(Franco Valente. Estratto da Primo Piano Molise, 17 dicembre 2007)

Durante i lavori di recupero del piano terra dell’antica Torre del Mercato ho illustrato le ultime considerazioni su una serie di feritoie di cui avevo scoperto l’esistenza nel 1975 in occasione di una prima schedatura del patrimonio architettonico di Venafro.
I lavori attuali sono diretti dall’arch. Luigi Viscione che sta procedendo anche ad un aggiornamento dei rilievi originali (C.Passarelli-V.Valente) che furono pubblicati nel volume sul Castello di Venafro nel 1993 (G. MORRA e F. VALENTE, Il Castello di Venafro, ed. ENNE).
Le risultanze dei primi studi sono state illustrate il 1 dicembre 2007 nell’assemblea annuale della Sezione molisana dell’Istituto Italiano dei Castelli.

Veduta di Venafro nel XVI secolo
La più antica rappresentazione di Venafro è conservata presso la Biblioteca Angelica di Roma. Si tratta di un disegno a penna degli ultimi decenni del XVI secolo
Il nucleo urbano è interamente raccolto all’interno delle mura (difese da “fossi”) sulle quali si aprono le cinque porte principali compresa la Porta del Mercato.

Particolare della stampa del Pacichelli (1705)
Questi fossati furono colmati di terra e pietrisco a seguito di due alluvioni del 1643 e del 1680 che vennero drammaticamente descritte dal venafrano Ludovico Valla che ne era stato testimone oculare.
L’avvenimento fu di portata così eccezionale da comportare una trasformazione urbanistica della città. Illustrerò tutte queste circostanze in un volume di prossima pubblicazione, ma l’aspetto più interessante degli ultimi studi riguarda le feritoie che fra qualche mese si potranno visitare proprio grazie all’intervento di recupero che si sta effettuando.
Per il momento si tratta di quattro feritoie conservate nella forma originale e facenti parte di una serie di almeno altre otto che dovevano essere distribuite sull’intero perimetro dell’antico edificio.
Difficilmente potranno essere viste le altre otto se non effettuando lo scavo dell’antico fossato, ma quelle sopravvissute, che per la prima volta vengono mostrate al pubblico, sono sufficienti per apprezzarne l’importanza.
E’ tradizione ormai consolidata che l’attuale cinta muraria di Venafro sia stata completata ai tempi di Ladislao Durazzo ai primi del XV secolo quando fu realizzata anche la porta del Mercato. Ma qualcosa di particolarmente importante accadde dopo la conquista del Regno da parte di Alfonso d’Aragona che nel 1443 attribuì a Francesco Pandone il definitivo possesso di un territorio che andava da S. Pietro Infine a S. Polo Matese, da Pizzone a Prata Sannita.
E’ da questo momento che la Torre del Mercato assunse la forma attuale. I lavori terminarono poco prima della morte di Francesco, avvenuta nel 1457.
L’eredità fu divisa tra i vari figli. La parte che sarebbe stata destinata al figlio Carlo, premorto al padre, passò al giovanissimo nipote Scipione.
Scipione Pandone acquisì il feudo in un momento di grande incertezza per il progredire rapido dei sistemi di attacco e di difesa con l’uso di armi detonanti.
Contro Scipione ben 550 cittadini di Venafro il 23 agosto 1487 si riunirono in assemblea per sottoscrivere un documento di protesta, inviato a re Ferrante, contro gli aggravi e le pretese del feudatario che veniva accusato, tra l’altro, di avere disarmato il Castello per portare le artiglierie (comprese le panzere che erano le armature individuali a scaglie di metallo) in altro loco in suo hedificio.
Lo accusavano, insieme ad altre prepotenze, di costringerli a prestazioni gratuite alle riparazioni del castello anche se l’edificio era stato di recente refacto
Non è da escludere che il suo hedificio nel quale furono trasferite le balestre,bumbarde, panzere, et altre artheglyarie sia proprio la Torre del Mercato dove probabilmente apportò nuove trasformazioni per potervele adattare.
La porta urbica del Mercato, come si può ben osservare in tutte le antiche rappresentazioni, era attaccata alla facciata occidentale, verso l’attuale Casa Municipale, preceduta da un ponte a due arcate che serviva a superare il fossato che proseguiva ai piedi della Torre.
Le singole composizioni delle feritoie a difesa del fossato sono sicuramente particolari e meritano qualche approfondimento per poter capire la loro utilizzabilità e la loro funzione.
Delle 3 feritoie del lato occidentale sul quale era attaccata la Porta urbica la seconda ha una struttura singolare perché la toppa inferiore per la bombarda, dal diametro di 24 cm., è secondo il solito a pochi centimetri dal piano di appoggio, ma è sormontata da due feritoie con taglio a croce sovrapposte e separate da un foro circolare del diametro di 11 cm. che sembrerebbe adatto ad un archibugio (che alla metà del secolo cominciava a fare le prime apparizioni) o forse al posizionamento di una cosiddetta bombarda manesca.
I due tagli a croce sovrapposti ai due fori, avendo le strombature interne piuttosto ridotte per immaginare che potessero servire per il posizionamento di balestre, probabilmente servivano per traguardare sul bersaglio e addrizzare il tiro tonante.
Questa feritoia doveva avere la funzione di controllo della parte di fossato sottostante la porta urbica con un tiro radente al muro che usciva ortogonalmente dalla torre.
La particolare originalità di queste feritoie rende problematica una loro definitiva datazione.
Ancora non esiste una sistematica catalogazione nazionale delle feritoie che permetta un’analisi comparativa, ma alcuni elementi sono incontrovertibili per collocare quelle di Venafro in un epoca che non superi il XV secolo.
L’importanza delle feritoie venafrane sta nel fatto che non se ne conoscano, almeno in tutti gli edifici del XV secolo pubblicati, altre con queste caratteristiche.
Il foro per la bombarda accoppiato a quello dell’archibugio costituirà certamente per la Torrre di Venafro un interesse internazionale per gli studiosi delle armi da fuoco e per le strutture castellane.
Di tutte queste cose si parlerà in un volume che spero si possa pubblicare nella concomitanza del completamento dei lavori di restauro.
Con preghiera di citare la fonte in caso di utilizzazione del testo per motivi di studio. Questo articolo è protetto da Creative Commons” http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.0/deed.it

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