Arte

Il basilisco di Ferrazzano

By 27 Aprile 2011 Dicembre 18th, 2011 5 Comments

Uno dei capolavori più intriganti del Molise è il pulpito della chiesa dell’Assunta di Ferrazzano.

Non mancherà occasione per analizzarne i caratteri stilistici e tentare di dare una definitiva soluzione al problema della datazione.

Particolarmente misteriose sono le strane rappresentazioni che, in maniera apparentemente casuale, lo caratterizzano.

Tra esse sicuramente degna di attenzione è quella che si trova sul capitello anteriore di destra.

Tra i rami di acanto spinoso del capitello si vede un uomo che, con un’accetta, cerca di ammazzare un animale mostruoso la cui coda, a forma di serpente, gli si avvinghia alla gamba.

Il corpo squamoso è dotato di ali e la testa ha i caratteri di un drago.

Si tratta di un basilisco che è un animale mitologico del quale si sono interessati scrittori pagani e che nella bibbia dei Salmi (Salmi 91,13) e nel cristianesimo ha assunto anche un preciso significato simbolico.
Super aspidem et basiliscum ambulabis, et conculcabis leonem et draconem“ (Camminerai sul serpente e sul basilisco e calpesterai il leone e il drago).

Secondo una leggenda un rospo avrebbe covato per sette anni un uovo di gallo e ne sarebbe uscito un animale, il basilisco, in grado di pietrificare  chi avesse incrociato il suo sguardo. Il basilisco in genere ha la testa di gallo o di drago, il corpo squamato con le ali e la coda di serpente. E’ per eccellenza il simbolo del male e l’uomo che lo uccide rappresenta la vittoria del bene su di lui.

Plinio il Vecchio lo descrisse come un piccolo serpente lungo poco più di un palmo capace di uccidere con il solo alito. Aveva sul capo una macchia come di un diadema. Con il suo sibilo faceva fuggire i serpenti e camminava in posizione eretta.

Attorno a lui i frutti seccavano e se veniva colpito da un’asta, il veleno risaliva lungo di essa. Addirittura il suo veleno potrebbe risalire lungo la lancia usata da un cavaliere per ucciderlo, fino a farlo morire: Eadem et basilisci serpentis est vis. Cyrenaica hunc generat provincia, duodecim non amplius digitorum magnitudine, candida in capite macula ut quodam diademate insignem. Sibilo omnes fugat serpentes nec flexu multiplici, ut reliquae, corpus inpellit, sed celsus et erectus in medio incedens. Necat frutices, non contactos modo, verum et adflatos, exurit herbas, rumpit saxa: talis vis malo est. Creditum quondam ex equo occisum hasta et per eam subeunte vi non equitem modo, sed equum quoque absumptum. Atque huic tali monstro – saepe enim enectum concupivere reges videre – mustellarum virus exitio est: adeo naturae nihil placuit esse sine pare. Inferciunt has cavernis facile cognitis soli tabe. Necant illae simul odore moriunturque, et naturae pugna conficitur.

Marco Anneo Lucano (Bellum civile – Pharsalia, lib X), riprendendo da Plinio, sostenne che il basilisco aveva la capacità di rendere deserto il territorio in cui fosse vissuto: Et in vacua regnat basiliscus harena.


Ancona. S. Ciriaco. Portale laterale

E ancora: Quid prodest miseri basiliscus cuspide Murri transactus? Velox currit per tela venenum inuaditque manum; quam protinus ille retecto ense ferit totoque semel demittit ab armo, exemplarque sui spectans miserabile leti stat tutus pereunte manu. Quis fata putarit scorpion aut vires maturae mortis habere?

Isidoro di Siviglia (Etymologiae, Libro XII, cap. 4 De serpentibus, 6-7) lo definisce come il re dei serpenti: Basiliscus Graece, Latine interpretatur regulus, eo quod rex serpentium sit, adeo ut eum videntes fugiant, quia olfactu suo eos necat; nam et hominem vel si aspiciat interimit. Siquidem et eius aspectu nulla avis volans inlaesa transit, sed quam procul sit, eius ore conbusta devoratur.

 

Rabano Mauro (De rerum naturis, Libro VIII, cap. 3, De serpentibus) lo identifica con il Diavolo: Basiliscus autem diabolum significat qui nequitiae suae venenio palam interficit, incautos sed idem superatur cum ceteris noxiis animantibus a milite Christi spem suam totam in ipso ponente cuius virtus omnes adversarias potestates superat atque conculcat. De hoc quoque propheta in Psalmis dicit: Super aspidem et basiliscum ambulabis et conculcabis leonem et draconem. Hic iam divina virtus exprimitur quae tantis rebus sevientibus imperavit. Nam omnia ista nomina diabolo congruenter aptantur.

 

Join the discussion 5 Comments

  • Michele Carroccia ha detto:

    Il tuo commento…Caro Franco quando mi hai annunciato la tua curiosità, per questo studio sul pulpito di Ferrazzano, non ho avuto il minimo dubbio che avresti apportato un contributo scientifico alla conoscenza di questo monumento.Ho sempre esternato all’amico comune , Marco Buonocore, il tuo livello nazionale in questo settore dell’arte medioevale e credo che questo studio ne sia ulterire riprova. Spero, per tua e nostra soddisfazione, che tu voglia inviare questo saggio, in preparazione, ad una rivista specifica di divulgazione nazionale ed internazionale (Quaderni dell’Arte-Rivista di Studi Medioevali della Pattitucci Uggeri).
    Mi permetto di ringraziarti, anche a nome dei Ferrazzanesi , a presto, Michele Carroccia.

  • Franco Valente ha detto:

    …. sto tornando in questo momento da Ancona dove sono andato a rivisitare il Duomo di S. Ciriaco. Vi ho trovato un magnifico basilisco sul portale laterale. Provvedo ad integrare il mio scritto…..

  • fernando morgese ha detto:

    grandissimo Valente !

Leave a Reply


*