La storia della staffa nell’arte del cavalcare da Vicenne di Campochiaro a S. Maria della Strada di Matrice e nel castello Pandone di Venafro

La storia della staffa nell’arte del cavalcare da Vicenne di Campochiaro a S. Maria della Strada di Matrice e nel castello Pandone di Venafro


L’uccisione di Assalonne a S. Maria della Strada di Matrice

Credo di poter dire con sufficiente sicurezza che nel Molise abbiamo la più antica rappresentazione dell’uso della staffa nel modo di cavalcare e forse anche la più antica documentazione archeologica (o comunque tra le più antiche) in materia.

E’ ormai risaputo che i Romani non conoscessero la staffa, sebbene sembra che la sua invenzione debba farsi risalire al II secolo dopo Cristo in India. Il merito della sua diffusione in Italia, invece, è dei Longobardi che con molta probabilità la introdussero almeno dal VII secolo, anche ad opera dei bulgari di Altzecone. Lo attesta la scoperta archeologica del sepolcreto di Vicenne, a Campochiaro nel Molise, dove le staffe sono state trovate nella tomba del cavaliere che vi era stato sepolto insieme al suo cavallo.

Tomba33CegliaBLOG
Il cavaliere di Vicenne a Campochiaro (VII sec.) (Tomba 33, V. Ceglia 1991)

Dunque nel Molise abbiamo le più antiche testimonianze archeologiche che attestano l’uso di quel particolare attrezzo che costituì una vera e propria rivoluzione tecnologica nell’arte del cavalcare.

La staffa, infatti, assicura una migliore stabilità sul dorso del cavallo e permette al cavaliere di potere fare una serie di movimenti, anche con il cavallo al galoppo, che diversamente non sarebbero stati possibili.

Ma i Longobardi modificarono anche la sella che divenne più complessa rispetto a quella romana che era poco più di una coperta. Essi infatti introdussero due elementi in legno rivestiti di cuoio che permettevano al cavaliere di rimanere fermo anche in caso di brusca frenata del cavallo.

Quello che era davanti al cavaliere nel tempo si è arricchito anche di un pomo che garantiva la possibilità per il cavaliere di mantenersi fermo con una delle mani in caso di urto.

Quello che era dietro, invece, manteneva il cavaliere sull’arcione in caso di forte accelerazione.

Un argomento che, credo, possa appassionare non solo i cultori e gli amanti delle discipline equestri.

Ma se l’archeologia, come nel caso di Vicenne, fissa in maniera precisa l’epoca di inumazione dei defunti bulgari, altrettanto precisa non può essere la datazione della chiesa di S. Maria della Strada a Matrice che, tuttavia, io ritengo del X secolo per una serie di considerazioni stilistiche che ho già fatto.

Ebbene sulla facciata di S. Maria, uno dei gioielli dell’architettura longobarda, vi sono ben quattro rappresentazioni di cavalli bardati con selle munite di staffe.
E’ una circostanza assolutamente eccezionale nel mondo delle rappresentazioni artistiche piuttosto avaro di tali immagini.


Paldone, Tatone e Tasone partono da Benevento nel 703 (Chronicon Vulturnense XII sec.)

Nei codici altomediovali non se ne ha traccia. Sempre nel Molise, nell’abbazia di S. Vincenzo al Volturno, fu realizzata la rappresentazione di Paldone, Tatone e Tasone che partono da Benevento a cavallo. In questo caso l’episodio è riferito alla loro uscita dalla città nel 703, ma la miniatura è stata fatta nel XII secolo. Anche in questo caso i cavalieri cavalcano con i piedi infilati nelle staffe.


Piatto del VI sec. a Verona

Nell’oreficeria tardo bizantina vi è un esempio di cavaliere (siamo nel VI secolo) a Verona, dove non si accenna all’uso di staffe.

Nella famosa raffigurazione del cavaliere Ursus manca proprio la parte bassa della sella.


Apocalisse. S. Maria della Strada


Lavoro nei campi. S. Maria della Strada

A S. Maria della Strada, invece, sia la sella del cavaliere della scena apocalittica del timpano centrale, sia quella del cavallo nella lunetta del lavoro nei campi, sia quella di Gioab che infilza Assalonne imprigionato tra i rami del terebinto, sia quella del cavallo disarcionato, sono dotate di staffe.


Il cavallo di Assalonne disarcionato. S. Maria della Strada

Ancora nel Molise abbiamo una singolare rassegna di tipi di staffe rinascimentali nella serie dei cavalli di Errico Pandone nel piano nobile del castello.

 
Uno dei cavalli di Errico Pandone. Venafro (1524)

Spread the love

Commenti

2 risposte a “La storia della staffa nell’arte del cavalcare da Vicenne di Campochiaro a S. Maria della Strada di Matrice e nel castello Pandone di Venafro”

  1. Ho trovato la storia della staffa assolutamente affascinante.
    Renato corsetti

  2. Avatar antonio Gizzi
    antonio Gizzi

    intervento preziosissimo. Come al solito, d’altra parte. Grazie architetto!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *