Una formidabile accetta di pietra trovata a Venafro e conservata al Museo Pigorini dal 1876
Luigi Pigorini, fondatore del Museo Preistorico Etnografico di Roma (che poi prenderà il suo nome) nel 1876 comunicava che in quel museo si trovavano “trentatre frecce, sette coltelli, due punteruoli, un’accetta di diorite, una punta di giavellotto e un raschiatoio di lavoro così detto neolitico, oltre a due accette, tre coltelli, una lancia e un raschiatoio fabbricati a grandi e semplici scheggiature, generosamente ceduti al museo Preistorico di Roma dal Sig. Don Francesco Lucenteforte” (P. L. Pigorini, L’età della pietra nella provincia di Molise, in “Bullettino di Paletnologia Italiana“, II, Parma 1876).
Tra questi, dunque, vi era un arnese del tipo acheuleano di particolare importanza che ha queste caratteristiche descritte nella scheda:
“bifacciale lanceolato di selce grigio chiaro a venature rossastre. Sezione biconvessa con facce molto rilevate in prossimità del tallone. La lavorazione facciale è ottenuta mediante distacchi ampi e piatti. Il tallone ha un margine tagliente e rettilineo. L’apice è largo e piatto. Gli spigoli sono vivi. Misure: 233×0, 105×0, 075.
Questa pietra, per quanto se ne sa, fu trovata a Ceppagna mentre si scavava un pozzo, a una profondità di circa sei metri tra uno strato di argilla e uno di ghiaia. (G. Morra, Storia di Venafro, Montecassino 2002).
Pigorini sostenne che “poche fra le accette consimili delle regioni estere presentano le dimensioni dell’esemplare di Ceppagna, e tuttochè sia noto che all’Esposizione Universale di Parigi se ne ammirava una della eccezionale lunghezza di cent. 29, in generale la misura di quelle di Francia sta tra i 15 e i 20 centimetri“.
Varie sono le ipotesi sulla utilizzazione di questo attrezzo dalle dimensioni sicuramente considerevole che è collocabile in un tempo cha va dai 700.000 ai 100.000 anni da oggi (F. Vianello, Prospettive di sviluppo per le ricerche preistoriche nel bacino dell’Alto Volturno, in “Corriere del Molise”, 11-12-1992).
Questo è uno dei motivi per cui vale la pena andare a Roma a visitare il Museo Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini”.



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