Che fine ha fatto la Manna di S. Nicandro?
Franco Valente
Fino a qualche tempo fa, ogni anno, per la forte frequentazione della cripta di S. Nicandro nel mese che precede la festa, si determinava un fenomeno particolare. La parete fredda dell’ambiente sotterraneo cominciava a trasudare finché una sorta di “umore” si condensava per raccogliersi in un pozzetto rigorosamente custodito dai monaci.
Perché si verificasse il processo dovevano determinarsi contemporaneamente due circostanze: una notevole presenza di persone e una discreta umidità dell’ambiente.
La presenza di persone in preghiera presso la cripta si chiama “manifestazione di Fede”. La presenza di umidità si chiama “problema idrogeologico”. Unendo la manifestazione di Fede al problema idrogeologico si determinava il fatto singolare che nessun vescovo, giustamente, ha mai definito miracoloso.

Il pozzetto in cui si formava la Manna di S. Nicandro
Avviene, per esempio, anche a Maratea con S. Biagio o a Latronico con S. Egidio. Avveniva anche sulla colonna sudante della Basilica di S. Sofia a Costantinopoli dove l’acqua raccolta veniva considerata miracolosa per le malattie che impedivano la maternità.
A Mira il sarcofago di san Nicola lasciava sgorgare (dalle ossa o dalla tomba?) il myron (che si raccoglieva con una piuma, cioè in piccole quantità) divenuto comunque il liquido più famoso del genere, tanto da attrarre un gran numero di pellegrini per quel fenomeno. Purtroppo non ci è stata conservata neppure un’eulogia di San Nicola (di V-VI secolo), a differenza di quelle, numerose, di San Mena di Alessandria d’Egitto, Santa Tecla di Antiochia, San Simeone Stilita in Siria, San Foca di Sinope, San Demetrio di Salonicco, conservate nei Musei di Bobbio, Monza, Farfa, Londra, Parigi, Sassari, con la stampigliatura delle immagini dei Santi o decorate da croci, stelle, fiori, palmette, figure oranti o qualche scena od emblema sintetico della vita e dei miracoli del martire venerato. Su qualcuna è conservato il modellino stesso del santuario visitato (Palestina, Efeso, Delo) . (http://www.basilicasannicola.it/home/capitoli.php?area_id=1&capitolo_id=86&lingua_id=1)
In un pubblico convegno tenutosi a Venafro nel 2003, il Vescovo Gemma, alzandosi in mezzo all’Assemblea, sollevò un grave problema: dall’anno del Giubileo nel pozzetto della Cripta di S. Nicandro non si raccoglie più la Santa Manna.
Quando stavano facendo i lavori di risanamento della Basilica per il Giubileo del 2000 dissi al padre Guardiano: “Se fate fare il drenaggio esterno alla chiesa, se ne va la Santa Manna”. Non ritenne utile ascoltarmi. Ora non vorrei essere considerato profeta di sciagure per aver criticato un drenaggio fatto bene!
Fatto sta che la Santa Manna dall’epoca di quel drenaggio non si forma più.
A chiusura della processione popolare del 18 giugno di quest’anno è stato ricordato alle migliaia di persone presenti che anche quest’anno non si è ripetuto il fenomeno della santa Manna. Qualcuno del popolo ha malignamente attribuito il fatto all’atteggiamento moralmente riprovevole del nostro prima Ministro, ma, forse le cause pratiche vanno ritrovate altrove.
Del fenomeno della Santa Manna a Venafro si ha una antica conoscenza, tant’è che Guerrazzi nel 1884 (La battaglia di Benevento, Roma 1884, p. 773) vi costruì un episodio romanzato che attribuì all’epoca del passaggio di Carlo d’Angiò nel 1256.
Il romanziere prendeva spunto dal fatto che effettivamente Carlo d’Angiò, inseguendo Manfredi, si sia fermato a Venafro (MUTIO DE MOETIA, Annales Placentini Gibellini, in p. 515: Coadunata sua gente in urbe Roma, transivit per pontem de Ceperano sine prelio, et habuit Sanctum Germanum ubi parum bellum fuit, et comitatum Bonafrie, et civitas Gayete et Neapoli se sine bello tradiderunt comiti).
Guerrazzi racconta che il futuro re si sarebbe recato alla basilica di S. Nicandro per assistere al miracolo della Santa Manna: Veramente quando egli lo visitò, il tempo del miracolo era scorso, nondimeno, tanto seppe il conte di Provenza pregare il legato Pignatelli e il Pignatelli i monaci, i monaci il Santo, ch’ei fu contento per quella volta di rinnovarlo fuori di stagione.

I cappuccini custodiscono la basilica di S. Nicandro dal XVI secolo
Sicuramente, comunque, in epoca ancora più antica si verificava questo fenomeno. Se ne parla in un documento richiamato da Giovanni Sannicola quando riferisce del vescovo Giovanni de Tocco: Egli dovette venire fra noi (da Amelia) nei primi giorni del 1328, giacché si trova firmato in uno strumento rogato ai 16 febbraio di detto anno, strumento riassunto in pergama nel 1416, e conservato nell’ archivio Capitolare. In detto strumento vi sono molte notizie su Venafro e sulla testa di S. Nicandro, della cui chiesa si ha notizia certa dal 955, e della santa manna dal 1126.
Quel documento oggi non esiste più. Ne conosciamo la trascrizione del De Utris che abbiamo già prima richiamato, pubblicata da Morra, ma nel suo testo vi sono molte lacune e nessun cenno abbiamo ritrovato sul fenomeno della manna del 1126.
Marco Antonio Macchia nella sua opera inedita su Venafro, compilata intorno al 1788, invece, si dilunga a descrivere gli effetti benefici della manna:
Per antica tradizione si tiene questi corpi essere seppelliti sotto l’Altare Maggiore della Chiesa eretta in onore de’ medesimi e che dalle loro Sagre Ossa scaturisca miracolosa Manna, oltre dall’antica tradizione, l’attesano molti autori frà gli altri li manscritti della Biblioteca Vaticana ne quali si …a: Requieverunt Christi Martyres in Civitate Venafri, o vero meglio. Requieverunt Christi Martyres Nicander, et Marcianus, et Daria, uxor Nicandri, cum filio suo in Civitate Venafri; tunc Christiani absulerunt corpora eorum, et sepelierunt ea prope locum, in qua fabricata est Basilica in honorem nominum ipsorum sub altare eiusdem Basilicae Majus, quendam stilla manet, de qua infirmi multoties sanitate recepta, usque ad hodiem diem potant, qui singulis locis suis Christo operata multa beneficia prestant, Marino Freccia nel suo trattato de subfeudi, fa anche menzione di questa manna colle seguenti parole: dicunt liquore mannae prodire ex corpora Martyris Nicandri, quam devota suscepti.
Che da questi riferiti Sacri Corpi scaturisca miracolosa manna lo dimostra l’esperienza che appresso si porta. Qual però di detti corpi è ignoto. Che sia manna li potrebbero addurre cento, e mille osservazioni, che per brevità si tralasciano. Per confonder poi quei tali, che non credono anzi non si arrosiscono d’asserire esser piuttosto acqua pura, che liquore di manna, dirò l’osservazione fatta in congiontura della grave siccità occorsa negli anni passati 1682 e 1683, ne’ quali per difetto delle pioggie si viddero mancare molte sorgenti, e fiumi piccioli, e anche j grossi scemati più della mettà, e generalmente tutti j pozzi, in particolare quej dej Padri Cappuccini, che sono quattro, profondi circa 25 palmi, senza restarvi goccia d’acqua, dimodocché per molto tempo i poveri Padri furono necessitati a mandare a prendere l’acque nelle fontane, e sorgive della Città; e pure con tanta siccità, non mancò mai quella del fonte della Manna, che per altro dal suolo della Chiesa non può avere profondità più di sette, o otto palmi; né può dirsi sorgiva, stante … per canaletto dalli altare maggiore; e stilla dentro un vaso di porfido d’un pezzo, che non ha verun esito, capace di mezzo barile, poco più, o meno.
Vi fu tal’uno, che ardì dire, che li Padri la notte dentro detto vaso vi ponevano dell’acqua pura, e poi andavano dicendo, che scaturiva da quej sacri corpi. Ma che avendosi una volta chiamata a se all’improvvisata il Superiore del luogo, e fattosi portare dove scaturiva detta manna, aperto il vaso si trovò del tutto asciutto, il che diè motivo all’incredulo di dire al Padre, che per che non ci aveva fatta ponere al solito dell’acqua per scordanza, o altro, perciò si era ritrovato asciutto. Ma che, o Providenza divina, voltarsi detto buon Padre di cuore a detti Santi, e fatta poca, ma devota orazione, si vidde in un subbito detto vaso ripieno di detto devoto liquore. Confuso l’incredulo, ed aperti gl’occhi credè esser quello vero liquore scaturiente dalle Sante Reliquie di detti Martiri ivi sepolti.
Più volte ho inteso raccontare, che una volta detto liquore soprabbondò in tanta copia, che i Padri n’empirono tutti gli vasi tenevano in Convento, sino alli barili, e caldare. Fatta poi fervente orazione a detti Santi tornarono a riponere detto liquore in detto vaso, e capì tutto ancor che fusse di quella poca capacità abbiam di sopra narrata. Si potrebbero addurre altre infinite esperienze, che si tralasciano per le raggioni addotte di sopra, pro coronide, però di questo Corpo basterà riferire, che questo detto prezioso liquore dentro vasi di vetro, si conserva sempre limpido, e cristallino, come quello di S. Nicola di Bari, ed altri Santi, che fanno Manna, e questo basti di aver riferito ad onore, e gloria dei detti Gloriosi Santi Martiri.
Giovanni Sannicola riprende da Lucenius una notizia circa una ricognizione effettuata nel 1683 quando, nonostante tutti i pozzi di Venafro risultassero senz’acqua, la manna continuò a sgorgare: Illud autem constat sub ara majori Ecclesiae ubi sacra pignora asservari opinio est, aquae fontem conspici quae manna dicitur, et in magna veneratione habetur, quod ex sacris ossibus guttatim manare creditur. Observantiae dignum contigit an. 1683, quo crescente aere, siccoque solo cum reliqui urbis putei et fontes ne guttam aquae manerent, solus hic fonticulus occulto rore perfusus scatebat, ejus profundum quatuor vix est palmoram, coeteri vero coenobii Cappuccinorum putei dessiccati omnino vigintiquinque palmorum et ultra descensu ad penetralia terrae perveniunt.
Immagini dalla processione del 18 giugno 2009
















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