Che io sia un estimatore di Dante Gentile Lorusso è noto. Che il mio amico stia sostenendo una campagna per la rimozione dei lampadari di Oratino, va bene. In Italia, fortunatamente, nonostante i tentativi berlusconiani, ancora c’è libertà di pensiero e ognuno ha il diritto di esprimersi come vuole.
Perciò non litigherò con Dante perché non condividiamo la stessa idea su una questione meno grave di come possa apparire.
Però, quando la libertà di espressione dei Boiardi del Ministero per i Beni Culturali si fa con i soldi dei cittadini, abbiamo il dovere di mettere un limite a questi abusi.
La vertenza di Oratino si fonda su una iniziativa del parroco di mettere dei lampadari che la Soprintendenza ha giudicato meritevoli di ordinanza di rimozione.
Secondo me non deturpano nulla e sono pefettamente in linea con gli arredi che caratterizzano la quasi totalità delle chiese molisane. Anche di quelle dove ha messo mano la stessa Soprintendenza, ma con i soldi prelevati dalle tasse dei cittadini.

L’affresco di Brunetti a Oratino
Io sono convinto che i lampadari non danno fastidio al grande affresco di Brunetti. Ma è una mia opinione.
Ma se il principio vale per Oratino, perché la medesima Soprintendenza impedisce la regolare visibilità del quadro di Castellano a Faifoli?

I lampadari della Soprintendenza davanti al quadro di Castellano a Faifoli
I Boiardi della Soprintendenza sono convinti di essere i tenutari delle verità assolute in materia di tutela ambientale.
Secondo me sono tenutari di una arroganza che non ha pari nella storia della cultura italiana.
Eccovi una carrellata di lampadari di chiese molisane

S. Amico di S. Pietro Avellana

S. Maria dell’Acquabona di S. Biase

S. Nicola di S. Giuliano del Sannio

Chiesa delle Grazie a Vastogirardi

S. Antonio di Agnone (qui, addirittura, il lampadario esce dall’affresco)
Aggiungo, per correttezza, anche l’immagine che mi ha inviato Dante Gentile Lorusso










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