Ho ricevuto da Gianfelice Ferlito una nota relativa agli scacchi di Venafro che volentieri pubblico:
Egregio Architetto Valente,
sono uno studioso della storia degli scacchi ed ho visitato il suo sito sui pezzi di Venafro .
Complimenti per gli sforzi fatti nel passato.
Ora sono in mostra al Museo di Venafro.
Sono tornati in modo definitivo o ancora solo temporaneamente?
Inoltre ho visto che sono stati messi in mostra su una scacchiera con caselle colorate, il che è un grave errore perchè nel X secolo d.C. le scacchiere erano con caselle bianche o comunque non differenziate da colori.
Grazie per una sua risposta,
Gianfelice Ferlito
Gentilissimo dott. Ferlito,
La ringrazio per la precisazione. Per il momento abbiamo ottenuto una prima conquista con il metterli in mostra.
Teoricamente dovrebbero rientrare nella scatola di scarpe dove erano conservati nel museo archeologico di Napoli, ma credo che ormai sia difficile riportali indietro.
Da voci di corridoio (ma è la volontà della Soprintendenza) dovrebbero restare definitivamente a Venafro.
Noi lo speriamo (… cambiando scacchiera….)
Ovviamente avrà capito che io mi limito a riportare cose scritte da altri. Il gioco degli scacchi per me è un sogno non realizzato…. (purtroppo).
Devo dire che l’esposizione degli scacchi di Venafro è piuttosto carente e poco illustrata, peraltro in un contesto di una mostra fatta molto bene, ma dedicata a tutt’altra cosa (l’abbazia di S. Vincenzo al Volturno).
Ho sbirciato su Internet seguendo il Suo nome e mi fa piacere avere avuto la Sua autorevole precisazione.
Se mi dà qualche ulteriore informazione sulla questione della scacchiera ne farei motivo per un piccolo articolo, ovviamente a nome Suo, sul mio blog
Franco Valente
Gianfelice Ferlito
Pezzi Islamici e scacchiera monocromo
H.J.R.Murray, il grande storiografo inglese della storia degli scacchi(l868- 1955)nella sua poderosa opera “A History of Chess“(1913) al capitolo XIII, pag.220, scrive che la lingua araba ha diverse parole per indicare la scacchiera come “ruq ‘a ” ( un foglio o pezzo di carta), “sufra” (una tovaglia o tovagliolo ), “nat ‘a“(un panno) e “bisat” (un tappeto).
Questo significa che gli Islamici adottarono inizialmente per scacchiera un materiale leggero come la stoffa o la carta su cui si segnavano le 64 caselle monocrome e divise da linee di colore diverso.
Sembra poi gli Islamici adottassero anche del materiale più rigido della stoffa come il cuoio, ebano, marmo, argento, rame, ecc mantenendo pur sempre le caselle monocrome.
Se vi erano delle colorazioni queste erano fatte per decorare la scacchiera e non per distinguere le caselle di gioco.
I pezzi erano invece colorati,verde (smeraldo) e rosso (rubino ) oppure bianco (avorio) e nero (teak), ma la scacchiera no.
Le varie miniature persiane lo testimoniano.
La mancanza di caselle colorate era dovuta al fatto che nel gioco islamico le mosse erano molto limitate sia per il Firzan o Farzin (che poi divenne la Regina nel gioco di scacchi europeo), sia per il Fil (il nostro Alfiere).
La colorazione delle caselle sulla scacchiera è una innovazione europea e risale a circa al XI secolo.
Il poema latino del 990 circa intitolato “Versus de Scachis” e ritrovato in un monastero a Einsiedeln (CH) che risulta essere il più antico documento scacchistico europeo riporta che la scacchiera aveva caselle incolori (dum color unus erit).
Il famoso mosaico del vecchio Battistero (XII sec.) della chiesa di S.Sabino in Piacenza mostra la grande scacchiera a colori alterni, ma si tratta di un mosaico di ben 2 secoli dopo la datazione degli scacchi di Venafro (980 circa).
Gli scacchi quindi al Museo di Santa Chiara in Venafro, che sono posti ora in mostra su una scacchiera con caselle colorate, sarebbe meglio che venissero messi su un panno bianco con caselle delineate da righe rosse o nere.
O, come è avvenuto alla mostra di Speyer nel 1992 ,”Das reich der Salier 1024-1125” (Il Regno degli Imperatori Salici di Franconia 1024- 1125) messi su una tavola liscia e senza caselle.
Gianfelice Ferlito (15 novembre 1933) è uno scacchista italiano.
Esperto di storia degli scacchi, collezionista. Laureato in Economia e Commercio alla Bocconi di Milano nel 1961, per quindici anni è stato dirigente del Gruppo internazionale di lavoro della Pirelli in Inghilterra. Si è avvicinato agli scacchi nel 1982, durante il periodo londinese. Dal 1989 è socio della Chess Collector International, l’associazione internazionale che raggruppa collezionisti e storici degli scacchi. Dal 1991 è uno dei quattro europei consiglieri dell’associazione. Ha collaborato, con articoli di storia scacchistica, su varie riviste tra le quali Scacco, Scacchi e Scienze Applicate su cui ha tenuto una rubrica sulle mostre di scacchi nel mondo, e Scacchitalia.
È tra i fondatori del Konigstein Initiative Group. Nel 1995 ha riunito, in un supplemento dii Infomazione scacchi, gli articoli sugli scacchi islamici di un convegno tenuto ad Amsterdam nel 1993.
Nel 2000, insieme a Rodolfo Pozzi, ha organizzato a Firenze il 9º congresso della Chess Collector International.




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