S. Mercurio uccide Giuliano l’Apostata in un affresco di Larino e in un quadro di Toro
Franco Valente
Il pomeriggio del 16 aprile 2009, con l’aiuto spirituale di don Giovanni Licursi e con il supporto materiale di Antonio Picariello e di Massimo Starita che reggevano la scala finalmente ho potuto raggiungere fisicamente quel brandello di affresco che fino a qualche giorno prima per tutti rappresentava un mistero.
Uno strato di polvere copriva la figura molto rovinata che è distesa sotto gli zoccoli di un cavallo al galoppo mentre una lancia gli trapassa il collo.
Con le precauzioni del caso ho dato una pulita superficiale a quella parte della pittura ed è venuta fuori la conferma dell’ipotesi affacciata qualche giorno prima su questo blog: il personaggio rappresentato è realmente Giuliano l’Apostata.
Lo dimostrano alcune lettere in carattere gotico che ancora sopravvivono e che permettono di ricostruire con assoluta certezza che si tratti dell’imperatore romano del IV secolo: IVLIANVS.
Degli affreschi di Larino si è occupata velocemente Maria Stella Calò Mariani nel suo magnifico volume sulle cattedrali di Termoli e Larino. Nessuna attenzione, però, è stata rivolta ad un frammento di pittura che si trova in alto, sulla parete della quarta campata settentrionale, a lato della rappresentazione dell’Arcangelo Michele e del quale, credo, si possa ricavare il significato.
Quello che rimane della rappresentazione realizzata nella seconda metà del XIV secolo è sufficiente per farci capire di cosa si tratti.
Si vedono le zampe anteriori di un cavallo al galoppo che viene montato da un cavaliere del quale rimane solo la lancia che è infilzata nel collo di un personaggio disteso a terra.
Questi è vestito di una lunga tunica rossa. La corona che cinge la testa rivela che si tratta di un re. Più precisamente si tratta di Giuliano detto l’Apostata, imperatore dal 360 al 363.
Vediamo perché si può affermare con sufficiente certezza che la scena sia stata ricavata dalla tradizione cristiana, ripresa anche dalla Leggenda Aurea di Jacopo da Varagine, secondo cui Giuliano l’Apostata sia stato ucciso da san Mercurio di Cesarea.
Così la racconta Jacopo:
I demoni avevano promesso a Giuliano la vittoria sui Persiani ma un sofista disse ad un cristiano “Che cosa credi che faccia il figlio del fabbro?” E quello: “Prepara la bara a Giuliano”. Si legge nella storia di S. Basilio che quando Giuliano arrivò a Cesarea di Cappadocia S. Basilio gli andò incontro e gli offrì in dono un pane d’orzo. Giuliano indignato non volle prenderlo e mandò in cambio al santo un po’ di fieno con queste parole: “Ricevi questo dono simile a quello che mi hai offerto”. Rispose Basilio: “Io ti ho mandato il cibo che noi stessi mangiamo e tu il nutrimento delle tue bestie”. E Giuliano furente: ”Quando avrò conquistata la tua città la distruggerò e faro arare la terra onde si possa chiamare piuttosto nutrice di biade che di uomini”.
La notte dopo S. Basilio vide una gran moltitudine di angeli nella chiesa di S. Maria. Fra di loro stava una donna seduta su di un trono e diceva agli astanti: “Chiamatemi Mercurio perché uccida Giuliano l’Apostata poiché ha bestemmiato contro mio figlio e contro di me”.
Era Mercurio un soldato che Giuliano aveva fatto uccidere per la sua fede e che era stato sepolto proprio in quella chiesa. Subito si presentò S. Mercurio con tutte le sue armi e si preparò a combattere in ubbidienza alla Vergine.
Basilio stupefatto andò là dove era la tomba di Mercurio, l’aprì e non vi trovò né il corpo, né le armi del Santo. Chiese al custode chi avesse portato via le armi e quello giurò che c’erano ancora prima che scendesse la notte.
Se ne andò Basilio e ritornò la mattina ed ecco che ritrovò nella tomba il corpo del martire con le sue armi fra cui la lancia bagnata di sangue.
E un soldato disse: “Mentre l’imperatore Giuliano era fra le sue guardie venne un cavaliere sconosciuto ricoperto delle armi e con la lancia in mano. Coraggiosamente si slanciò contro l’imperatore, con la lancia lo trafisse e subito scomparve”.
Narra la storia tripartita che Giuliano prima di morire si riempì le mani di sangue e lo gettò in aria dicendo: “Galileo hai vinto!” Con queste parole miseramente spirò e fu lasciato insepolto dai suoi.
I Persi lo scuoiarono e con la sua pelle fecero un tappeto per il loro re.
(Leggenda Aurea di Jacopo da Varagine – Traduzione di Cecilia Lisi)
Nella Leggenda Aurea la storia viene ripresa anche in un colloquio tra i monaci Sergio, Teofilo ed Elchino che si erano recati in Persia: “E accompagnandoci la divina grazia, in capo di cinquanta giorni entrammo in terra di Persia, che si chiama così, e venimmo in un gran campo e spazioso che si chiama Asia, nel quale, come dicono le storie, lo martire di Cristo san Mercurio uccise Giuliano apostata imperadore”.
S. Mercurio è il protettore di Toro.
Dal sito http://www.toro.molise.it/menu/San%20Mercurio/index.html curato da Giovanni Mascia riprendo: San Mercurio è un soldato martire scita del terzo secolo, che la chiesa ricorda il 25 novembre. Costanzo, imperatore bizantino, nell’anno 663 venne a guerreggiare in Italia contro i Longobardi, portando con sé diversi corpi di santi, perché gli propiziassero la vittoria.
Nel corso della spedizione, assediò senza esito Benevento e fu costretto a lasciare le sacre reliquie di San Mercurio a Quintodecimo (Av). Dopo centocinque anni, Arechi II traslò il corpo del martire a Benevento, il 26 agosto del 768 (di qui la festività solenne del 26 agosto) e le tumulò nell’Abbazia di Santa Sofia.
Non è chiaro quando a San Mercurio fu assegnato il patronato di Toro. Certo il suo culto è molto sentito. La trecentesca chiesa a lui edificata, edificata a ridosso dell’odierna piazza San Mercurio, crollata con il famoso terremoto del 1805 e non più edificata, attesta l’antichità del culto torese. La confraternita di San Mercurio è in vita nel Cinquecento. Successivamente, nel corso del Seicento, due reliquie del santo erano in possesso della chiesa di Toro.
Settecentesco è il bel quadro con il Santo che atterra Giuliano l’Apostata; mentre posteriore è la statua processionale, che di recente ha sofferto un discutibile restauro.

S. Mercurio. Toro (Campobasso) (sec. XVIII)

S. Mercurio in un bassorilievo di Seminara (Reggio Calabria) (Sec. XV)
Sulla scoperta dell’affresco apri il video su questo blog
http://www.francovalente.it/2011/09/03/franco-valente-racconta-l%E2%80%99uccisione-di-giuliano-l%E2%80%99apostata-in-un-affresco-di-larino/






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