Perché alle sorgenti del Volturno un monastero dedicato a S. Vincenzo di Saragozza?

Perché alle sorgenti del Volturno un monastero dedicato a S. Vincenzo?

(da Franco Valente, S. Vincenzo al Volturno, Architettura ed Arte, Montecassino 1996)


La dedicazione del Chronicon Vulturnense a S. Vincenzo di Saragozza (Cod. Barb. Lat. 2724 – Sec. XII – Biblioteca Vaticana)

Assume particolare importanza la leggenda secondo cui la fondazione dell’antica chiesa di S. Vincenzo risalirebbe al tempo di Costantino il Grande, imperatore dal 306 al 337, che l’avrebbe voluta quando, di passaggio alle sorgenti del Volturno mentre tornava a Roma da un viaggio lungo gli Appennini, gli erano apparsi in sogno S. Stefano, S. Vincenzo e S. Lorenzo. Quest’ultimo avrebbe rimproverato all’imperatore di non aver dedicato a S. Vincenzo di Saragozza alcuna chiesa, mentre si era ricordato degli altri due con le basiliche fatte edificare a Roma ed a Capua. L’imperatore in persona avrebbe indicato il luogo dove erigere la nuova chiesa a mille passi dalla sorgente del Volturno: Confestim, surgens de visione, locum perspicito, haud procul, aptum, ab ortu fluminis ad mille passus: quo statim, munere celesti fartus, illi templum construere aptum!“. (Bibl. Apost. Vaticana, Cod. Barb. Lat. 2724, fol. 54 r, rr. 6-10).

Del sogno di Costantino si accenna anche in un’altra parte del Chronicon Vulturnense, a proposito della fondazione di un’altra chiesa ad opera di re Desiderio, poco prima del 774, il quale dice che S.  Pietro gli era apparso in sogno e gli aveva indicato dove edificare una basilica a lui dedicata. Nel raccontare l’episodio egli paragona l’evento a quelli simili di Costantino, di Teodorico, di Giustiniano, elencando una serie di città, tra le quali inserisce anche Sannia. Si capisce, dal contesto della narrazione, che si riferiva ad una città e non ad una regione e che di quella città rimaneva ancora vivo il nome:  … et Rome, et Ticini, et Sannie, et Aufidi ecclesiarum in honore edificare, in diversa michi etate per sompnium apparens, ….

Il racconto della fondazione costantiniana di S. Vincenzo, trascritto in epoca carolingia da Ambrogio Autperto, presenta comunque una duplice possibilità interpretativa, sia che si voglia ritenere questa notizia storicamente accreditata, sia che si tratti di una leggenda. In ambedue i casi, infatti, alla base della citazione si ritrova la volontà politica del narratore carolingio di ricondurre a Costantino, e perciò alla romanità imperiale cristiana, la storia del cenobio vulturnense, lasciando intendere che con Autperto, ancor prima che Carlomagno diventasse imperatore, si cercava di ritrovare una continuità con un passato che, per tutta la dinastia carolingia, sarà una vera e propria scelta ideologica.


Riproduzione della dedicazione del Chronicon a S. Vincenzo nell’ edizione di Ludovico Antonio Muratori ( Incisore G.B. Sintes – XVIII sec.)

In realtà non esiste alcun documento archeologico che riconduca al IV secolo l’origine di S. Vincenzo, salvo qualche sporadico elemento decorativo genericamente definibile di stile costantiniano, come un frammento di semicolonna a palmette, riutilizzato nel IX secolo a lato della porta di accesso al refettorio, ed altri due erratici simili, situati oggi nel palazzo abbaziale

Il culto per S. Vincenzo ebbe una importanza notevole nell’Italia meridionale per tutto l’alto medioevo e le nuove scoperte archeologiche hanno riaperto il problema della identificazione precisa del santo. Una serie di nuovi elementi confermano la tradizione che si tratti di S. Vincenzo di Saragozza, che subì il martirio intorno al 304, sotto le persecuzioni di Diocleziano.

Certamente utile la rilettura di un documento di Sigeberto di Gembloux (SIGEBERTO DI GEMBLOUX, Vita Deoderici I, in Monumenta Germaniae Historica, IV, ed. G. Pertz, Hannover 1841) che riporta una antica tradizione del X secolo secondo cui il corpo di S. Vincenzo sarebbe stato trafugato dalla Spagna ad opera di due monaci e trasferito nel monastero vulturnense dove sarebbe rimasto fino alla invasione saracena dell’881. Dopo la distruzione del cenobio sarebbe stato traslato a Cortona e, successivamente, a Remiremont.

Sulla permanenza reale del corpo di S. Vincenzo alle sorgenti del Volturno non esistono altri documenti, ma la testimonianza di Sigeberto è comunque utile per capire quale importanza avesse per i monaci volturnesi la circostanza e quale fosse, in quell’epoca, l’interesse per le reliquie del santo spagnolo.


Particolare di una stampa del XIX secolo che riproduce la dedicazione del Chronicon a S. Vincenzo di Saragozza

Ma, a parte la quistione del passaggio delle reliquie, sembra particolarmente interessante ritornare alla leggenda del sogno di Costantino per esaminare l’aspetto relativo all’associazione del culto per S. Vincenzo con quelli per S. Stefano e S. Lorenzo che necessariamente riportano a considerare la tradizione carolingia di ricollegarsi alle grandi scelte del primo imperatore cristiano.

Secondo la tradizione Vincenzo era nato a Huesca, in Spagna, e studiò a Saragozza sotto la guida del vescovo Valerio che gli conferì il diaconato. Durante le persecuzioni di Diocleziano ambedue furono arrestati dal prefetto Daziano. Vincenzo venne condannato a violente torture senza che la sua fede vacillasse. Per accrescere e prolungare le sue pene i carnefici lo fecero guarire e poi ricominciarono lo strazio lacerando le sue carni con un’unghia di ferro. Poi passarono a supplizi più atroci ponendolo sul fuoco con una graticola fatta di lame di sega e spargendo sale sulla carne ustionata. Daziano, dopo aver sospeso le torture, lo fece rinchiudere in un carcere privo di giaciglio e con il pavimento cosparso di cocci e vetri per impedirgli il sonno, ma intervennero gli angeli che distesero un letto di fiori.

Il prefetto allora fece trasportare Vincenzo su un morbido letto per farlo di nuovo sanare e poi ricominciare i supplizi, ma l’anima del santo salì al cielo. Daziano, non soddisfatto, ordinò che il suo corpo venisse lasciato in pasto di animali feroci affinché non fosse sepolto. Alcuni corvi, però, si posero a guardia del cadavere respingendo gli altri animali, sicché Daziano decise di far affondare il suo corpo legandolo ad una macina di molino. Ma anche in questo caso intervenne Dio che lo fece galleggiare fino a riva dove i cristiani lo recuperarono e lo tumularono nei pressi di Sagunto-Murviedro, a nord di Valencia.

Sull’argomento si veda: J.-L. CHARLET, S. Vincenzo di Saragozza, in Storia dei santi e della santità cristiana, vol. III, Il Seme dei martiri,pp. 256-264. Milano s.d…

L’episodio della tortura con la graticola sul fuoco e dei corvi sopravvive ancora nello stemma dell’abbazia vulturnense, ma, soprattutto della vicenda terrena di S. Vincenzo, si ha testimonianza nel Chronicon in una delle prime miniature dove viene rappresentato seduto su un trono mentre riceve dall’abate Giovanni VI e da un altro monaco i volumi manoscritti della storia del monastero. A terra, sotto i piedi di S. Vincenzo, si vede giacere il corpo senza vita di Daziano che viene definito Dacianus homo profanus, con evidente riferimento alle persecuzioni che egli rivolse contro il santo di Saragozza.


Dacianus homo profanus

Questa miniatura (Cod. Barb. Lat. 2724, fol. 10r – Chronicon Vulturnense), proprio per la presenza di Daziano, chiarisce definitivamente che si tratti di S. Vincenzo di Saragozza, pur se nel Chronicon non si fa mai riferinento al luogo di origine e del martirio del santo.

Il culto per S. Vincenzo nella Valle del Volturno, comunque si voglia prendere la vicenda della traslazione delle reliquie, può essere considerata anche per altri aspetti, specialmente se si ritorna a considerare la leggenda relativa al sogno di Costantino il Grande che associò il santo spagnolo a Lorenzo e Stefano. In effetti i tre santi nell’ambito di una visione globale dell’impero ebbero importanza nell’epoca costantiniana ed in quella carolingia non solo per i riferimenti agiografici, ma anche e soprattutto perché rappresentavano i punti di riferimento e di unificazione di tre vaste aree geografiche: S. Lorenzo quella italica, essendo il martire di Roma, S. Stefano quella orientale, essendo il martire di Gerusalemme, e S. Vincenzo quella franco-ispanica, essendo il martire di Saragozza.


Frammento di affresco con l’immagine di S. Vincenzo nella cripta di Epifanio

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Commenti

7 risposte a “Perché alle sorgenti del Volturno un monastero dedicato a S. Vincenzo di Saragozza?”

  1. Avatar croce su Isernia?
    croce su Isernia?

    Tante sorgenti ed un Monastero per tutte esse loro? Un solo monastero per “sorgenti”.

    Vero è che ognuno vede l’orto suo.
    Io guardando nel mio orto vedo Colli-al-Volturno, vedo Cerro-al-Volturno ed una striscia acquosa che, risalendo, giunge fino a Bocca di Forli ove il meridionale appennino diviene centrale o viceversa. Proprio sul costone sorge un regionale-palazzone-che-brucia mentre cresce una montagna di rifiuti adiacente.

    Questa sorgente-taciuta del Volturno vive i suoi giorni colorati: oggi la vedi proporre acque rosse, ora acque gialle ………..è arlecchina. Quest’acqua, acqua Vandra, è un affluente? E’ una sorgente minore, è tabuata e subalterna alle Sorgenti del Volturno…………..ma le sue acque vivaci confluiscono, si sposano con un decantato fiume dalle trote bellissime ed ottime, dai monasteri ricchissimi di storia.

    Forse il Volturno non aveva, né ha, bisogno né di monasteri né di discariche alle sue sorgenti.
    Il Meandro, fiume frigio, gioisce-ludit nelle sue curve omonime.
    Mentre il Simois fluet retro per dolore………
    Come plaudire ad una sorgente dai miti-divinità Idrici soppiantati da quelli Pirici?
    Come compiangere una sorella sorgente resa paonazza ed ozonica quasi Caronia?

  2. Ancora una volta, il tuo lavoro è ben fatto e ben documentato.
    Grazie,
    Elisabeth

  3. Avatar Luciano
    Luciano

    Scrivo da Carsoli(Aq)dove esiste una chiesa del’XIO sec che dopo varie ricerche ne ho ricavato la titolarità S.Vincenzodi Saragozza.La stranezza è nella partocolarità che non esistono nella provincia chiese con tale dedica,Possibile un’influenza Volturense,tale chiesa era sotto Farfa.

  4. Gentile Luciano,
    credo che tutto debba ricondursi alla influenza dei carolingi nella conquistata Longobardia Minore, perché S. Vincenzo era il loro santo.

  5. cercando spunti sull’iconografia civica del corvo, mi sono imbattuto prima sul sito di Lisbona, poi sulla Croazia ed infine su s vincenzo al Volturno che so essere di fondazione longobarda. Che il san Vincendo della dedicazione fosse quello di Lisbona mi ha sorpreso. Complimenti per il bellissimo lavoro !!!

  6. La Asociación VIA VICENTIUS VALENTIAE , que presido , está recuperando un camino histórico desde Roda de Isábena hasta Valencia que rememora los pasos de San Vicente Mártir , cuando en el siglo IV fue apresado en Caesar Augusta junto al Obispo Valero por los soldados romanos enviados por el Cónsul Daciano y trasladado a Valencia para sufrir martirio ante la negativa a renunciar a su fe. Así la difusión del conocimiento de este hecho provocó en los siglos siguientes una corriente de peregrinaciones desde toda Europa hasta Valencia para visitar los restos del mártir , convirtiéndose este fenómeno en algo muy anterior a las peregrinaciones medievales a Santiago de Compostela.

    Todos los detalles del Camino de San Vicente Mártir, que discurre desde Roda de Isábena, hasta Traiguera, atravesando de Norte a Sur Aragón , y atravesando la provincia de Castellón y Valencia para enlazar con la antigua VIA AUGUSTA hasta llegar a Valencia en un camino de unos 750 km , y multitud de aspectos históricos y leyendas del santo pueden consultarse en las webs que la asociación ha creado en Internet: http://www.caminodesanvicentemartir.es y http://viavicentius.blogspot.com. En ellas, junto a la información práctica como mapas y perfiles de la ruta, el peregrino puede acceder a consejos para caminantes, un foro especializado y abundantes datos sobre la biografía de San Vicente Mártir y el arte o la arquitectura dedicados al Santo, además de consultar la Carta Vicentina y el Libro de Peregrinos, e incluso obtener la Credencial Vicentina. Asimismo realizamos reportajes ,conferencias, videos y artículos que pretenden difundir las excelencias de este camino . Se insiste particularmente en la idea de que este es un gran proyecto de recuperación histórica que queda al servicio de la sociedad con aspectos tan maravillosos como son las peregrinaciones ,el senderismo , el cicloturismo y la recuperación del tránsito por pueblos olvidados y de la misma Via Augusta como parte de su trayecto. Quedo a vuestra más absoluta disposición para aportar nuestro granito de arena en el conocimiento de nuestra historia . Un saludo afectuoso.

    Salvador Raga Navarro
    PRESIDENTE
    Asociación VIA VICENTIUS VALENTIAE – VIA ROMANA

    http://www.caminodesanvicentemartir.es
    http://viavicentius.blogspot.com/

  7. Il tuo commento…
    Preg. Architetto,
    sono un farmacista di Genova, appassionato di storia antica ed archeologia; in particolare ho avuto occasione di visitare e di esaminare attentamente le rovine del monastero di San Vincenzo. Pertanto, alla sua bella e documentata ricostruzione di come il cronista Giovanni avesse usato la leggenda di Costantino, mi permetto di aggiungere due considerazioni, a titolo integrativo:
    1) Sfogliando i dizionari agiografici, mi pare che il culto di san Vincenzo di Saragozza, a differenza ad es. di san Martino Turonense o di san Germano d’Auxerre, avesse un legame molto tenue con il mondo franco in generale e con la dinastia carolingia in particolare. Del resto Saragozza fu in mani musulmane dal 713 al 1118 e questa sudditanza temporale non avrebbe certo giovato alla gloria celeste di Vincenzo. E’ molto più probabile che la fortuna del sant’uomo risalisse a un’epoca antecedente, vale a dire ai primordi dell’”Imperium Romanum Christianum”, giusta la leggenda di Costantino da Lei discussa.
    2) Guardando i resti della basilica maggiore di San Vincenzo spicca la sua netta superiorità, di taglia e di opere murarie, rispetto alla chiesetta e agli edifici del convento medievale. All’interno della stessa basilica, poi, mi ha colpito che la cripta con gli affreschi era stata impostata sopra una o forse due campate di una grande chiesa precedente, di cui aveva obliterato le relative basi di colonna.
    Dunque, combinando la prefata leggenda e l’evidenza materiale, non è assurdo ipotizzare che effettivamente fosse esistito un santuario del secolo IV intitolato a san Vincenzo, inserito dentro una grande proprietà demaniale; che questo edificio prestigioso fosse caduto in rovina al tempo dell’invasione alariciana nel Sannio o, meglio, durante la guerra greco-gotica; che lo stesso luogo di culto fosse sopravvissuto, in scala ridotta, fino a ridursi al modesto oratorio, che fu insediato nel 731 dai tre nobili beneventani, per poi essere rilanciato dai Benedettini, loro eredi.
    Qui finiscoe , in attesa di una sua replica, le porgo i miei più cordiali saluti. Dott. Ettore A. Bianchi

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