi apparsi necessari per esaltare la specificità del contesto in cui si colloca l’episodio dell’arrivo dell’arcangelo Gabriele.
E’ un racconto che viene attribuito ad uno dei figli di San Giuseppe e che, nella tradizione non riconosciuta ufficialmente dalla Chiesa, va sotto il nome di Protovangelo di Giacomo, al quale si ispirò una altro evangelista apocrifo noto con il nome di Pseudo-Matteo:
Dal Protovangelo di Giacomo 11,1-3
1 (Maria) presa la brocca, uscì ad attingere l’acqua. Ed ecco una voce che diceva: «Rallegrati, piena di grazia, il Signore è con te; benedetta tu tra le donne». Essa guardava intorno, a destra e a sinistra, da dove venisse la voce. Tutta tremante, se ne tornò in casa, depose la brocca e, presa la porpora, si sedette sul suo sgabello e si mise a filare.
2 Ed ecco un angelo del Signore si presentò davanti a lei, dicendo: «Non temere, Maria! Hai trovato grazia davanti al Padrone di tutte le cose, e concepirai per la sua parola».
All’udire ciò fu perplessa e pensò: «Dovrò concepire per opera del Signore Dio vivente e partorire come ogni donna partorisce?».
3 L’angelo del Signore, disse: «Non così, Maria! La potenza del Signore ti coprirà con la sua ombra. Perciò l’essere santo che nascerà da te sarà chiamato Figlio dell’Altissimo. Gli darai nome Gesù; egli salverà il popolo dai suoi peccati».
E Maria disse: «Ecco la serva del Signore davanti a lui. Avvenga di me secondo la tua parola».
Di questo brano si parlerà più avanti a proposito degli evidenti riflessi sulla iconografia divenuta canonica per le Annunciazioni proprio perché alcuni elementi non si ritrovano nel passo dell’evangelista Luca riconosciuto dalla Chiesa.
L’occasione di un confronto dell’Annunciazione della cripta di Epifanio con quella di Montorio nei Frentani può essere utile non tanto per trovare analogie stilistiche, che evidentemente non ci sono e che non possono esserci perché la prima è del IX secolo e la seconda è del XVI secolo, quanto piuttosto per capire quali problematiche, tra le tante, si nascondano dietro l’uso delle immagini.
Un confronto che, se da una parte conduce a un inevitabile giudizio sulla qualità artistica, dall’altra permette di arrivare alla conclusione finale (che ritengo si possa già anticipare) che nel Molise, per una serie articolata di circostanze, ci si trovi di fronte a due opere che non hanno eguali nella storia dell’arte per originalità di interpretazione e per qualità di esecuzione.
Ciò non significa che debba essere riconsiderato il giudizio per le notissime opere di grandi artisti, delle quali si è già scritto quasi tutto. Anzi, proprio il loro esistere e il loro essere punto di riferimento, anche critico, porta a concludere che molto spesso tali opere hanno costituito per il mondo degli artisti un motivo per il progredire del gusto e della tecnica rappresentativa.
Dell’Annunciazione di S. Vincenzo al Volturno abbiamo già diffusamente parlato. Dell’Annunciazione di Montorio abbiamo detto poco o nulla.
Ma prima di esaminarla, pare necessaria ancora una piccola digressione, se non altro per mettere in fila una serie di immagini che, comparate con il nostro quadro, possono essere utili a far capire quale sia l’originalità e la peculiarità dell’opera che Teodoro D’Errico realizzò nel 1579 su commissione di Ascanio di Capua per la chiesa dell’Annunziata di Montorio.

S. Vincenzo al Volturno (840 circa)
L’obiettivo della selezione non è l’esame dell’immagine della Madonna, quanto, piuttosto, di quella più complessa dell’angelo. Infatti, per gli artisti la rappresentazione di Maria non ha mai costituito un problema interpretativo particolarmente importante.
Si trattava nella raffigurazione della Madonna più che altro di interpretare un soggetto che comunque aveva un aspetto fisico facilmente deducibile, anche se non era indifferente il volerle attribuire didascalicamente un ruolo di una regina o di una modesta donna dedicata alla casa. Un ruolo, comunque, mai arrogante perché le parole che Maria pronunzia all’apparizione dell’angelo Gabriele non permettono libertà interpretative.

Annunciazione del tempo di Martino I (VII sec.)
Ben più problematica è la rappresentazione di un soggetto come l’angelo la cui definizione corporea è deducibile da una intricata serie di interpretazioni bibliche molto spesso apparentemente contraddittorie o, addirittura, contrastanti.
Durante il primo concilio di Nicea del 325, uno dei più importanti della storia del Cristianesimo, si posero alcuni punti fermi per la definizione delle schiere angeliche. Ma non tutti i problemi furono risolti.
Uno di questi è rimasto in piedi fino ad oggi e riguarda il numero ed il nome degli arcangeli. La questione è complicata, ma certamente, comunque si metta la cosa, Gabriele è sempre presente insieme ai ben noti arcangeli Michele e Raffaele.
L’enigma irrisolto riguarda Uriele che, sebbene non riconosciuto dalla Chiesa cattolica, appare spesso nella storia dell’arte non solo nella tradizione ortodossa orientale, ma anche in quella occidentale.
Secondo alcune interpretazioni Uriele fu l’arcangelo messo con la lanterna in mano a guardia del paradiso terrestre insieme ai Cherubini. E’ l’angelo che Leonardo inserisce nella scena della Vergine della Roccia, ma è anche l’angelo che suona la tromba nell’attimo del Giudizio finale nell’oratorio di S. Silvestro ai Santi Coronati di Roma.

L’Annunciazione della Cattedrale di Termoli
Un arcangelo che viene, anch’esso, dalla tradizione apocrifa. In particolare dalla recensione etiopica della Lettera degli Apostoli e dall’Apocalisse di Pietro nella Bibbia copta:
Mi trovai nei cieli, con gli arcangeli e gli angeli, passai attraverso la loro figura quasi fossi uno di loro, tra le dominazioni e le potestà; li passai tutti avendo io la sapienza di colui che mi ha mandato. Il capo supremo degli angeli, Michele, e Gabriele, Uriele e Raffaele mi hanno seguito fino al quinto firmamento, pensando in cuor loro ch’io fossi uno di loro. (dalla Lettera degli Apostoli. 13,2)
L’angelo del Signore, Uriel, farà venire le anime dei peccatori che perirono con il diluvio, tutte quelle che abitano negli idoli di ogni genere, nelle statue fuse, nei simboli lascivi, nelle pitture, le anime di quanti dimorano sulle colline, in pietre e lungo le strade , che gli uomini chiamano dèi: saranno bruciate con essi nel fuoco eterno. quando tutti costoro saranno distrutti con le loro abitazioni, inizierà la punizione eterna…..
Ecco la loro punizione: un fiume di fuoco nel quale cadranno tutti quanti sono giudicati. E’ Uriel che li porrà là; e appresterà ruote di fuoco alle quali uomini e donne resteranno appesi in forza del turbinio della rotazione, mentre quanti saranno nella fossa bruceranno. Sono i maghi e le streghe. Di tali ruote vene sarà in ogni punizione per mezzo del fuoco: saranno innumerevoli. (dall’Apocalisse di Pietro).
Ma torniamo al problema della rappresentabilità degli angeli.
Avremo modo di considerare di nuovo la questione posta con la lotta iconoclasta di Leone III Isaurico e la soluzione proposta da Giovanni Damasceno (VII-VIII sec.), teologo e pittore, sostenitore della icona come luogo dell’increato. In essa si partecipa alla visione dell’invisibile dopo un lungo periodo di digiuno accompagnato da una sistematica lettura dei passi biblici le cui verità sono il modello ultraterreno che si sostituisce al modello fisico.

Antonello da Messina (XV sec.)
Per Giovanni Damasceno l’icona è per gli analfabeti ciò che la Bibbia è per le persone istruite. Ciò che la parola è per l’orecchio, l’icona lo è per la vista.
Il punto fondamentale della disputa tra iconoclasti e iconoduli fu costituito dall’atteggiamento che il fedele aveva nei confronti delle immagini. Senza andare alla ricerca delle motivazioni pratiche che spinsero Leone III Isaurico nel 726 ad avviare il processo di condanna verso ogni forma di rappresentazione del divino, sul piano strettamente dottrinario si deve attribuire alla sua iniziativa il significato di una lotta a tutte quelle espressioni che in qualunque modo potevano confondersi con l’idolatria.
Da Papa Adriano I (772-795) fu convocato, su iniziativa e sollecitazione dell’imperatrice Irene, il secondo Concilio di Nicea che si celebrò dal 24 settembre al 23 ottobre 787.
Tra le altre cose in quella occasione si trattò del significato e della liceità del culto delle immagini. Il Concilio si concluse con quattro anatemi contro coloro che non riconoscevano la loro sacralità:
Se qualcuno non ammette che Cristo, nostro Dio, possa esser imitato, secondo l’umanità, sia anatema. Se qualcuno rifiuta che i racconti evangelici siano rappresentati con disegni, sia anatema. Se qualcuno non saluta queste (immagini), (fatte) nel nome del Signore e dei suoi santi, sia anatema. Se qualcuno rigetta ogni tradizione ecclesiastica, sia scritta che non scritta, sia anatema.
Seguivano 22 canoni il primo dei quali ribadiva che Mosè aveva visto Dio.
Con queste premesse la rappresentazione delle figure angeliche non solo era possibile, ma diventava obbligatoria nelle chiese e, a maggior ragione, nelle miniature dei codici.
Dalle descrizioni bibliche, dunque, si può ricavare la forma fisica degli angeli, ma la complessità dei racconti determina la necessità che anche le descrizioni debbano essere interpretate.
(Continua)
Prima parte: http://www.francovalente.it/?p=5311
Seconda parte: http://www.francovalente.it/?p=5373
Terza parte: http://www.francovalente.it/?p=5468
Quarta parte: http://www.francovalente.it/?p=5512









Lascia un commento