Brevi considerazioni sui caratteri stilistici della Casa della Congrega, uno degli edifici più interessanti di Venafro.
Franco Valente
(estratto da: F. Valente, Le chiese laicali di Venafro, in preparazione)
In assenza di qualsiasi elemento epigrafico e di qualsiasi riferimento documentale, appare arduo provare a dare una datazione precisa degli elementi che costituiscono l’apparato stilistico delle finestre della Casa della Congrega dell’Annunziata in Venafro, popolarmente chiamata da chi ha qualche anno “La casa dell’Aquilone”, che era il soprannome dell’ultimo suo abitatore.
Per questo si può tentare solo un esame filologico prendendo come spunto iniziale una considerazione che Iacopo Barozzi, detto il Vignola, fa nel 1562 nel II capitolo del suo trattatello sugli ordini dell’architettura civile a proposito delle modanature: Niuno può allontanarsi da queste belle forme senza cadere nella barbarie, come vi caddero i Goti, i quali fecero in questo genere cose orribili. Quanto sono ammirevoli le produzioni delle bella architettura antica per l’eleganza, varietà e semplicità delle Modanature! E’ da avvertirsi che tali Modanature di rado eccedono in aggetto la loro altezza: ma bisogna ancora aver riguardo alla distanza donde si veggono, ed ancora si dee avvertire di adattare le più ricche a’ luoghi più nobili, e le più semplici a’ più sodi.
Siamo in presenza di sei finestre di cui quattro pressoché identiche tra loro, disposte a due a due sul primo e secondo piano della facciata principale della casa. Le altre due sono di forma quadrata al piano terraneo e dai caratteri assolutamente semplici essendo ogni apertura definita da quattro elementi lapidei privi di qualsiasi modanatura. La nostra attenzione, pertanto, si rivolge alle quattro finestre dei piani superiori.
Ognuna di esse é formata da un vano rettangolare inquadrato nella parte superiore da due elementi verticali ed un architrave, tutti in pietra e privi di modanature, e da un davanzale modanato in sensibile aggetto, poggiante su due mensole a forma di S.
Al disopra dell’architrave é posta una cornice rettilinea, ugualmente modanata ed in aggetto pronunziato. Va notato che mentre le due finestre del primo piano sono integre nella loro composizione, le altre due risultano menomate nella parte della cornice superiore che, per effetto di un ribassamento del piano di appoggio del tetto, risulta inglobata nel cornicione sette-ottocentesco che si é sovrapposto.
Si tratta di un’insolita aggregazione di elementi architettonici che comunque trova un chiaro riferimento in architetture rinascimentali ben note per adattarsi alle particolari esigenze funzionali dell’edificio. L’uso di mensole per reggere sporti di qualsiasi genere é cosa consueta fin dall’antichità, ma l’applicazione di modelli che nella sostanza si rifanno alle architetture della classicità soprattutto romana é tipicamente rinascimentale. Tutta l’architettura medioevale é caratterizzata dall’uso di finestre dalle aperture piuttosto ridotte e il territorio della Valle del Volturno, in cui Venafro si trova, non tradisce questa regola.
Ora, mentre in altre parti della Penisola, fino a tutto il quattrocento, é frequente l’uso di materiali lapidei non solo nelle parti strutturali e nel davanzale, nell’area venafrana viene di solito adoperato un sistema misto nella realizzazione del davanzale che presenta una pietra senza aggetto fino a filo di muro e l’applicazione di due pietre, a destra e sinistra, che hanno la funzione di reggere una tavola per appoggiare oggetti o semplicemente delle aste (anche canne) da utilizzarsi per appendere alimenti da essiccare o stendere panni. Nel nostro caso la mensola ha la funzione di sostenere la parte aggettante del davanzale, arricchendosi di motivi stilistici rinascimentali che attingono alla tradizione romana, come si riscontra anche nella cornice superiore.
Il davanzale é costituito da una serie sovrapposta di cornici che nell’ordine sono un listello, una cornice a guscio ed un altro listello che forma il gocciolatoio. A destra e sinistra il davanzale é sostenuto da due pronunziate mensole dal profilo ad S ma modellate con due rigonfiamenti centrali sul prospetto. La cornice superiore é pressoché simile, ma in luogo della cornice a guscio presenta una cornice a gola dritta. In genere questo tipo di mensola si ritrova, anche se in forme più elaborate e con l’uso di materiali più pregiati, nelle finestre del piano terraneo di importanti palazzi ed in contesti stilistici certamente più complessi.

Si veda come esempio palazzo Caffarelli-Vidoni in Roma di Raffaello. Il carattere delle modanature e, soprattutto, delle mensole venafrane risente però di un gusto diverso che sicuramente deriva dalla particolare collocazione della città in Terra di Lavoro, sotto il dominio spagnolo che trasferì nel regno di Napoli i caratteri di una architettura che conservava il retaggio delle elaborazioni tardogotiche e che non era indifferente alle istanze rinascimentali fiorentine e romane.
Venafro ai primi del cinquecento aveva già sperimentato una presenza indiretta della cultura romana attraverso la mediazione cassinense del Bramante e dei Sangallo che avevano lavorato a Montecassino dove si applicò anche Gaspare di Venafro al quale si attribuisce l’importazione nella sua città di elementi architettonici che utilizzò in un arco delle Cattedrale e nel loggiato del Castello Pandone nel primo quarto del XVI secolo. Le finestre della casa dell’Annunziata, però, sono di epoca molto più tarda, sicuramente non anteriore alla fine del XVI secolo o, molto più probabilmente, del primo quarto del secolo successivo.
Si deve infatti tenere in considerazione una circostanza importante per Venafro. E’ probabile che nella prima metà del secolo XVII sia stata realizzata anche la cupola dell’Annunziata, con molta probabilità la più antica del Molise. Alcuni riferimenti scoperti da G. Morra fanno ritenere che grandi lavori alla chiesa siano comunque iniziati fin dal secolo precedente.
Al 1591 è documentato un contratto del priore con G. Battista Bifano per elevare di otto palmi di canna le murature perimetrali e rifare il colmo del tetto a due falde (… con farce la spica de modo che butta l’acqua a l’una banna e l’altra … fare l’arco che sta incomenzato et designato nel modo che stanno li altri archi vicini …). Nel contratto si affidava pure l’ampliamento di cinque cappelle (… conforme le altre cappelle che sono fatte nove…) e le finestre che affacciano sulla strada. Proprio ad un periodo immediatamente successivo a questo, ritengo, debba essere ricondotta la costruzione della Casa della Confraternita.
Cosimo Fanzago. Pescocostanzo. S. Scolastica
Se si vuole trovare un riferimento stilistico nella elaborazione formale dei pochissimi elementi decorativi, non si può escludere un legame con l’architettura di Cosimo Fanzago. Basta fare il raffronto con le mensole delle finte finestre del Monastero di S. Scolastica a Pescocostanzo che egli avrebbe disegnato intorno al 1624.
Tutti questi elementi messi insieme ci portano a concludere che la casa sia stata eseguita tra la fine del XVI secolo e gli inizi di quello successivo e che i costruttori non siano stati del tutto estranei alla moda stilistica di Cosimo Fanzago.

L’altare fanzaghiano di Cristo
Sulle influenze fanzaghiane a Venafro, d’altra parte, abbiamo conferma nella realizzazione dell’originario altare maggiore della chiesa di Cristo che oggi si trova nella sua sagrestia e del quale trattiamo in altra parte di questo volume.

Casa della Congrega. Rilievo PL. Pacitti
Che vi sia una mano importante nella pur semplice facciata della Casa della Congrega, possiamo verificarlo con un esame a posteriori della sua composizione generale. La facciata ha una struttura architettonica estremamente rigorosa. é racchiusa in un quadrato preciso al’interno del quale, con successive partiture geometriche, è possibile individuare le posizioni delle aperture e le fasce di simmetria verticale.

Abbiamo utilizzato il rilievo grafico dell’arch. Pierluigi Pacitti per dare certezza all’ipotesi intuitiva di una rigorosa partitura geometrica nel posizionamento delle finestre che, prescindendo da modesti errori che possono essersi verificati nel corso della edificazione, rispondono a criteri geometrici sostanzialmente predeterminati. Sono proprio queste predeterminazioni geometriche a dare valore a un monumento di architettura che, nella sua sconcertante semplicità, è uno dei più interessanti della città.
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