Facce di pietra sulla fontana alla Madonna del Carmelo di Riccia
Franco Valente

A Riccia nel 1824 era sindaco Giuseppe Fanelli.
Fece ricordare il suo sindacato mettendo il suo nome sull’epigrafe di una fontana che ora butta acqua davanti all’antica chiesa della Madonna del Carmelo, ma che una volta era in altra posizione: CURA JOSEPHI FANELLI – ANNO SUI SINDICATI 1824.

Si leggono ancora alcune parole che esaltano la bontà di quell’acqua:
VENA PERENNIS AQU: VITRO FULGENTIOR IPSO
FORMA DEFICIENS HAUSTIBUS APTA MINUS
REDDITA COMMODIOR TRIPL: REDIMITA MEATU
ORNATU EXHILARANS OB VIA SEMPER ERIT
Dalle cronache sappiamo che Giuseppe Fanelli era stato eletto nel 1822 ed era rimasto in carica fino al 1825.
E fin qui nulla di particolare.

La lapide, invece, ha qualcosa di misterioso. Se si guarda con attenzione si scopre che, per una ragione che appare sconosciuta, l’epigrafe non è completa. In epoca successiva alla sua collocazione vi fu una sorta di “damnatio memoriae” perché qualcuno, con particolare attenzione, ha scalpellato ben quattro righe di una frase che era scolpita nella fascia inferiore fino a renderle illeggibili.
Del tutto indifferenti alla cancellazione dell’epigrafe sembrano essere state le facce di pietra che guardano con occhio assente chiunque si avvicini alla loro bocca.



Indifferenti anche al disastro ambientale che tutt’attorno ha irrimediabilmente modificato i luoghi di cui si ha il ricordo solo nelle antiche immagini che Roberto Fanelli e Antonio Santoriello hanno raccolto qualche anno fa nei loro “Saluti da Riccia”





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