Lampadari nelle chiese molisane: … dunque, rimuoviamoli tutti!

Che io sia un estimatore di Dante Gentile Lorusso è noto. Che il mio amico stia sostenendo una campagna per la rimozione dei lampadari di Oratino, va bene. In Italia, fortunatamente, nonostante i tentativi berlusconiani, ancora c’è libertà di pensiero e ognuno ha il diritto di esprimersi come vuole.

Perciò non litigherò con Dante perché non condividiamo la stessa idea su una questione meno grave di come possa apparire.

Però, quando la libertà di espressione dei Boiardi del Ministero per i Beni Culturali si fa con i soldi dei cittadini, abbiamo il dovere di mettere un limite a questi abusi.

La vertenza di Oratino si fonda su una iniziativa del parroco di mettere dei lampadari che la Soprintendenza ha giudicato meritevoli di ordinanza di rimozione.

Secondo me non deturpano nulla e sono pefettamente in linea con gli arredi che caratterizzano la quasi totalità delle chiese molisane. Anche di quelle dove ha messo mano la stessa Soprintendenza, ma con i soldi prelevati dalle tasse dei cittadini.


L’affresco di Brunetti a Oratino

Io sono convinto che i lampadari non danno fastidio al grande affresco di Brunetti. Ma è una mia opinione.

Ma se il principio vale per Oratino, perché la medesima Soprintendenza impedisce la regolare visibilità del quadro di Castellano a Faifoli?


I lampadari della Soprintendenza davanti al quadro di Castellano a Faifoli

I Boiardi della Soprintendenza sono convinti di essere i tenutari delle verità assolute in materia di tutela ambientale.

Secondo me sono tenutari di una arroganza che non ha pari nella storia della cultura italiana.

Eccovi una carrellata di lampadari di chiese molisane


Annunziata di Venafro


Assunta di Capracotta


Assunta di Cercemaggiore


Cristo di Venafro


Assunta di Miranda


Assunta di Montorio


S. Amico di S. Pietro Avellana


Assunta di S. Angelo Limosano


S. Maria dell’Acquabona di S. Biase


S. Nicola di S. Giuliano del Sannio


Chiesa delle Grazie a Vastogirardi


S. Antonio di Agnone (qui, addirittura, il lampadario esce dall’affresco)


Assunta di Oratino

Aggiungo, per correttezza, anche l’immagine che mi ha inviato Dante Gentile Lorusso


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Commenti

40 risposte a “Lampadari nelle chiese molisane: … dunque, rimuoviamoli tutti!”

  1. Madonna mia… amico Franco, sicuramente i lampadari visti nella carrellata delle Chiese molisane che tu proponi sono discutibili, ma nella Chiesa di Oratino, rivedendo l’ultima foto che inserisci, credo veramente che ci sia un danno di percezione e gradimento visivo da parte di chi guarda le opere di Trivisonno e Brunetti, che va oltre ogni polemica e ogni principio. L’osservazione visiva mi sembra non soltanto “geografica”, guardando le opere infatti, esse non soltanto occupano il loro posto da tanto, e quindi la successiva interferenza dei lampadari fa sì che si verifichi squilibrio, instabilità, irrequietezza nel processo visivo del fruitore.
    Comunque,…Amedeo Trivisonno, fervente credente della religione cattolica, direbbe “…i lampadari danno fastidio alle opere d’arte,…però se li vuole il Clero va bene così”.
    Con la stima di sempre, un abbraccio Vincenzo.

  2. Carissimo Vincenzo,
    i Boiardi dello Stato hanno deciso di rimuoverli, il Vescovo ha fatto ricorso e per il momento i lampadari stanno lì. Quando si finisce nei tribunali ci rimettono tutti…..

  3. suggerisco ai Boiardi dello Stato di farsi un po’ di cultura leggendo il libro di geometria descrittiva Docci-Migliari in quanto spiega le tecniche e viste prospettiche. Con ciò, voglio dire, che i lampadari ( quelli fastosi) è normale che ostacolino dei dipinti o degli affreschi qualora essi siano posizionati in una navata centrale o in punti chiave. Allora l’intelligenza dell’osservatore dovrebbe stare nel carpire i particolari di un’opera d’arte posizionandosi in punti diversi (esempio della Pietà del Michelangelo a Roma); anche le “barchette” di Oratino (stile totalmente incongruo con l’edificio ecclesiastico) possono interferire con la mia vista verso l’affresco del Brunetti o del Trivisonno se mi posiziono al limite delle navate laterali sotto gli archi. Per quanto riguarda un mio giudizio,dopo anni di studi di illuminotecnica, se avessi potuto scegliere io ritengo compatibili in un sito religioso l’utilizzo di punti luminosi con sistemi a spot-light , dove evidenziare e far risaltare le peculiarità dei beni artistici e architettonici (vedi soffitto a cassettoni della Basilica di S.Pietro a Roma)…ma ripeto è solo un mio giudizio, una mia opinione.

  4. Gentile Picciano, credo personalmente che si stiano affrontando altri tipi di problemi, di spessore scientifico molto più complessi, anche interessanti, magari da trattare anche in altra sede, ma che poco riguardano o non addirittura, il più semplice, più diretto e più banale se vogliamo, argomento che riguarda i lampadari che “stanno dinanzi e si frappongono alle opere pittoriche; in poche parole, che sono di intralcio al gradimento percettivo e quindi visivo delle opere d’arte”.
    Che numerosi siano gli errori, le sviste, le autorizzazioni non lecite, la mancanza spesso di controlli dovuti sui Beni, da imputare alle Soprintendenze, ma che poi dobbiamo chiamare in causa la Geometria Descrittiva, darla in lettura ai Boiardi delle Soprintendenze (con grande rispetto per Docci e Riccardo Migliari), Geometria Descrittiva, scienza prettamente dedicata, mi sembra veramente eccessivo.
    Eccessivo perché già si intuiscono le difficoltà cui andremo incontro a causa della vastità della materia, perché parlando di Geometria Descrittiva dovremo entrare nel merito anche della geometria proiettiva, (visto che lei suggerisce: “…all’osservatore di avere l’intelligenza di carpire i particolari di un’opera d’arte posizionandosi in punti diversi…” ), con particolari implicazioni geometriche che, a mio modestissimo parere, non riguardano quella che deve essere la lettura percettiva e diretta dell’opera d’arte, ma che più specificatamente attengono alla comprensione della forma, per una chiara interpretazione delle situazioni spaziali nel campo della composizione architettonica.
    E parlando di Geometria Descrittiva dovremmo parlare anche di Teoria delle Ombre e quindi tenere in grande considerazione anche le fonti di luce, (in questo caso le interferenze luminose che da esse derivano)…insomma non credo sia il caso, di incamminarci lungo questa strada…che ne dice?
    A prescindere dal suo valore scientifico, matematico, che dipende da un esame preciso dei singoli elementi geometrici, tanto per citarne qualcuno ( i piani, le proiezioni, il ribaltamento dei piani, i quadri di rappresentazione, i punti di fuga, i punti di vista, l’assonometria, ecc…) l’analisi di questi ultimi è di per sé un collegamento che ci porta lontano invece dal pulsare interno delle opere pittoriche della Chiesa di Oratino.
    Non mi sembra appropriato e credo sarebbe fatale “scomporre” le categorie strutturali della visione delle opere di Trivisonno e Brunetti secondo piani di geometria descrittiva e proiettiva, perché questa scomposizione porterebbe inevitabilmente alla morte delle opere, e creerebbe ignare sottovalutazioni di lettura delle opere d’arte, che invece meritano di essere esaltate da sistemi di illuminazione appropriati.
    Qui sono pienamente in accordo con lei nella sua proposta (…se avessi potuto scegliere io ritengo compatibili in un sito religioso l’utilizzo di punti luminosi con sistemi a spot-light , dove evidenziare e far risaltare le peculiarità dei beni artistici…) che valorizzino ogni operazione visiva nei semplicissimi processi di percezione e di lettura dell’osservatore. Oltretutto lei porta ad esempio la Pietà di Michelangelo a Roma, ma mi scusi, secondo me è un paragone che non regge; stiamo parlando di un’opera scultorea a tuttotondo ed è chiaro che la sua lettura deve essere fatta dall’osservatore in diversi punti, magari girandoci intorno, in modo che ogni punto di vista per il fruitore abbia un sapore diverso nella lettura del modellato realizzato dell’artista.
    E questo lo concede solo la scultura a tuttotondo o forse,…al limite anche l’altorilievo. In conclusione credo che il problema debba ricondursi semplicemente ad un significato della visione che sia diretto, alla portata di ogni cittadino che entra semplicemente nella Chiesa di Oratino, senza che costui debba porsi il problema della giusta posizione dove leggere l’opera d’arte.
    E che comunque la lettura abbia un significato profondo, percettivo e culturale senza ostacoli, che costituisca un profondo legame, un legame di semplicità e di gradimento che si configura tra noi e l’opera che guardiamo, soprattutto perché l’opera è un’opera d’arte.
    Cordialità

  5. Concordo perfettamente…. Oggi vi sono sistemi di illuminazione eccezionalmente efficaci. Sicuramente la scelta dei lampadari a Oratino poteva essere discussa, però quello che mi dà fastidio è l’arroganza ministeriale di coloro che si sentono i portatori della verità assoluta solo perché hanno il pugnale dalla parte del manico.
    Vi vorrei far conoscere le conseguenze che si stanno determinando sulla mia attività professioonale per effetto della mia presa di posizione. Questi Boiardi non si limitano a prendere atto di aver sbagliato. Sono vendicativi!

    Ma da me troveranno pane per i loro denti. Purtroppo molti bravi professionisti sono costretti a mettersi a 90 gradi nei confronti dei Boiardi altrimenti la loro precarietà professionale diventerà definitiva.

    Aspetto con pazienza che quei professionisti, che molto spesso criticano le mie stravaganti (per loro) prese di posizione, esprimano il proprio giudizio sulle boiate della Soprintendenza mettendoci nome e cognome come faccio io.
    In genere, se sollecitati, rispondono: “Tengo famiglia!”

  6. Mentre scrivevo “il commento al commento” di Fernando Picciano si è infilato l’altro commento di Vincenzo Manocchio.
    Io vorrei capire se stiamo parlando di problemi prospettici o di bellezza dei lampadari.
    Se parliamo di problemi prospettici allora la soluzione è di una semplicità unica. Basta abbassare i lampadari e così non se ne parla più.
    Peraltro, per quanti sforzi io abbia fatto, nessun lampadario impedisce di vedere bene l’opera di Brunetti. Anzi, se prima era nel buio totale oggi si puo vedere con una illuminazione diffusa simmetricamente disposta.
    Se si vuole negare l’evidenza vuol dire che si è in malafede.

    Se vogliamo parlare di bellezza del sistema di illuminazione concordo con Fernando Picciano. Si poteva fare meglio, ma mai mettendo un “barcone luminoso” al centro.

    Ora io mi chiedo: Ma quando gli scienziati del restauro della Soprintendenza hanno demolito gli archi barocchi per ritrovare le colonne medioevali, si erano preoccupati di predisporre una linea elettrica per illuminare la chiesa con il sistema spot-light auspicato da Picciano? Se l’avessero fatto sicuramente don Giuseppe si sarebbe adeguato. Ma non avendo predisposto un bel niente (perché alla Soprintendenza si fanno “le perizie” e non i progetti di restauro) don Giuseppe e la comunità hanno fatto semplicemente come si è sempre fatto in tutte le chiese barocche prima dell’uso degli spot-light.

    Comunque aspetto sempre un giudizio altrettanto duro sulle barchette della Juventus, sul pavimento in cotto rosso, sulle cornicette a terra e, soprattutto, sulle stampelle di S. Giuseppe che gridano vendetta.

  7. Carissimo Franco,
    ma questi lampadari, li abbassiamo o li alziamo??
    Perchè una prima volta avevi consigliato per la soluzione del problema, di alzarli, ora consigli di abbassarli……
    Come li mettiamo questi lampadari??!!
    Io una soluzione ce l’avrei:
    Toglierli del tutto!!….Che ne dici??
    Un abbraccio affettuoso, saluti Vincenzo

  8. Gli anni passano, però non ancora del tutto rimbecillito…. non ho mai detto di alzarli! Ma va bene pure alzarli, pur di finire questa solfa.

    Comunque per me possono rimenere pure dove stanno. Il resto è polemica che può durare fino al giorno del Giudizio Universale, quando i morti (che la Soprintendenza ha tolto dalla cripta per portarli ad aspettare la resurrezione dei corpi in un comune cimitero (… spero…) potranno vedere la luce della Rivelazione.

    E a proposito dei morti che la Soprintendenza toglie dalle tombe per fare ricerche archeologiche, perché non facciamo un comitato per denunciare i Boiardi dello Stato che, con la scusa della scienza, fanno vilipendio di cadavere spostando le ossa nei musei e (macabramente) finanche nelle teche di qualche banca?

    Perché dopo la ricerca scientifica i Boiardi non rimettono i morti al loro posto?

    Vedi, Vincenzo, parlare delle attività sciagurate di chi dovrebbe tutelare il patrimonio culturale è come sparare sulla Croce Rossa. Purtroppo però, mentre la Croce Rossa non ha le armi, i Boiardi dello Stato sono armati contro chi non è piegato a 90 gradi. Come me. In altri luoghi si chiama ritorsione. Fra qualche giorno ne pubblicherò di belle…..

  9. Caro Franco,
    non mi permetterei mai di pensare che sei rimbecillito, anzi sai bene la stima che ho di te, ma siccome seguo il tuo blog con grande interesse, ricordo perfettamente quello che hai scritto e te lo riporto integralmente con un semplice copia/incolla.

    Franco Valente (24 giugno 2011 – risposta a Dante Gentile Lorusso)
    …Perciò il fatto che quei lampadari interrompano una visuale dovrebbe portare a togliere tutti i lampadari da tutte le chiese.
    “…A Oratino basterebbe tirarli un po’ più su e il problema prospettico sarebbe superato”.

    Franco Valente (5 luglio – risposta a Vincenzo Manocchio)
    “…Se parliamo di problemi prospettici allora la soluzione è di una semplicità unica. Basta abbassare i lampadari e così non se ne parla più.

    Con la stima di sempre un caro saluto Vincenzo

  10. Rieccomi, con sulle spalle la mia brava bombola di aria fritta.
    Avevo deciso di non intervenire più in questa sorta di querelle anche perché credo di non essere all’altezza di tali discussioni, ma la mia oratinesità mi quasi obbliga a fare delle considerazioni.
    Ovviamente non entrerò nel merito della Geometria Proiettiva, campo totalmente a me sconosciuto, ma se “l’intelligenza dell’osservatore” (cit. Fernando Picciano, che amichevolmente saluto) deve portare lo stesso osservatore ad esercizi di contorsionismo come quelli effettuati dall’Arch. Valente in occasione della sua visita in chiesa, mi sembra alquanto esagerato.
    Vorrei partire da un fatto concreto ed essenziale: i corpi illuminanti della chiesa di Oratino, che siano belli o brutti, idonei o inadatti, sono stati installati ABUSIVAMENTE, in osservanza solo all’arroganza che caratterizza da qualche anno il clero oratinese. Non sono stati selezionati dalla popolazione, che è stata messa di fronte a una scelta già fatta: questi sono i lampadari che saranno messi nella chiesa se sarete generosi con le offerte.
    E giù oboli, che per molti erano come una sorta di indulgenza o di richiesta di “grazia”, del resto come tanta gente che va in chiesa solo per questo.
    Come dicono molti difensori dei nuovi lampadari, ad Oratino ci sono altri problemi più importanti che affliggono la nostra comunità. Ebbene sì, ci sono altri problemi e quello che io ritengo il più grave è la disgregazione sociale che, in un momento nel quale si stava cercando di ricomporla… patatrak… ecco il Pastore che torna a separare le pecore bianche da quelle nere. Situazione cavalcata dall’altro Pastore (il Sindaco) che si è innalzato a strenuo difensore della “volontà popolare” , ma che gli serve solo a fargli ritrovare un minimo di popolarità perché ormai rimasto quasi solo.
    Ed ecco che arriva la farsa della “Festa dell’Agricoltura” per il 22 giugno (durante la quale ha disobbedito ad una sua stessa Ordinanza) e la delibera di Giunta con l’incarico ad un legale per ricorrere al TAR, delibera nella quale si nomina anche l’Arch. Valente che “ha apprezzato la presenza dei suddetti corpi illuminanti”. Con questa citazione l’Arch. Valente viene eletto a emblema della difesa dei lampadari: “L’ha detto anche l’Arch. Valente…”, “L’ha scritto persino l’Arch. Valente…”.
    A proposito di TAR, ma lo sanno i 180 cittadini che hanno sottoscritto un petizione organizzata in Parrocchia che la loro firma è stata utilizzata per fare un ulteriore ricorso al TAR?
    E il Vescovo saprà che si è approfittato della sua assenza affinché l’Arcidiocesi potesse proporre ricorso al TAR per avere la sospensiva della rimozione? Quanti dilemmi!
    E il dilemma dell’ostensorio magicamente diventato luminoso?
    È stato spedito a Vicenza a “ripulirlo”. Ma come avrà fatto ad andare e tornare senza alcuna autorizzazione per il trattamento ed il trasporto? Ma a risolvere tutto ha provveduto la Soprintendenza per i Beni Storici che ha sanato il tutto “ex post”. In questo caso avrà fatto bene o avrà sbagliato ancora una volta? Se ha sbagliato vuol dire che anche il Parroco ha fatto (ancora!) un abuso, se ha fatto bene gradirei che l’Arch. Valente si sforzi a dire che per una volta la Soprintendenza non ha toppato.
    Lo so, ho parlato poco di lampadari e troppo dei fatti paesani, ma quando ci si butta in situazioni locali è necessario che vengano fuori anche le cose che sono state nascoste agli interlocutori.
    Viva la Legalità e viva la Democrazia, che al mio paese mancano da tempo.
    Con Simpatia, sempre.

  11. Da studente di Architettura provo ad esporre un mio giudizio sulla inopportunità della scelta di porre questo tipo di lampadari all’interno della chiesa del mio Paese.
    Inizierei prima di tutto col ritenere che la valenza della Geometria descrittiva, sostenuta da Fernando, è in questo caso inappropriata in quanto è una Scienza della Rappresentazione….serve a “rappresentare”…mentre noi con i lampadari abbiamo già un rapporto empirico e non abbiamo il bisogno di ricorrere a descrizioni prospettiche per capire come sono stati applicati e come influenzano la percezione architettonica e artistica della Chiesa.
    E appunto per questo ritengo che la loro posizione ostruisca indubbiamente la visione delle opere pittoriche principali dell’edificio. Ciò perchè esse sono state fatte sulla navata centrale per essere viste con tutta la loro potenza pittorica dall’unica posizione che lo permette e cioè quella in corrispondenza dell’entrata principale. Indubbiamente se ci si sforza una visuale non ostruita dai lampadari si trova e direi anche senza molte difficoltà, ma comunque resta un’operazione “asimmettrica” e poco spontanea.
    Una chiesa essendo formata quasi sempre da parti prioritarie e secondarie mette in evidenza nelle prime le opere maggiori affinchè il fedele o l’osservatore ne subito colpito, lo stupore è un po’ la sostanza del barocco. A Oratino questo stupore non si può più avere e si riesce ad ammirare le opere solo in un secondo momento rendendo vano tutto ciò che si erano posti come fine i loro autori.
    Credo inoltre Architetto Valente che il Sindaco di Oratino abbia un po’ approfittato della sua visita ponendo suoi commenti in atti comunali.
    Con cordialità
    Fabrizio Mastrangelo

  12. ripeto…non avete capito il mio messaggio! mi riferisco a Fabrizio…stai dicendo la stessa cosa mia… ma non l’hai interpretata bene! Si, che la geometria descrittiva serve a “rappresentare” ma stai applicando alla lettera l’insegnamento universitario dato a tale scienza; vedrai che non è solo questo!
    il problema di una visuale se essa disturbata da un oggetto tridimensionale, fa scaturire una serie di giudizi e tecniche OPINIONABILI e DISCUTIBILI per la risoluzione…..ma ripeto sono solo giudizi personali…..non esiste in nessun manuale e in nessun sistema legislativo una legge da poter applicare!
    Poi consiglio sempre a Fabrizio di osservare meglio la suddetta chiesa e vedrai che ci sono delle posizioni in cui il “lampadario in questione” addirittura ne favorisce la percezione dell’opera artistica (parlo sempre a livello illuminotecnico non parlo se il lampadario è bello o brutto ….mi rimando a Giulio) ; altrimenti se io mi siedo in chiesa in una delle 2 navate laterali e volessi cogliere il particolare dell’altare o del Cristo in fondo al presbiterio, ci sono le colonne medievali che impediscono la mia vista, allora che facciamo??? le tagliamo???
    qui tocca capire se il problema è di carattere tecnico o morale, sia a livello istituzionale che popolare!
    un saluto a tutti

  13. Forse a favorire la vista del non è il lampadario ma la luce…non è che il lampadario fa diventare il quadro più apprezzabile….è la sua luce che mette in rilievo le sue caratteristiche…e siccome è questione di luci e non di lampadari (credo che anche tu voglia dire questo) si può ottenere lo stesso risultato con metodi diversi , economici e meno ingombranti ( mi riferisco alle spot light da te proposte). L’esempio della navata laterale conferma ciò che dico io…la navata laterale non è fatta per fare quello per cui è fatta quella centrale….i lampadari (e non la luce) non enfatizzano i dipinti dal punto di vista dell’entrata principale…li ostruiscono..guarda l’ultima foto …..dice tutto!!!

  14. Vi voglio bene…. Da quando è cominciata la storia di questi lampadari le visite al sito sono aumentate….
    Si potrà anche essere in disaccordo tra noi, ma almeno discutiamo di cose serie.
    Provate a fare un dibattito cosi aperto con i Boiardi del Ministero. Se vi va bene vi fanno querela per diffamazione. Come mi hanno fatto 29 volte!
    Perciò grazie, soprattutto perché, cosa rarissima, si interviene con nome e cognome….

  15. Il problema dei lampadari di Oratino, caro Valente è ben più grave di quello che sembra…non mi importa dei suoi problemi personali con la soprintendenza e non mi importa delle altre Chiese. Io sono di Oratino e il problema di lampadari è stato sollevato proprio dalle persone di Oratino, che evidentemente non solo non li hanno apprezzati ma li hanno trovati del tutto inadeguati allo stile della Chiesa.
    ‘Arrogante’ non è la soprintendenza, che ha semplicemente fatto un’ordinanza di rimozione di un bene immobile messo senza un’autorizzazione…credo che questa sia ordinaria amministrazione.
    In questa vicenda ha sbagliato chi ha commesso un abuso e si ostina a non volerlo ammettere; chi ha utlizzato soldi non suoi per comprare dei lampadari che non era autorizzato a mettere ; chi non ha voluto trovare una soluzione alternativa; chi ricorre a ricorsi dell’ultim’ora e raccoglie le firme di persone che probabilmente non hanno mai sentito parlare del TAR in vita loro, per fare un ricorso (a termini scaduti)…
    Il suo errore personale è stato, seondo me, il non essere obiettivo, qui si sta parlando dei lampadari di Oratino, non mi importa se nelle altre Chiese ce ne sono di peggiori, non si sta giocando a scarica barile, non cambiamo discorso…
    E cmq, di una cosa ha certamente ragione, quando in un paese così piccolo si va in tribunale per una questione del genere, vuol dire che abbiamo perso tutti…ma in questo caso ha perso il buon gusto e il rispetto per il patrimonio artistico e culturale che ci hanno lasciato i nostri antenati…

  16. mi correggo…per fortuna i lampadari sono beni mobili…

  17. Non sono d’accordo. Dovete scrivere sugli scempi che si sono fatti prima all’interno della chiesa. Dei lampadari si potrà sempre discutere, ma le stampelle che a voi piacciono, del pavimento scomparso, del restauro approssimativo non volete parlare. Questi lampadari fanno parte del normale. Le barchette sono oscene e non avete detto nulla.

  18. Le barchette erano non troppo evidenti, sinceramente nè belle nè brutte, semplicemente ‘semplici’… giustamente, visto che quello che doveva risaltare all’occhio di chi entrava in chiesa era ben altro…di quello che c’era prima sinceramente non ricordo e non so niente ma direi che ormai quello che è fatto è fatto..ora si può solo rimediare il rimediabile e conservare al meglio ciò che abbiamo!

  19. Chiedo scusa a tutti, ma ce l’avete un altro argomento non ripetitivo? Ormai le posizioni sono chiare. Aspettiamo l’esito del TAR.

    Fatemi sapere, cosa pensate dell’Auditorium di Isernia che costerà 56 milioni di euro e non ho sentito una sola voce dei cosiddetti cultori locali dire una sola parola.

    Non esistono su questa terra solo i lampadari di Oratino…..
    Comunque ho copiato un po’ di aforismi sulla bellezza.
    C’è tutto e il contrario di tutto…

    La bellezza è una qualità delle cose percepite che suscitano sensazioni piacevoli che attribuiamo a concetti, oggetti, animali o persone nell’universo osservato, che si sente istantaneamente durante l’esperienza, che si sviluppa spontaneamente e tende a collegarsi ad un contenuto emozionale positivo, in seguito ad un rapido paragone effettuato consciamente od inconsciamente, con un canone di riferimento interiore che può essere innato oppure acquisito per istruzione o per consuetudine sociale.
    (Wikipedia)

    Nel suo senso più profondo, la bellezza genera un senso di riflessione benevola sul significato della propria esistenza dentro il mondo naturale.

    La Bellezza è una forma del Genio, anzi, è più alta del Genio perché non necessita di spiegazioni. Essa è uno dei grandi fatti del mondo, come la luce solare, la primavera, il riflesso nell’acqua scura di quella conchiglia d’argento che chiamiamo luna.
    (Oscar Wilde)

    La bellezza, dopo tre giorni, è tanto noiosa come la virtù.
    (George Bernard Shaw)

    Tra tutte le definizioni della bellezza che ho trovato in varie opere di filosofia, arte, estetica ecc. ricordo con piacere quella più semplice: troviamo una cosa bella in proporzione alla sua idoneità ad una funzione.
    (Ezra Pound)

    La fonte originaria della bellezza è unicamente in Dio ed essa si manifesta nell’animo di coloro che sono entusiasticamente pervasi di lui.
    (Johann Gottlieb Fichte)

    Non mi piace la gente che parla della bellezza. Cosa è la bellezza? Uno ne potrebbe discutere come problema nella pittura.
    (Pablo Picasso)

  20. scrivo sapendo che mi vado a infilare in una polemica tipica cui preferirei, per consiglio dello spirito umorale, evitare, ma non possso. Dante Gentile Lorusso credo abbia trovato uno stile personale per attrarre attenzione alle sue soggetive opinioni artistiche. chiedo dunque al restauratore, al gallerista, al ricercatore storico e all’artista di arte contemporanea, non oso dire al critico per motivi di nobiltà intellettuale, se in alternativa alla rimozione dei lampadari sia già redatto un progetto sostitutivo. credo solo una comparazione tra ciò che esiste e ciò che dovrebbe esistere per parere dell’autore di “Attraversamenti” senza bibliografia ragionata, possa darci idee chiare e stati d’animo felici. d’altronde non credo il Molise sia il luogo dove si fabbica la pipa “qui non canta la raganella” anche perchè questo tipo di episodi ciclici ricordano molto le tematiche pirandelliane e alcune sceneggiature dai fratelli Taviani nella regia del magnifico film “Kaos”. in attesa di…porgo le mie anticipate scuse, ma sono impossessato da un demone che mi comporta guai e che mi impedisce la comoda incosciente connivenza silenziosa.

  21. Scusate un po’… e chi ha parlato di belli o brutti?? Io ho detto che non ci piacciono!!! De gustibus non disputandum est…e poi… nella pagina dei lampadari di Oratino ti parleremo OVVIAMENTE dei lampadari di Oratino!!! A ciascuno le sue battaglie… noi abbiamo questa….x adesso..
    Per rispondere al Picariello: 1 non è Dante l’imputato, la disputa è tra chiesa e soprintendenza e già troppe persone che non c’entravano si sono immischiate 2 Il problema è che i lampadari sono stati affissi violando un vincolo, quindi compiendo un abuso…la cosa è stata segnalata dai cittadini di Oratino e la soprintendenza è giustamente intervenuta. Se i lampadari restassero si creerebbe un brutto precedente per tutti quelli che si sentono autorizzati a fare di testa loro..la questione è di rispettare o no la legge. Bellezza o bruttezza, alternativa o non alternativa, il fatto resta.

  22. “al picariello”, devo dire, mi avrebbero potuto chiamare in mexico dove credo la sovrimtemdenza lavora molto bene (anche con restauratori di firenze) per il recupero del “muralismo” di David Alfaro Siqueiros, Diego Rivera e José Clemente Orozco, e molti altri promotori della Secretaría de Educación Pública. visto che la nostra dialettica riceve il giudizio del popolo e la competenza delle leggi, credo possa essere punto di qualità per mostrare vari punti di vista differenti e complementari. sono d’accordo sui precedenti che potrebbero verificarsi, ma sono anche cosciente che i cambiamenti devono essere necessari e contestuali alla storia. Il molise è nostra terra madre e questioni come queste sono richiami forti per la coscienza collettiva. che poi l’arte ambientale e l’arte pittorica debbano avere criteri di organizzazione credo sia assiomatico. Prendiamo atto ci sia un buon argomento da discutere che per molti è categoria giuridica per altri architettonia e per alcuni come me è pura sociologia dell’arte o se preferisce etnosociologia dell’arte che forse le si attacca meglio. sotto questa linea discuto e contemplo l’argomento, (anche come processo documentativo della storia in diretta) accettando la civiltà evoluta delle altre discipline che si interrogano su una questione comune. la ringrazio ovviamente per aver rivelato la mia passione per l’arte figurativa, ma non troppo, mexicana.

  23. Quando gli uomini guarderanno le stelle,
    nel loro cuore si leverà, carico di essenze,
    il vento della notte.

    Sulla foresta, sul lago, sulla città,
    le nuvole fluttueranno tranquille.

    Allora le stelle inizieranno a cadere copiose
    e come la rugiada copriranno ogni cosa.
    franco mi permetti una contaminazione fuori argomento? so che per amicizia non mi biasimi per cui mi afogo un po’ così:

    Nel disegno tracciato dall’invisibile nastro divino,
    tutte le costellazioni crolleranno a una a una
    con estrema eleganza.

    D’allora in poi le stelle dimoreranno
    nella nostra anima, e forse torneranno ancora
    quei giorni in cui gli uomini
    erano dolci e meravigliosi come gli Dei.

    Yukio Mishima

  24. Evvabbè, Architè, ma così è troppo facile! Prima ci si butta in una discussione e poi si dice che se ne parla troppo solo perché non ha argomenti per controbattere.
    Innanzi tutto è lei che si rende ripetitivo parlando continuamente (anche insistendo su cose non veritiere) su restauri effettuati 20 anni or sono e avvallando il fatto che se prima si è sbagliato, adesso bisogna fare peggio. Capisco (ma non condivido) il fatto che non voglia rispondere a me, ma almeno alle contraddizioni fatte notare da Manocchio e gli abbagli (appunto) evidenziati da Dante? A quelli una parolina ce la poteva sprecare.
    No! Dobbiamo pensare ai 56 milioni dell’Auditorium di Isernia e attendere la sentenza del TAR in merito ai lampadari. Un TAR con la sentenza già scritta visto che è stato così solerte nel redigere una sospensiva a distanza di 12 ore dalla presentazione della richiesta.
    Pietra buttata e mano nascosta: classico!
    Per chiudere in… bellezza:
    Non è bello ciò che è bello, ma che bello, che bello,che bello! (Padre Antonino da Scasazza).

  25. Caro Antonio Picariello,
    il problema è che se io o tu ci mettiamo a parlare di computer o di assicurazioni o di veterinaria, ci viene subito rinfacciato che non è il nostro mestiere.
    Si parla di arte e tutti si ritengono capaci di farlo. Beati loro.

    L’arte di Trivisonno, che è un grande molisano, è identica ai lampadari messi da don Giuseppe. Altrimenti, dovrei dire che è identica alle barchette iuventine che piacciono ai nemici dell’arte. Scegliete voi a quale dei due lampadari deve essere associata l’arte di Trivisonno.

    Ma che devo controbattere a chi ripete sempre le stesse cose?
    Ho dimostrato che non esiste una regola scientifica per definire cosa sia bello
    Ho dimostrato che quei lampadari non ostacolano nessuna visuale alla pittura di Brunetti
    Ho detto che Trivisonno sarà pure un grande artista ma non mi fa tremare il cuore
    Ho dimostrato che gli interventi dei Boiardi dello Stato sono irriguardosi delle teorie del restauro
    Ho dimostrato che con i soldi dei cittadini si sono fatti restauri che non finiranno mai su un libro di restauro
    Non ho letto alcun parere dei critici locali parlare sulle oscenità della Soprintendenza…
    …. e io sarei ripetitivo.

    Infine:
    Il sampietrese Brunetti sicuramente è un grande molisano, ma nel panorama mondiale della sua epoca ….. (…. Dante, completa tu la frase….!).

  26. L’unica cosa che traspare dalle vostre parole è che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire….
    Non ci importa se Brunetti non è famoso come Leonardo da Vinci ma era di Oratino e per noi Oratinesi questo vale più di mille titoli.
    Ci rende orgogliosi avere un artista come lui tra i nostri antenati e ci rende orgogliosi avere un suo affresco nella nostra chiesa.
    Quei lampadari non sono arte, così come non lo sono le barchette e così come non lo sono molte altre cose…l’affresco di Brunetti si.
    Quello che penso non è che voi non capite di arte, non mi permetterei mai di dire una cosa del genere…però penso sinceramente, e questo mi dispiace, che la vostra avversione alla soprintendenza vi renda ciechi e per niente obiettivi. Piuttosto che andare contro tutto quello che la soprintendenza fa, potreste cercare di porvi con un atteggiamento diverso, più positivo e propositivo e fare qualcosa di buono…
    Un vero artista o un vero amante e conoscitore dell’arte dovrebbe essere superiore a queste cose e dovrebbe cercare sempre di valorizzare il patrimonio artistico e culturale…io non vi conosco e non so quello che fate ma leggendo queste righe mi appare chiara una cosa… che se il soprintendente dicesse oggi che il cielo è azzurro, voi pur di fare polemica potreste riprenderlo e dire che è celeste o diafano o addirittura verde.

  27. E cmq, nonostante non condivida il pensiero, sono contenta che almeno qui ci sia qualcuno disposto a discutere civilmente…

  28. Gentile Francesca,
    io non sono e non sono mai stato un critico d’arte. Sono un architetto e basta.
    Ho collaborato con il Ministero per i Beni Culturali quando c’erano persone di grande cultura di fronte alle quali mi sarei anche inginocchiato. Prima fra tutti la grande Maria Luisa Mortari, la prima Soprintendente del Molise la cui memoria è stata ignobilmente cancellata da chi è venuto dopo.
    Nella Soprintendenza di Campobasso vi sono anche persone che stimo, ma che sono state relegate a mantenere lo scopino del bagno perché non si piegano a 90 gradi.

    Quei lampadari di don Giuseppe non hanno nulla di scandaloso e sono perfettamente in linea con i lampadari che si trovano in altre chiese analoghe. Già ho detto che personalmente avrei seguito un’altra strada, ma io non sono l’architetto di don Giuseppe. E comunque non avrei mai messo le barchette.

    A Oratino state facendo una guerra di religione che è fortemente condizionata da risvolti politici.

    Se don Giuseppe avesse ceduto di fronte alla prepotenza dei Boiardi dello Stato, voi non avreste mosso un dito per eliminare le stampelle di S. Giuseppe, le barchette iuventine e il pavimento da tavernetta. Voi stessi dite che sono lì da decine di anni e ormai li avete digeriti.

    Comunque confesso e Le do ragione: non ho molta stima di quei boiardi della Soprintendenza di Campobasso che predicano bene e razzolano male ed ho molta difficoltà a credere loro se prima non verifico di persona.

    Però, se lei avesse letto qualcuno dei miei scritti, avrebbe trovato anche espressioni di lode per molti lavori. Per esempio sui restauri di gran parte delle pitture sia in affresco che su legno o tela.

    Nel Molise abbiamo avuto la fortuna di avere restauratori scelti dalla Soprintendenza di levatura mondiale.

    E sapete benissimo che io non mi vendo per un pugno di lenticchie, come qualcuno vorrebbe far capire.

    Inoltre il fatto che non ho cancellato nessuno dei commenti (che peraltro apprezzo per la correttezza e per l’anima che celano) dovrebbe farvi riflettere sulla mia onestà intellettuale. Voi avete la stessa identica libertà di scrivere che ho anche io.

    Provate a scrivere una critica alla Soprintendenza. Se vi va bene vi beccate una querela per diffamazione ( me ne hanno fatto 29 fino ad oggi).

    Che poi io sia considerato un eretico egocentrico e rompiscatole, può farmi solo piacere.

  29. interessante il concerto semantico tra parole sordi e sentire, come interessante è parlare di lampadari in una chiesa. di solito nei luoghi sacri che l’unesco riconosce solo come luoghi di cultura artistica e non di culto, la luce, anche se simbolica, dovrebbe essere solo quella divina e della preghiera interiore. qui si parla di forma, credo, e di volumi della forma, quindi non di luce. si parla del gusto, di ottica e di opere d’arte. bene, quale migliore argomento per liberarsi di una società liquida alla ricerca di un senso progettuale trasmutato da “speranza” a protocollo. alla fine si rischia che la storia dell’arte ci inserisca nell’epoca di quelli che non sapendo più creare accendevano e spegnevano le luci davanti alle antiche opere d’arte dispiacendosi di non essere nati al tempo degli artisti che le avevano prodotte. non credo ci sia molta qualità di vita in questa automatica gestualità. quindi la discussione è la vera arte che ci rimane…. almeno per adesso…

  30. a proposito di questa idea che se il soprintendente dicesse oggi che il cielo è azzurro, voi pur di fare polemica potreste riprenderlo e dire che è celeste o diafano o addirittura verde, credo sarebbe nell’interesse della metodologia del progetto oltre che del progettista avere, come Bauhaus insegna, confronti differenti sul colore del cielo. che poi la scelta sia dominante ed esclusiva nella responabilità del progettista, mi sembra non ci siano dubbi. progettare e scegliere, è potere di cambiare il mondo, il passato con il nuovo e quindi responsabilità del potere di cambiare il mondo. cosa c’è di male in questo….

  31. E no. Questo no! A Oratino non stiamo facendo nessuna guerra e se la questione è condizionata da risvolti politici è colpa sicuramente di qualcun’altro che “eroicamente” mette la macchina davanti al “ragno” , che si inventa “Feste dell’Agricoltura” e redige farneticanti Delibere di Giunta in difesa dei lampadari perché ormai si sente spacciato e che in quanto a denunce è maestro (ne so io qualcosa) chiamando poi i suoi oppositori guerrafondai.
    Tutte le accoppiate prete-sindaco sono pericolosissime e dannose per la vita sociale di qualsiasi paese. Mi auguro per lei, Architetto Valente, di non trovarsi a fronteggiare questo tipo di abbinamento ed, eventualmente, mi troverà pronto a difendere le sue idee. Come vede anch’io, talvolta, mi schiero per partito preso.
    Riguardo alle lenticchie, non era mia intenzione far capire quello che lei dice e si dovrebbe notare dall’espressione di incredulità che ho usato. So benissimo che non è così! Se mi fossi trovato di fronte ad una persona del genere, non avrei intrapreso nessun dibattito.
    Con splendente simpatia.
    P.s.: almeno una risposticina a qualche domanda degli interventi precedenti, una sola. No?
    Grazie lo stesso.

  32. Il tuo commento…

    Carissimo Franco,
    i lampadari della parrocchiale di Oratino hanno scatenato un acceso e interessante dibattito, portato avanti dai lettori del tuo blog, in modo sereno e civile.
    Personalmente ho esposto le mie ragioni e non voglio ritornare sull’argomento, ho precisato alcune tue inesattezze riguardanti il pavimento in pietra, quello in cotto maiolicato, le stampelle al “San Giuseppe”, ma non ho avuto a tutt’oggi alcuna risposta.
    L’intera vicenda mi tocca molto da vicino perché fu proprio lo scrivente a ritrovare e restaurare l’affresco con l’”Assunzione delle Vergine”, sepolto sotto sette strati di pesanti ridipinture, tutto questo grazie ad un documento d’archivio in cui veniva pagato il pittore Ciriaco Brunetti per “lo quadro in mezzo alla lammia”. In effetti gli affreschi nella volta centrale dovevano essere tre, ma nonostante una serie di saggi effettuati, degli altri due si sono perse completamente le tracce
    Ciriaco Brunetti è un artista di un certo interesse, infatti, il “corpus” grafico, presente nella Raccolta Giuliani, da me ritrovata agli inizi degli anni Ottanta, denota una straordinaria freschezza inventiva caratterizzata da una vena “rocaille” che si evidenzia nei numerosi disegni preparatori per decorazioni di volte e soffitti, di “muraglie a trompe l’oeil”, di modelli per altari e arredi liturgici. Insomma un pittore aggiornato sul clima culturale che si respirava nella capitale del Regno nel corso del Settecento.
    Ma anche sul pregevole “Ostensorio” in argento progettato nel 1838 da Isaia Salati, nipote di Ciriaco Brunetti, ho qualcosa di personale da dire. Si perché prima che il giovane parroco di Oratino decidesse di portarlo a Vicenza, chiaramente senza preoccuparsi di chiedere le necessarie autorizzazioni agli organi competenti e metterlo tra le mani di un negoziante di articoli d’argento, avevo messo in guardia il sacerdote informandolo innanzitutto del valore dell’opera e poi avvertendolo che nel caso avesse avuto intenzione di sottoporlo ad un intervento di restauro conservativo, avrebbe dovuto rivolgersi alla Soprintendenza per contattare un restauratore esperto in metalli. Naturalmente non sono stato ascoltato e l’Ostensorio è stato inevitabilmente danneggiato.
    Alla luce di tutto questo come posso rimanere in silenzio?
    Vi sottopongo un testo che ho scritto lo scorso anno e spero aiuterà il lettore a conoscere meglio alcuni passaggi relativi al patrimonio culturale della mia Oratino.

    Un affettuosissimo abbraccio,
    Dante Gentile Lorusso

    Esercizi di memoria, ultimi aggiornamenti

    Per capire meglio cosa è successo nel corso dei secoli al patrimonio storico-artistico e architettonico di Oratino, tento un rapido attraversamento nei secoli, soffermandomi però agli ultimi decenni, quelli in cui sono stati perpetrati i maggiori e purtroppo irreversibili disastri.
    Non avendo una data precisa relativa alla nascita del nostro paese, possiamo solamente ipotizzare che sia sorto intorno all’XI secolo. Allora idealmente prendiamo in considerazione due date partendo dall’anno 1.000 fino ad arrivare al 1945, anno che segna la fine della Seconda Guerra Mondiale.
    In questi 945 anni il borgo di Oratino è cresciuto tutto sommato in maniera armonica, infatti l’abitato si è sviluppato nella cerchia delle antiche mura del primitivo nucleo storico, che dai documenti sappiamo aveva due porte: Porta del Piano, ancora esistente e Porta del Colle, che si trovava in piazza Olmicello, posta tra la casa di Nicola Brunetti e quella di Anselmo De Cristofaro .
    In seguito, con buona probabilità intorno al XIV secolo, viene edificato il castello, che nel corso del XVIII secolo subisce una sostanziale trasformazione diventando una interessante dimora gentilizia con ampio loggiato. Sul finire del Seicento invece, viene ampliata una piccola cappella (extra moenia) che diventa la chiesa di Santa Maria di Loreto.
    Analizziamo adesso per grandi linee cosa è successo al nostro patrimonio storico, fissando come punto di partenza la data del 1945, fino a giungere ai nostri giorni, quindi prendendo in considerazione soltanto gli eventi accaduti negli ultimi 65 anni.
    Iniziamo dalla chiesa di Santa Maria Assunta che, nel 1948 viene sottoposta ad un restauro, un intervento diciamo poco significativo in cui però viene sostituito l’antico pavimento e vengono ricostruiti in maniera non eccelsa alcuni altari, mentre parte delle colonne vengono ricoperte da marmi, allineandosi ad un gusto particolarmente in voga in quegli anni.
    Negli anni Sessanta succedono cose decisamente più rilevanti. Il Palazzo Ducale, che alla fine degli anni Quaranta era stato venduto dai ricchi Signori Magno di Toro ad alcuni privati, è interessato da un lungo processo di trasformazione per essere adattato alle nuove esigenze abitative dei nuovi inquilini. Viene modificata parte della facciata principale, mentre altre due vengono completamente intonacate. Quasi tutti i volumi interni subiscono alterazioni e, il settecentesco soffitto tavolato dell’elegante e luminoso loggiato, voluto dal duca Giuseppe Giordano, viene quasi completamente smantellato, perdendo così le preziose decorazioni del soffitto dipinte dal pittore Ciriaco Brunetti (Oratino 1723 – 1802).
    In quegli anni viene completamente devastato anche il Giardino ducale, con le mura perimetrali e la porta d’ingresso sormontata dallo stemma della famiglia Giordano. All’interno del giardino pensile, che conteneva essenze arboree pregiate e rare, trova posto il massiccio e rigido edificio scolastico, assomigliante per le linee austere, più ad una caserma militare.
    Sul finire degli anni Sessanta tocca invece alla chiesa di Santa Maria di Loreto, elegante edificio di culto scelto dai Duchi Giordano come luogo per le sepolture della loro antica e nobile famiglia. Lo scempio realizzato è incredibile. Vengono abbattute le due volte delle navate laterali, le cui superfici erano state completamente decorate nel 1790 da Ciriaco Brunetti, per far spazio a due anonimi e volgari solai; mentre la vota centrale dipinta nel 1757 da Ciriaco, in collaborazione del fratello minore Stanislao Brunetti, viene completante ridipinta da una schiera di volenterosi giovani “artisti” oratinesi armati di pennelli e ducotone. Come se non bastasse la chiesa viene privata di molte suppellettili, dell’organo a canne, e di alcuni dipinti che erano stati donati dalla Signora Carmela Rogati, imparentata con la famiglia ducale.
    Intanto anche il patrimonio edilizio dell’intero abitato subisce duri colpi. Sono gli anni del boom economico e molti per dimenticare le passate ristrettezze, pensano bene di rinnovare le proprie abitazioni. In due decenni vengono intonacate decine di facciate realizzate in pietra e, molti portali eseguiti dagli abili scalpellini oratinesi, vengono sostituiti da anonime lastre di marmo e travertino.
    Sono gli anni in cui impera anche l’asfalto e, così in un solo giorno, in onore del progresso, viene bitumata tutta via Inforzi e via Piedassanti, stessa incresciosa sorte si era già messa in mostra su via Macinelle e via Gioco.
    Intanto agli inizi degli anni Settanta viene trafugato dalla chiesa di Santa Maria Assunta un imponente Crocifisso ligneo, e successivamente spariscono nel nulla, una serie di eleganti poltrone in legno intagliato e cuoio che si trovavano dietro l’altare maggiore, dove una volta era collocato l’antico coro.
    Nei primi anni Ottanta, sempre nella chiesa madre, la statua in legno di Santa Lucia, scolpita da Crescenzo Ranallo (Oratino 1816 – 1892), viene praticamente mutilata in più parti e sostituita velocemente da un’altra realizzata attraverso uno stampo dozzinale in gesso e vetroresina, mentre la statua di San Giuseppe, riconducibile allo scultore Nicola Giovannitti (Oratino ? – Oratino 1738), viene volgarmente ridipinta. Lo stesso amaro destino toccherà inesorabilmente più tardi anche ad una piccola statua di San Rocco, databile intorno alla seconda metà del XVII secolo, mentre sul finire di quegli stessi anni, il settecentesco Altare di San Gennaro, in pietra e stucco, viene deturpato nella parte alta dalle colonne alle decorazioni in stucco, da pesanti ridipinture.
    Invece la pregevole statua di San Rocco, opera significativa dello scultore Silverio Giovannitti (Oratino 1724 – 1788), appartenete alla chiesa di Santa Maria di Loreto, viene depositata e lasciata al totale abbandono e degrado in un locale sotterraneo dell’antico cimitero della parrocchiale. La statua intanto, nel corso degli anni, è stata privata del cagnolino posto sulla base del Santo pellegrino e versa in condizioni davvero disastrose.
    Qualche anno fa invece la cattiva sorte si è abbattuta verso la straordinaria Madonna del Rosario, esposta in Santa Maria di Loreto, rara opera dello scultore Carmine Latessa (Oratino? – Oratino 1719), forse tra le migliori sculture del primo Settecento molisano, al quale è stato asportato in un rocambolesco furto il Bambino. Analogo destino era stato riservato, qualche decennio prima, al Bambino della Madonna del Carmine, statua firmata e datata 1854 da Crescenzo Ranallo, appartenente alla stessa chiesa, e al Bambino tenuto tra le braccia del Sant’Antonio di Padova, della parrocchiale, opera attribuibile allo stesso scultore oratinese.
    Sul finire del 2009, la scalogna è andata incontro al pregevole Ostensorio in argento ideato e progettato da Isaia Salati (Oratino 1787 – Napoli 1864), una straordinaria testimonianza d’arte che farebbe la sua bella figura anche in un prestigioso museo. L’opera, realizzata nell’ambito delle botteghe di oreficeria napoletana, si espone nella chiesa matrice, e, se pur in buone condizioni di conservazione, è stata sottoposto, in barba alle norme sulla tutela dei beni culturali, ad un errato intervento di restauro, che da quanto è trapelato nel corso di un recente sopralluogo da parte di esperti della Soprintendenza ai B. A. S. E. del Molise , ha causato danni irreversibili al raro ed inestimabile capolavoro.
    Ma come se non bastasse gli ultimi giorni di maggio del 2010, dalle volte delle tre navate della chiesa madre, sono calati otto ingombranti lampadari, che alterano vistosamente l’equilibrio architettonico dell’edificio, ed inoltre disturbano la lettura di due importanti dipinti, infatti, i due scintillanti e inadeguati manufatti, installati nella navate centrale, creano notevoli problemi di visibilità all’affresco con l’Assunzione della Vergine, opera portata a termine il 15 dicembre 1791 da Ciriaco Brunetti e all’Ultima cena, vasta composizione su tela eseguita nel 1947 dal pittore Amedeo Trivisonno (Campobasso 1904 – Firenze 1995), sicuramente tra le opere più significative del maestro campobassano. Chiaramente vale la pena sottolineare che, lo sfarzoso e inutile intervento, è stato messo in essere senza minimamente preoccuparsi di chiedere le necessarie autorizzazioni alla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici del Molise, organo periferico del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, che tra il 1990 – 1991, aveva curato con propri finanziamenti, un impegnativo e complesso intervento di restauro dell’intero edificio.
    A tutto questo disastroso percorso va anche aggiunta la sottrazione dai luoghi preposti, di una serie di documenti cartacei, fondamentali per ricostruire la memoria storica e le vicende umane appartenenti all’intera comunità.
    Adesso dopo questa breve e frettolosa analisi, permettetemi di sottoporvi ad un piccolo esercizio: chiudete gli occhi e provate soltanto per un momento ad immaginare cosa doveva essere la nostra Oratino.
    Meditate gente, meditate.

    Dante Gentile Lorusso

  33. Ma scusa dante se mi intrometto in argomenti che mi riguardano per dovere professionale. Ma tu l’undici sei al maci per la biennale di venezia in veste di artista contemporaneo, un elemento sostanziale della storia che crea futuro (arte contemporanea: storia dell’arte in divenire partendo dall’adesso, o no!) ma qui concludi rimandando tutti al sogno del passato;” Adesso chiudete gli occhi e provate soltanto per un momento ad immaginare cosa doveva essere la nostra Oratino.
    Meditate gente, meditate”. Ma tutto questo come bisogna leggerlo, per storiografia di cui sei maestro o per ricerca artistica che costruisce futuro. Delle due l’una altrimenti qui diventiamo tutti pazzi caro amico mio….

  34. Vorrei aggiungere solo una nota riguardo a ciò che ha scritto il Sig. Picariello.
    Giustamente per difendere le sue idee di avanguardia ha usato come esempio l’insegnamento del Bauhaus. Sappiamo bene come Walter Gropius tolse lo studio della storia dell’Architettura dalla sua scuola perchè sosteneva che riguardo a questa ultima materia si sarebbe dovuta creare una scuola distinta rispetto ad un’altra nella quale si insegnasse principalmente la composizione architettonica. Indubbiamente nella storia i grandi progressi in qualsiasi campo si sono avuti grazie a importanti “cambiamenti” o “scelte” che differivano dal comune pensare, è anche per questo che si distingue l’artista dal comune artigiano: l’artista fa i cambiamenti e l’artigiano porta avanti la tradizione.
    Ma difendere con ciò i lampadari è a mio parere errato perchè lo stile dei lampadari non è nè moderno nè tantomeno d’avanguardia, è quasi uno stile Belle Epoque e quindi si è rotta la sintonia della chiesa con un cambiamento che non appartiene alla nostra epoca, non è una scelta, non è un segno che potrà essere identificato nel futuro come appartenente ai nostri tempi, ma verrà considerato a mio parere come un eclettismo incoerente.
    Un saluto
    Fabrizio

  35. Simpaticamente rispondo a tutti me compreso:
    “Stiamo uscendo fuori tema”.

    Concentriamoci a trovare una soluzione a tutte queste controversie….il resto, l’arte, la storia, il concetto di bello o non bello non giustificano e non chiariscono eventuali soluzioni “materiali e meccaniche” o “interventi” sui “famosi” lampadari.
    mi piacerebbe conoscere e sapere le soluzioni a tale argomento da voi proposte: toglierli….non toglierli….lasciare solo quelli nelle navate laterali…se fossero tolti cosa farne; togliere le barchette, le stampelle ecc.. ecc…
    Non è una battuta, ma semplicemente, voglio capire tutta la polemica a che soluzione e risoluzione porterebbe; lo so che forse non è qui la sede adatta per tale risposta…però si può tirare fuori un abbozzo.
    Un saluto affettuoso a tutti
    Fernando

  36. La cosa più giusta, a questo punto, è la conclusione di Fernando Picciano, che condivido. Perciò quanto prima riaprirò l’argomento con un nuovo articolo.
    Quando si trasferisce l’arte nelle aule di tribunale ci rimette prima di tutto l’arte.

  37. Infatti sono d’accordo con lei sig. Mastrangelo, e non a caso ho indicato esclusivamente la discussione come forma d’arte, non l’evento – istallazione non istallazione – che comunque sarebbe generativo se avesse un’idea sostitutiva da comparare per una scelta finale. Io farei così: chiederei a dei gruppi di bambini provenienti da più luoghi un parere sensitivo del gusto ambientale e con i dati raccolti proporrei l’idea di un progetto di istallazione. Gli addetti ai lavori,in questo caso, mi sembrano troppo condizionati dal sociale e dagli schemi disciplinari precostituiti. D’altronde credo che questo tipo di questioni gli ambienti di chiesa li abbiano da sempre, se si pensa, ad esempio, ai labirinti mosaici dei pavimenti che avevano funzione di simboleggiare il viaggio dei pellegrini a Gerusalemme per gli anziani o per i malati. Quando i bambini usarono i pavimenti come percorsi fantastici dei loro innocenti e felici giochi, ci furono scelte da fare per il buon funzionamento delle funzioni liturgiche. Più o meno…

  38. Mi piace questo blog..perchè ognuno risponde rimanendo fermo nelle proprie posizioni!!! allora eccomi a difendere di nuovo la mia idea…
    rispondo a Fernando…già i lampadari sono poco adatti alla chiesa, quindi secondo me toglierne due e lasciare gi altri non avrebbe senso…quindi secondo me andrebbero tolti tutti..parliamoci chiaro, il vero problema di chi non vuole rimuoverli è che dopo aver speso ben 16000 euro in oggetti alquanto inutili si troverebbe in difficoltà a spiegare il perchè alle persone che hanno contribuito… la qual cosa servirebbe da esempio a tutti…prima di spendere o dare i soldi per qualcosa, assicurarsi che questi vengano spesi con criterio!!! Però a questo punto, secondo me una soluzione possibile sarebbe toglierli, rivenderli e magari usare i soldi in parte in beneficenza per chi ne ha davvero bisogno e in parte per comprare qualcosa di più adatto, questa volta scelto davvero da tutti e dalla soprintendenza insieme…
    L’idea di ‘usare’ i bambini non è male, ma non in situazioni del genere: credo che ad un bambino non interessi per nulla l’arredo in generale, quello di una chiesa in particolare… quindi non ci sarebbe un contributo valido, non dopo tante argomentazioni per lo meno!!!

  39. Se non volete fare la fine di Luca Nannipieri piegatevi a 90 gradi davanti ai Boiardi dello Stato

    “Ho attaccato Salvatore Settis,
    e il mio libro è sparito dalla circolazione”

    Luca Nannipieri, saggista e direttore del Centro Studi Umanistici dell’abbazia di San Savino a Pisa, parla di censura e di insabbiamento nei confronti del suo libro Salvatore Settis. La bellezza ingabbiata dallo Stato, pubblicato meno di due mesi fa da ETS, recensito più di 30 volte su quotidiani nazionali e locali, anche da firme prestigiose, e ciononostante quasi introvabile, e con una città universitaria come Pisa del tutto silenziosa e apparentemente indifferente. “Il libro – accusa Luca Nannipieri sulle pagine nazionali de Il Giornale, che ha ospitato la denuncia – è un libro fantasma. Nonostante i molti articoli, recensioni, notizie e interviste che sono usciti, è un libro reso irreperibile. Anch’io che l’ho scritto, ho provato a cercarlo. Nulla. Dove si trova, si trova per singole giacenze. Provi nelle librerie e ti dicono che è stato richiesto più volte ma non hanno risposte. Provi on line e ti arriva la mail: il libro è indisponibile. I giornalisti o i recensori che hanno richiesto i miei riferimenti o copie del volume per recensioni non hanno avuto risposta. Ho molti sospetti, il più sicuro dei quali è che non si voglia far circolare questo libro. Quando i quotidiani nazionali hanno cominciato a parlarne, il volume è divenuto inspiegabilmente introvabile. E così mentre sui giornali se ne scriveva, mentre la notizia e gli articoli uscivano a ripetizione su quotidiani, mensili d’arte, siti internet e tv locali, andavi in libreria e ti dicevano: il libro è un problema averlo. Su internet, stessa storia. A Pisa, città-culla di Settis perchè direttore storico della Normale, nessuno che si esponga o mi chieda di fare una presentazione o un dibattito. Strano, no? Nel libro ho fortemente criticato l’azione e il pensiero di Salvatore Settis, emblema di una cultura che si è fatta aristocrazia culturale, potere culturale, e che di fatto sui beni culturali svolge un lavoro controproducente e del tutto autoreferenziale. Della situazione se ne sta occupando il mio ufficio legale, ma la lezione è chiarissima: chi tocca Salvatore Settis, viene spinto a tacere. Questo è ciò che accade quando un libero studioso mette in discussione uno dei maggiori paladini del bene comune. Sono totalmente disponibile a spiegare nel dettaglio ai mezzi di stampa quel che sta accadendo, fornendo fonti e prove, perché è assolutamente intollerabile che si faccia silenzio su una situazione come questa”.

    Francesca Briganti
    Ufficio stampa Centro studi umanistici dell’abbazia di San Savino
    info@centrostudisansavino.it

  40. franco grazie della buona segnalazione. il dibattito italiano sembra indice del momento storico, e quindi di ciò che siamo noi contemporanei. francesca hai ragione lasciamo fuori i bambini dalle nostre paure di vivere. in italia manca la capacità di saper ascoltare e di ripettare chi lo sa fare… i manager e i dirigenti, quelli che devono prendere decisioni soggettive a favore di tutti, qui non hanno superato machiavelli altro che bauman e bodrillard. le università hanno creato danni … un consiglio : si può dare un’occhiata a come gestiscono a colonia la modernità e la post modernità le menti dirigenti della cattedrale o come gestiscono i privati il museo d’arte contemporanea Museum Ludwig e fare una comparazione veloce con le nostre medievali condizioni…se neanche questo è sufficiente allora scredo sia inutile parlare di competenze e di professionalità. adattiamoci al gusto dei parvenu e salviamoci la vita..

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