Che fine hanno fatto i vescovi di Limosano?

Che fine hanno fatto i vescovi di Limosano?

Franco Valente

Una parte rilevante dell’Almanacco del Molise del Molise del 1981 fu riservata alla cattedrale di Limosano con due saggi di Gianfranco De Benedittis e Luigi Marino.

Da quell’epoca non mi sembra che vi sia stato un progresso particolare negli studi su questa misteriosa cattedrale molisana. Ultimamente Francesco Bozza ha ripreso la questione e spero che qualcosa di più aiuti a scoprire fatti e vicende ancora avvolte nella nebbia del tempo.

Invece un elemento concreto è rappresentato da un bassorilievo che mi fu segnalato dallo stesso Bozza e che si trova murato, ad un’altezza notevole, sul prospetto posteriore della chiesa di S. Francesco e che non mi sembra sia stato mai opportunamente analizzato.

Ho avuto la possibilità di osservarlo da vicino e di poter confermare che si tratti dell’immagine di un vescovo.

E’ certamente singolare il fatto che questo altorilievo si trovi oggi in quel luogo, perché in realtà è il coperchio di una tomba di una certa importanza che, evidentemente, prima si trovava in un altro posto.

Che sia un vescovo non è da dubitare. Sebbene manchi la parte superiore del copricapo, le infule che scendono lungo il collo per appoggiarsi sulle spalle rivelano che sia una mitra.

E’ vestito di un lungo camice dalle maniche ampie al quale si sovrappone una dalmatica dalla quale fuoriescono, in basso, le due frange della stola. Una casula a forma di Y, arricchita da un doppio filo di pietre circolari forate al centro e abbottonate, completa il vestito liturgico.
Le mani sono incrociate sul petto e indossano due grandi guanti da cerimonia arricchiti da due pietre preziose romboidali.

Dietro la testa un cuscino decorato con rilievi a forma di rombo attesta in maniera inequivocabile che il vescovo sia in posizione dormiente. Lo conferma il viso rotondeggiante con gli occhi chiusi e la bocca inespressiva.

Il corpo è limitato da una cornice a rilievo di punte di acanto spinoso.

Di particolare interesse la pietra a forma di scudo che ora si trova al disopra della testa. Appare chiaro che il rimontaggio non risponde ad alcun criterio filologico perché addirittura la pietra è posta a testa in giù senza alcun rispetto della rappresentazione a rilievo che vi campeggia.

Proprio da questo stemma si deve partire per capire qualcosa.

Vi è la rappresentazione di un ponte a tre fornici al quale è sovrapposto un castello formato da un mastio centrale e due torri laterali più basse.

Le torri, collegate da una fascia merlata, sono munite di una merlatura cuspidata e di un cammino di ronda e vi si aprono due finestre per parte

Nessuna notizia ci aiuta a capire dove fosse collocata in origine questa preziosa immagine. Il particolare rilievo della figura fa escludere che la sepoltura fosse collocata sul pavimento della chiesa. Molto probabilmente viene da un monumento funebre non particolarmente articolato. E’ ipotizzabile che la tomba fosse inserita in origine in una nicchia arcuata ricavata nella muratura e che lo scudo fosse posto ai piedi del vescovo, come lascerebbe supporre il frammento di cornice dello stesso carattere di quello che limita la figura del defunto.

Dei vescovi di Limosano sappiamo molto poco. Se ne conoscono solo due. Uno si chiamò Gregorio e l’altro Ugo, ambedue del XII secolo. Secondo Masciotta di quest’ultimo sarebbe la figura a sbalzo che si trova sulla porta della cattedrale di Benevento.

Altrettanto difficile stabilire se la tomba di questo sconosciuto vescovo era collocata nella medesima chiesa di S. Francesco, la cui origine non sarebbe anteriore al 1312, oppure se sia proveniente dalla antica basilica cattedrale di S. Maria Assunta da cui potrebbe essere stata asportata in occasione di uno dei tanti rimaneggiamenti.

Certo è che nel trasportare il prezioso bassorilievo nel luogo in cui si trova attualmente non è stata adottata alcuna precauzione e che il maltrattamento a cui è stato sottoposto appare evidente dai cocci di mattoni e dagli imbrattamenti cementizi che offendono una memoria storica che non merita di essere violentata con una superficialità sconvolgente, nel disinteresse più totale delle autorità preposte alla tutela.

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