Dall’eolico domestico all’eolico selvaggio

Dall’eolico domestico all’eolico selvaggio

Franco Valente

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Gli dai un dito e ti si prendono il braccio, poi le gambe e infine tutto il corpo.

Sono stato e sono un convinto sostenitore dell’eolico, ma c’è un limite alla decenza.
C’è modo e modo di sfruttare il vento.
Le macchine eoliche mi hanno sempre affascinato. Vederle girare, sentire il rumore del vento, sapere che da esse usciva una energia assolutamente pulita mi dava un senso di liberazione e di riconciliazione con la moderna tecnologia.
Vi sono impianti come quello di Capracotta che sono belli perché, forse solo per un gioco del caso, appaiono all’improvviso e rimani preso dalla loro grandiosità.
Ma ora le pale eoliche si stanno trasformando in un grande problema per l’ambiente.
A questo punto non mi sento di condividere la dissennata  politica molisana della collocazione di filari di macchine rotanti su ogni collina, su ogni crinale, su ogni maledetto luogo dove spiri un filo di vento.
Ormai l’aspetto sotto certi versi futurista sta cedendo il passo al desiderio di quelle scellerate amministrazioni che pensano di fare cassa svendendo il territorio.
E come al solito nella nostra regione non esistono le misure equilibrate.
Nei nostri sogni infantili l’eolico doveva essere di tipo domestico, con piccole pale che avrebbero dovuto produrre energia di supporto.
Esistono generatori come quelli di tipo Savonius che si possono fare in casa. O quelli di tipo Winside o ancora la turbina Darrieus. Tutti generatori di modesto impatto che, però, hanno bisogno di una cultura generalizzata del risparmio energetico e di una concreta politica di sostegno.
I politici, invece, vogliono la botte piena e la moglie ubriaca.
E allora dagli a piantare pali da tutte le parti!
Insomma si è passati da una cultura dell’eolico domestico all’eolico selvaggio.
E così, i nostri politici paesani, approfittando del fatto che siamo un popolo di pecoroni, cercano di farci credere che si può perdere anche la verginità, purché vi sia un consistente corrispettivo economico.
Insomma ci si può anche prostituire, purché si venga pagati bene.
Il disastro ambientale che si sta consumando a Civitacampomarano su iniziativa dei comuni confinanti è di una gravità inimmaginabile.

eolico-civitmarano.JPG
Questa immagine dal castello di Civitacampomarano ormai è stata rubata alle future generazioni. Il crinale in questi giorni è stato totalmente devastato da un filare allucinante di pali eolici.

Ancora peggiore quello che si prepara per Torella del Sannio dove il popolo comincia a capire e si prepara alla sollevazione con la formazione di un comitato che sicuramente aprirà un fronte che si propone di dare filo da torcere e contrastare chi ritiene che le risorse ambientali siano un bene da distruggere per quattro soldi a piacimento di amministratori la cui sensibilità è pari a quella di una mandria di rinoceronti infuriati.

Questi i contenuti dello statuto che cittadini di Torella si apprestano a sottoscrivere:

Comitato per la Tutela e
Valorizzazione del Territorio Molisano
Atto Costitutivo
I sottoscritti ……………
Premesso:
-che il territorio molisano è unanimemente considerato uno dei più suggestivi d’Italia, apprezzato per le bellezze naturaliste, paesaggistiche, storiche ed archeologiche;
-pur essendo esso ancora sostanzialmente intatto, ha comunque subito, in alcune delle sue zone, guasti di notevole portata, procurati soprattutto dalla installazione di impianti eolici, con conseguenti danni ambientali, idrogeologici, economici ed erariali;
-che, alla luce anche di recenti studi in materia per i quali l’energia eolica e solare non è attualmente in grado di ovviare, se non in ragione di insignificanti percentuali, al fabbisogno energetico nazionale – risultando assolutamente insoddisfacente il quantitativo di energia prodotta – le scelte di molte amministrazioni comunali al riguardo appaiono del tutto ingiustificate e pregiudizievoli per il territorio ed i suoi abitanti;
– che tali scelte sono in realtà dettate dal solo fine di risanare i bilanci delle singole amministrazioni deliberanti (con conseguenti notevoli vantaggi economici per le Società che gestiscono tali operazioni);
– che, omettendo di valutare l’irreversibile sconvolgimento di interi ed estesi paesaggi naturali e della fauna locale e dei gravissimi danni ambientali, idrogeologici, economici ed erariali, gli amministratori che optano per l’eolico deliberano in assoluta autonomia non avvertendo, peraltro, alcun dovere di consultare o di informare i cittadini su importanti questioni che riguardano il loro futuro per l’arco dei prossimi 30 anni;
–    che infatti, a fronte della inconsistente produzione di energia, verrebbero a verificarsi gravissimi e irrecuperabili danni all’ambiente, alla salute  ed all’economia locale quali:
-definitiva distruzione del paesaggio che rappresenta, oggi, un pregio indiscusso del nostro territorio;
-occupazione del territorio e stravolgimento di boschi ed aree incolte con la costruzione di accessi, strade e griglie;
-danno idrogeologico dovuto alla estesa e profonda perforazione dei terreni interessati alla installazione delle pale;
– perdita del valore turistico del territorio stesso;
– sviluppo di rumore aerodinamico generato, avvertibile da uomini ed animali e, quindi, inquinamento acustico;
-conseguente scomparsa della fauna stanziale e migratoria;
– effetto dannoso sulla flora locale;
– interferenze elettromagnetiche con effetti negativi sulle telecomunicazioni;
– sviluppo di smog elettromagnetico;
– elevati costi e difficoltà per lo smaltimento degli impianti;
– possibilità di espropriazione di terreni di privati;
–    che i promotori del costituendo Comitato ed i suoi aderenti intendono impegnarsi a che il territorio molisano sia preservato da danni ambientali di ogni genere, mettendo in atto ogni iniziativa possibile per scoraggiare inopportune e pregiudizievoli scelte operate da chicchessia, amministratori pubblici o privati, al fine di assicurare la tutela del territorio e la sua conservazione nell’ambito di uno sviluppo sostenibile, finalizzato alla sua valorizzazione per scopi turistici ed economici;
–    che il costituendo Comitato – apartitico, apolitico e senza fini di lucro – opererà, compatibilmente con le adesioni raccolte, in ogni zona della regione Molise e svolgerà la propria azione rispettando la struttura di seguito illustrata:
DELIBERANO
di costituire il Comitato “A CHE PUNTO E’ IL MOLISE ? ” per promuovere ogni iniziativa utile e necessaria alla salvaguardia, tutela e valorizzazione dell’ambiente molisano, in particolare agendo attraverso campagne di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e di tutti gli Organi Istituzionali che abbiano il potere di intervenire in maniera diretta od indiretta per garantire il diritto dei cittadini alla tutela del paesaggio sancita all’art. 9 della Costituzione Italiana.
La presente iniziativa è aperta a tutti i cittadini del Molise, ad Associazioni, Enti e a tutti coloro, anche di fuori regione, che condividano i principi ispiratori del Comitato, ai quali si può aderire con la sottoscrizione del presente atto.
Il Comitato non persegue fini politici e non ha scopi di lucro.

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Commenti

9 risposte a “Dall’eolico domestico all’eolico selvaggio”

  1. L’eolico selvaggio è un’altra delle solite sciagure prodotte dal conformismo culturale che impera ahinoi!in Italia in generale ed in Molise in particolare;Io,Leonardo e mia figlia siamo con tutte le nostre forze pronti a sostenere il comitato:a Torella ne abbiamo viste di tutti i colori:gli attentati alla bellezza si succedono da noi con una disperante regolarità;ma è tempo che queste battaglie non siano più resistenze solitarie delle quali i potentucoli locali si fanno un bel baffo:bisogna organizzarsi,come ora stanno facendo anche i francesi,seccati alquanto che unicamente per questioni di scambi commerciali si vedono invadere le apriche colline di centinaia di mulinelli minacciosi, inutili e naturalmente politicamente corretti:il 4 ottobre a Parigi, ci sarà una grande manifestazione contro l’eolico:noi ci saremo insieme con altre rappresentanze italiane;intanto ringraziamo ancora una volta Franco Valente per essere come sempre pronto a combattere le giuste battaglie.

  2. Avatar Sario Maria Maurizio
    Sario Maria Maurizio

    Gentilissimo Architetto Valente, vorrei capire meglio di cosa stiamo parlando. Quale è il limite che distingue l’eolico “buono” da quello “selvaggio”? Si può, sulla base di un giudizio estetico, porre un limite, che non tenga conto di mille altri fattori? Cosa si rimprovera davvero agli impianti eolici? Si possono davvero sposare “tutte” le premesse del costituendo comitato? L’eolico è o non è una fonte di energia che merita di essere sfruttata? Ci sono modelli positivi a cui potremmo fare riferimento nella nostra piccola regione? Perdonami, ma so che morirò credendo che sia possibile volare alto restando coi piedi per terra, e che questo non si ottenga dicendo sempre di no! L’argomento è importante perchè sicuramente crea uno scontro fra una visione “bucolica” del nostro territorio e la necessità di creare un modello di sviluppo economico di cui non si può fare a meno. L’eolico mi sembra più una opportunità da migliorare che un nuovo nemico da demonizzare.

  3. Sario pone un problema difficilmente risolvibile se tutto viene ricondotto a valori assoluti.
    Già avevo scritto una piccola esaltazione dell’eolico. E continuo a ritenere che di eolico se ne dabba fare molto ad integrazione di altri sistemi di produzione di energia.
    Il problema è come farlo.
    Cerco di rispondere con un altra questione: le cave.
    La pietra è un materiale fantastico che se non si cava non si può avere diversamente.
    Le cave possono essere qualcosa di diverso?
    Se invece di cavare da tutte le parti si decidesse di prendere una montagna e progettare che il prelievo sia finalizzate ad avere opere d’arte di dimensioni immense, credo che cambierebbe il nostro atteggiamento nei confronti dei cavatori.
    Ovviamente ci vuole una montagna da scolpire e un grande artista da impegnare.
    Le piramidi sono montagne di pietre o sono opere di architettura?
    Per l’eolico non si può continuare a seminare pali da tutte le parti. Andava progettato un parco eolico. Due parchi, tre parchi ma non l’eolico dove vuoi e quando vuoi solo per fare cassa.
    Io, per esempio, non capisco perché si sia contrari al parco eolico sul mare.

  4. Avatar Sario Maria Maurizio
    Sario Maria Maurizio

    Credo che il parco eolico sul mare sia stato bocciato solo perchè qualcuno ha trovato “offensivo” che la regione più piccola e con meno chilometri di costa fosse quella che dovesse ospitare l’unico parco del genere in Italia. Anche le formiche si incazzano! Ma quello che è in gioco è anche la logica del campanile, aspetto sul quale i tuoi lavori danno molti insegnamenti e spiegazioni. La stessa logica in base alla quale ogni comune e ogni comunità chiede, e si chiede, perchè debba essere concesso al vicino quello che a lui viene negato. Pochi giorni fa mi sono stati descritti gli importanti vantaggi che il comune di Presenzano (CE), grazie agli introiti che arrivano dall’ENEL, può fornire ai propri cittadini. Francamente ce ne è davvero da fare invidia e non mi sembra strano che ogni amministrazione cerchi di fare lo stesso. E’ una logica terrorizzante e, purtroppo, vincente. E’ il “dividi et impera”! E attenzione che sulla base di questa logica, ampiamente collaudata, il ministro Scajola ha proposto vantaggi ai comuni che accetteranno centrali nucleari sul proprio territorio. Chiedo scusa per la confusione, ma di carne da mettere su fuoco ce ne sarebbe molta, e di “griglie” su cui farlo, in giro, ce ne sono poche. Leggevo quello che scrivevi a proposito degli “intellettuali” del nostro territorio. Francamente, non conosco chi ha scritto il pezzo e non ne posso leggere le intenzioni, ma da come la leggo io è purtroppo vero che la nostra regione, e men che meno la nostra provincia, ha scarsissime capacità di generare quei dibattiti che sono appunto “il sale” della vita umana. La discussione, la volontà di mettersi in gioco, è qualcosa che si rifugge. Discorsi lunghi ma…. è per questo che invece io amo queste benedette pale eoliche. Perchè girano, danno una sensazione di movimento e di voglia di fare. Si possono rendere più belle? Sicuramente si! Le piramidi che tutti conosciamo sono solo il punto di arrivo di un evoluzione passata attraverso monumenti storicamente importanti, ma che pochi possono giudicare “belle”. La Tour Eiffel nacque come simbolo di una esposizione universale, un simbolo di modernità fuori contesto, contestata da molti e oggi…… Un ultimo appunto sulle cave, orrende e deturpanti ferite al paesaggio sulle quali non mi sembra che gli ambientalisti montino più nessun caso, comparabile a quello che si sta montando sulle pale eoliche. Per questo, perdonami, ma ho delle perplessità quando leggo la frase :”il popolo comincia a capire e si prepara alla sollevazione”. E’ giusto ed auspicabile che le popolazioni si pongano sempre il problema di capire quello che chi viene eletto intende fare: la democrazia dovrebbe essere partecipazione. Ma la realtà, per chi legge i fatti, è ben altra.
    P.S. ; ovviamente non aderirò al nascente comitato ma, parafrasando le parole di Ghandi, sarei disposto a battermi perché esso possa esprimere la propria opinione……..

  5. Avatar Gianluigi Ciamarra
    Gianluigi Ciamarra

    Il commento del Sig. Sario parte da una considerazione che ritengo puntuale: non può farsi una distinzione tra eolico “buono” ed eolico “selvaggio”, giacché il primo attiene a impianti limitati a poche pale, realizzate, esse, in una ristrettissima area e, perdippiù, di non particolare pregio paesaggistico, assolutamente inadatte, tuttavia, alla produzione di un quantitativo energetico soddisfacente (ho letto che per ottenere con l’eolico circa il 10% del fabbisogno nazionale di energia occorrerebbe installare ben 24.000 pale in un superficie di 2000 Km. quadri !).
    L’eolico “selvaggio”, sempre a mio modesto parere (ma non solo mio, per fortuna) è quello di cui il Molise, purtroppo, al pari di altre regioni del sud ha frettolosamente ed imprudentemente sposato la causa, sacrificando valori (tutela del paesaggio e dell’ambiente) che la stessa Costituzione riconosce e difende.
    Per questi ed altri motivi non posso pertanto concordare sulle altre argomentazioni del Sig. Sario circa la potenzialità della scelta eolica di creare le premesse di uno sviluppo economico della regione, considerando anche che l’energia che deriva dagli impianti non è a vantaggio del singolo Comune sul quale essi sono collocati, ma immessa nella rete nazionale (in misura, si è visto, insufficiente alle esigenze).
    Con esso, allora, deve forse identificarsi il potenziale “arricchimento” dei Comuni conseguente agli introiti (oboli rispetto al risultato economico di tali operazioni ma proficui per le ditte operanti nel settore) ? Personalmente nutro seri dubbi sulla congruità di tali introiti per la risoluzione dei problemi di bilanci comunali e sulla bontà e utilità del loro impiego, stante la ostinata propensione di molti Enti locali a destinare rilevanti somme per ripetitive sagre paesane e per la realizzazione di opere che si rilevano di assoluta inutilità e che non possono essere qualificate come idonee allo sviluppo del territorio.
    Gli esempi sono tanti.
    Non va, piuttosto, lo “sviluppo economico” pensato e configurato in funzione di una crescita mirata all’incremento di forme di turismo culturale, rurale e “bucolico”, aspetto, questo, cui il nostro territorio ben si addice ?
    Ma tale opzione è alternativa alla prima e viceversa.
    Veda, Sig. ……, non si tratta di dire sempre no.
    Innanzitutto si può dire no a chi chiede, a chi vuole, a chi pretende un consenso: nel caso di specie la quasi totalità delle amministrazioni comunali decide autonomamente senza avvertire il dovere morale di interpellare la collettività su determinazioni che la coinvolgono direttamente e che impegnano il territorio, con effetti devastanti, per un lungo periodo di tempo (oltre trenta anni).
    Non sono per il no a tutti i costi e non condivido, anzi, quanti, per partito preso o per ideologia, disdegnano ogni tentativo di innovazione o di evoluzione, ma non posso trovarmi tuttavia d’accordo con chi da una parte propaganda – giustamente, direi – una linea di sviluppo consona alle caratteristiche del nostro territorio, dall’altra preclude ad essa ogni possibilità di realizzarsi.
    La peculiarità della materia – e le scelte ad essa connesse – dovrebbe consigliare una più oculata e approfondita riflessione, non trascurando gli indirizzi della volontà popolare (sempre sovrana), da parte di chi ci amministra e ci governa.

  6. Avatar Sario Maria Maurizio
    Sario Maria Maurizio

    Gentilissimo Sig. Ciamarra,
    la ringrazio per la cortesia e voglio precisare che sto cercando di porre delle domande e non certo di fornire delle risposte. Reputo i numeri importanti per capire ma so anche che i vanno sempre interpretati. Partendo ad esempio dal dato che lei fornisce, sembrerebbe di capire che 20.000 Km. quadrati di territorio fornirebbero, con l’eolico, l’intero fabbisogno nazionale di energia. Se consideriamo che la superficie del territorio nazionale è di circa 300.000 Kmq. e che questa superficie non include quella dei mari (che pure si potrebbero evidentemente andare ad utilizzare allo scopo), se considerassimo ancora che nessuno ha mai pensato all’eolico come una fonte che debba dare più del 20/30% del fabbisogno energetico nazionale, se si considerano ancora i progressi sempre possibili della tecnologia ecc. ecc. , ne ricaverei che il “prezzo” da pagare all’eolico in termini di territorio sarebbe pari a meno del 2% delle terre emerse. C’è un però! Il territorio da adibire all’eolico deve avere… il vento. Spero quindi le sia chiaro che io non intendo fornire dati, ma solo cercare di ragionare. Anche perché questi ragionamenti mi sembrano darle ragione, senza per questo andare contro l’eolico. Purtroppo il problema è che oggi la ragione non è politicamente vincente.
    Il punto allora è: quanto eolico c’è oggi nel molise? Si produce sul nostro territorio più o meno di quanto sarebbe “ragionevole” produrre? Ecco, io credo che sarebbe necessario, per scegliere in maniera consapevole, sempre avere a disposizione i dati che occorrono. E occorrerebbe poi che queste informazioni arrivassero ai cittadini.
    Mi permetto però di contestare quello che per lei è un dato di fatto. Cercando in internet ho scoperto che gli USA, paese che negli ultimi anni non ha brillato per attenzione alle problematiche ambientali, si reputa fattibile arrivare ad ottenere fino al 20% della loro energia dall’eolico, ma hanno scoperto di avere non un problema di produzione, bensì di distribuzione, con una rete assolutamente inadeguata a supportare una distribuzione di energia che si basi su questo tipo di approccio produttivo (http://www.environmental-expert.com/resultEachPressRelease.aspx?cid=4791&codi=36643&idproducttype=8&level=0 ) . Quindi aggiunta di complessità alla complessità!
    Quello che io ho cercato di introdurre, evidentemente in maniera non chiara, è anche un altro ragionamento, di natura politica e non tecnica. Non era mia intenzione affermare che i vantaggi che le casse comunali hanno da certe operazioni le possano giustificare, ma è un fatto che non possiamo negare che ci sono parti del paese dove si comprano i voti a 50€ e altre forse valgono ancora meno, Quello che intendo dire è che schierarsi dalla parte del no come viene fatto nel manifesto di Torella può essere facilmente attaccato da chi pesca consensi elettorali in quella parte della popolazione che, per scelta per comodo o per ignoranza, guarda al poco maledetto e subito, piuttosto che alle scelte più “sagge”.
    Perdonatemi ancora, mi rendo conto di starmi dilungando troppo, ma il problema sta proprio in questo; nella volontà di non dire no al “no”, ma di capire insieme come quel “no” possa voler dire si ad altre cose, ugualmente capaci di produrre benessere, ovvero ciò che interessa a tutti. Un giorno, un Siciliano DOC al quale illustravo la bellezza dei nostri cieli stellati, mi rispose che i cieli stellati non danno da mangiare. Io mi limito ad osservare i fatti. Ed è ancora un fatto che questa regione ha trecentomila abitanti e più di seicentomila emigranti ancora ad essa legati. Quale economia ha prodotto questo?
    Ho riletto quello che ha scritto l’Arch.Valente e non posso non essere d’accordo con lui, ma non mi sembra che le affermazioni riportate nelle premesse del manifesto di Torella vadano nella stessa direzione. Ciò detto non mi sembra di essere sui principi distante da lei.

  7. Salve a tutti.
    In questo periodo l’eolico sta “affascinando” tutti gli amministratori comunali che con estrema “lungimiranza e responsabilità amministrativa” sono favorevoli a seminare pale dappertutto. Ieri domenica 28 settembre a Pettoranello di Molise dove sono assessore comunale da 5 anni circa il sindaco a portato a sorpresa una proposta di affidamento per la costruzione del parco eolico. di seguito il mio intervento che ha bloccato la proposta.
    “Gentili Consiglieri,
    in merito all’ordine del giorno appena presentato, premettendo che non sono mai stato contrario alle fonti energetiche rinnovabili e che mi reputo un forte sostenitore delle iniziative ecosostenibili, ritengo che sia prematuro portare all’ordine del giorno già una forma di affidamento, inoltre credo sia necessario affrontare la tematica in oggetto con maggiore moderazione e prudenza.
    Negli ultimi anni il territorio molisano sta vedendo la crescita degli impianti eolici e molte sono le perplessità in merito: estrema violenza per il nostro patrimonio naturalistico che dovrebbe essere tutelato e valorizzato, impatto ambientale, conseguenze negative certe su microhabitat che rendono il nostro territorio particolarissimo e di alto pregio, speculazione sulle traballanti condizioni economiche dei piccoli comuni. Questo perché non esiste norma: il Molise è sprovvisto di un piano energetico regionale.
    L’esclusività morale che ci vede riuniti qui rimanda inevitabilmente alla nostra responsabilità amministrativa per la tutela di ciò che abbiamo e per la valorizzazione e sviluppo di ciò che sarà vagliando con cautela e prudenza verso ciò che di volta in volta ci si presenta davanti.
    Oggi la proposta del sindaco è quella della realizzazione di un parco eolico: come, dove, perché? Queste credo siano le perplessità che devono muovere l’attività amministrativa e pensare al fatto che oggi va di moda l’eolico e pensare al fatto che le varie imprese proponenti promettono somme di denaro di dubbia equità con ciò che si mette a disposizione ( il patrimonio naturalistico che rappresenta la memoria storica di una comunità che ancora oggi presidia la montagna senza tutela) non significa che si amministra con responsabilità e lungimiranza: non guardiamo ad oggi e alle somme che ci promettono ma guardiamo al domani!
    Pensiamo davvero di essere competenti in materia di ecosostenibilità e di fonti energetiche alternative? Credo di no. Non pensiamo minimamte a utilizzare nuove tecnologie per il risparmio energetico (esempio? Le lampade a led per l’illuminazione pubblica che durano il triplo, fanno più luce e consumano un terzo rispetto a quelle tradizionali, ecc.) e crediamo di essere davvero competenti in fonti energetiche alternative o in merito all’ecosostenibilità? Quanti fanno la raccolta differenziata?
    Sulla scorta di quanto detto credo che tanta fretta per decidere in breve termine non ci sia, Pettoranello ha altre priorità addirittura paradossali e mi riferisco al precariato occupazionale che se messo in relazione allo sviluppo industriale che abbiamo sembra davvero assurdo.
    La responsabilità verso chi e cosa amministriamo è grande perciò richiede moderazione e prudenza: la fretta non mi interessa e non ci deve interessare.
    Infine, ritengo che per vagliare al meglio tale tematica sia necessario rinviare l’argomento all’ordine del giorno e addirittura nominare una commissione di esperti del settore con la partecipazione della nostra amministrazione comunale (almeno un referente) affinché valuti le richieste e le offerte in proporzione al patrimonio comunale ed elabori uno studio di fattibilità per l’eolico, creando eventualmente una situazione di forte concorrenza che possa andare a vantaggio dell’ente.E ancor prima, verifichi la necessità dell’eolico nel nostro comune.
    Chiedo gentilmente che tale intervento venga inserito a verbale sotto forma integrale.
    Pettoranello, 28 settembre 2008. L’assessore comunale

    Andrea Nini”
    Caro Franco, tu parli di prostituzione, purtroppo è vero! Io ritengo che gli amministratori comunali che non riescono a trovare altre forme di sostentamento e si lasciano convincere da somme economiche dubbie debbano andarsene a casa: il molise ha bisogno davvero di nuove intelligenze, di nuove competenze e di diverse sensibilità.
    Andrea Nini

  8. Avatar Michele D'AMICO
    Michele D’AMICO

    QUANDO L’ENERGIA PULITA “SPORCA L’AMBIENTE”

    La nostra Costituzione all’art. 9 recita : “La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”.
    Jelsi, così come tutto il Molise, è diventato terra di conquista da parte di titolari imprese del settore energetico, spesso accompagnati anche da politici locali, improvvisatosi promoter dell’eolico che girano nelle amministrazioni comunali e da privati a caccia indiscriminata di contratti per la realizzazione di centrali eolici in cambio di compensi allettanti.
    Questa proliferazione incontrollata di centrali è favorita dall’atteggiamento di molti Sindaci che, per sanare le finanze comunali, sono pronti a svendere parti del proprio territorio agli operatori eolici in cambio di lauti compensi annui. Parchi eolici che per effetto della ventosità vengono posizionati lunghi crinali collinari, attrattiva importante per il turismo verde, che si dice voler promuovere e diffondere nella nostra regione. Il pesante impatto visivo diverrà prevaricante anche nei confronti dei comuni confinanti che hanno rifiutato o non hanno richiesto centrali eoliche nel proprio territorio, un esempio drammatico in tal senso è rappresentato dalla Valle del Fortore, al confine tra le regioni Campania, Puglia e Molise, dove diverse amministrazioni hanno imprudentemente consentito l’installazione ognuna di una certo numero di pale eoliche cosicché oggi i crinali di tutto il comprensorio ospitano quasi 700 torri, oltre alle infrastrutture per il trasporto dell’energia quali, nuovi elettrodotti, manufatti e nuova rete stradale di servizio. L’effetto visivo da qualsiasi punto si osservi la vallata è tale che l’intero aspetto dei luoghi risulta pesantemente trasformato e ciò, unitamente alla rumorosità delle pale, fa decadere in modo definitivo qualsiasi valenza turistica del territorio. La stessa cosa si stava tentando di fare nella Valle del Tammaro in prossimità della città romana di ALTILIA, in uno scrigno naturale a ridosso del Parco del Matese, evitata per il momento da cittadini e da qualche politico lungimirante.
    Le centrali eoliche sono sovvenzionate da fondi europei ( 40% ) e regionali, così le ditte private spendono poco negli investimenti e guadagnano moltissimo nella connessione con l’ENEL. Ai piccoli comuni vanno le briciole, con l’illusione di aver fatto un buon affare. Ma per questi comuni delle zone interne il rischio è di un danno irreversibile al proprio territorio, e l’addio ad ogni prospettiva turistica.
    Alla devastazione del paesaggio si accompagna il grave danno arrecato all’ambiente naturale, nelle sue varie componenti. Spesso le aree scelte per la realizzazione degli impianti costituiscono habitat di elevato pregio naturalistico, che in molti casi, proprio per il loro valore ambientale di importanza spesso non solo regionale ma nazionale ed internazionale, ricadono in aree protette dalla legislazione interna (parchi nazionali e regionali, riserve naturali) o in siti d’importanza comunitaria, o in entrambe le situazioni. I progetti che si stanno proponendo non tengono in nessun conto i principi di conservazione acquisiti in questi ultimi decenni nel nostro Paese e in Europa e che hanno trovato espressione giuridica in fondamentali norme nazionali come la legge quadro sulle aree protette n.394 del 1991, nella cosiddetta legge Galasso su vincoli e piani paesistici, oggi convertita nel D.L. 490 del 1999, nonché nelle relative leggi regionali in materia.
    I siti di importanza comunitaria (SIC) ospitano specie animali e habitat minacciati e meritevoli di misure speciali di tutela e, per tale motivo, sono riconosciuti di rilevanza europea sulla base di convenzioni internazionali e di norme comunitarie come la Direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatica, recepita in Italia con il D.P.R. 8 settembre 1997 n.357 e la Direttiva 79/409/CEE concernente la conservazione degli uccelli selvatici del 2 aprile 1979, recepita in Italia con la legge n.157 del 1992.
    Le suddette Direttive prevedono l’istituzione di una rete europea di aree protette denominata NATURA 2000 e i siti individuati ai fini della loro inclusione, elencati nel Decreto del Ministro dell’Ambiente del 3 aprile 2000, furono a suo tempo individuati dalle Regioni sulla base di studi naturalistici appositamente condotti.
    LE RAGIONI DEL NO
    • Le centrali eoliche sono veri e propri impianti industriali, e pertanto già in quanto tali la loro ubicazione in aree ambientalmente pregevoli risulta del tutto incompatibile con la vocazione spiccatamente naturalistica di questi territori, caratterizzate inoltre dal fatto che, essendo per lo più realizzate in aree remote, comportano la costruzione di infrastrutture di servizio, come strade e linee elettriche, che ne accrescono il già notevole impatto sull’ambiente.
    • Non è accettabile che, come invece è diventata prassi usuale, la localizzazione e la dimensione degli impianti vengano decise solo in base a contrattazioni tra le ditte produttrici ed i comuni interessati, che spesso svendono per pochi soldi i valori ambientali più significativi dei loro territori, tra l’altro con danni anche economici assai notevoli per l’agriturismo, il turismo naturalistico, l’allevamento del bestiame, eccetera.
    • Finalmente la Regione Molise con la Legge Regionale n. 15 del 21.05.2008 e successive Linee Guida di cui alla Deliberazione del Consiglio n. 167 del 10.06.2008, ha messo un notevole freno all’eolico selvaggio. Vanno incoraggiate altre forme di produzione di energia da fonti rinnovabili come il solare termico ed il solare fotovoltaico. Il risparmio è sul tetto di casa- contributi sotto forma di tariffe incentivanti di cui al DM 28.07.2005, DM. 06.02.2006, DM. Sviluppo Economico 19.02.2007 e successivi. Abbiamo l’obbligo di usare fonti rinnovabili di energia elettrica, ma possiamo scegliere tra le varie disponibili rispettando il paesaggio.
    • Vi è un alto livello di disinformazione in merito alle centrali eoliche vista da molti, anche titolari di responsabilità decisionali in questo settore, come a basso impatto ambientale ed assai utili per la riduzione dell’effetto serra ( vedi dichiarazione del consigliere regionale Camillo Di Pasquale sul “Il quotidiano” del 24.09.2008). Occorre quindi un’attenta opera di sensibilizzazione e di informazione in merito alla situazione reale.
    • Oggi in Italia con l’eolico produciamo una piccola quantità di energia, se si vuole dall’eolico un apporto energetico fondamentale, di torri dovremmo farne delle migliaia, e forse anche delle centinaia di migliaia. Con 5000/6000 torri da 80-100 metri si coprirà il 3,3 % del fabbisogno di energia elettrica con risparmio solo dell’1,1% del consumo totale di petrolio ed altri combustibili fossili (fonte: Comitato Nazionale del Paesaggio) dovremo subire dunque come contropartita, una trasformazione epocale e disastrosa dell’ambiente e del paesaggio.
    • Bisogna assolutamente impedire che la nostra Regione diventi un territorio a perdere, una selva di torri d’acciaio a discapito della fauna, del turismo e della nostra memoria storica legata ai paesaggi rurali e montani – nessun altro impianto tecnologico tra quelli già inseriti nelle aree montane (tralicci di elettrodotti, ripetitori televisivi, antenne per telefonia mobile, impianti sciistici, ha un impatto paesaggistico paragonabile a quello eolico: sono enormi, potenti, dominanti e sempre in movimento.
    • Per la regola del 2% introduzione del “Certificato verde” Decreto Bersani (n. 79/99) le società di produzione elettriche devono dimostrare che una quota prodotta pari al 2% del totale sia proveniente da fonti rinnovabili, poiché il valore dei “ Certificati Verdi ” prescinde dalla fonte di energia rinnovabile utilizzata, la scelta degli operatori non poteva cadere che sulla produzione eolica, che al momento risulta la più economica. Un Kwh ottenuto con sistemi tradizionali è acquistato dall’Enel a 6 centesimi di Euro, mentre in base agli incentivi del decreto Bersani, un Kwh prodotto con il vento rende almeno 13 centesimi; un torre eolica (alta 80 m.) costa un milione di Euro e produce una rendita annua di 260 mila Euro, facendo un po’ i conti l’investimento si ripaga in quattro anni, dopodichè le eliche girano e i soldi in tasca crescono. Il risultato finale è evidente, la diffusione esclusiva dell’eolico.
    • Il vento non porta occupazione, non produce nessun posto di lavoro, rappresenta un colossale affare per pochi e un disastro per molti, il paesaggio è l’unico patrimonio di queste zone. O, almeno, lo era.
    La presente vale come invito a tutti i Sindaci affinché valutino bene gli investimenti che si apprestano a fare, e ai cittadini a prendere coscienza dei gravi danni già prodotti dall’eolico selvaggio. Il Molise non ha troppo patito l’industrializzazione, è un Molise di contadini e di pastori legati alla terra che hanno garantito la presenza nelle zone più disagiate e preservato il territorio, garantendo peculiarità e tipicità, cultura e tradizioni. Questa e la vera ricchezza del popolo molisano. Bisogna impegnarsi su un diverso modello di sviluppo che sappia valorizzare queste ricchezze trasformandoli in opportunità di sviluppo e lavoro per la nostra gente.

    Michele D’AMICO – Ass. alle politiche del territorio del Comune di Jelsi (CB)

  9. L’avvocato Vigorito, oltre che essere uno dei maggiori imprenditori del settore eolico in Italia è anche il presidente dell’ANEV, l’associazione di categoria degli industriali di questo comparto.

    E’ il responsabile, nel bene e nel male, dello sviluppo eolico in Italia.

    E’ accusato di associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata, per aver indebitamente percepito contributi pubblici per la realizzazione di parchi eolici destinati alla produzione di energia elettrica.

    Delle sue responsabilità se ne occuperà la giustizia penale e amministrativa e spero per lui che queste accuse risulteranno infondate e che il tutto si risolva con un errore giudiziario ma, qualora l’impianto accusatorio venisse provato, ci troveremo dinanzi ad una truffa di proporzioni colossali e che, cosa ancora più grave, ha contribuito da distruggere interi porzioni di territorio di smisurata bellezza in cambio del nulla.

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