Da Epifanio a Teodoro D’Errico. Angeli che volano e angeli che non volano nelle Annunciazioni (quarta parte: l’arcangelo Gabriele)

Da Epifanio a Teodoro D’Errico. Angeli che volano e angeli che non volano nelle Annunciazioni

(quarta parte: l’arcangelo Gabriele)

Franco Valente

Prima parte: http://www.francovalente.it/?p=5311
Seconda parte: http://www.francovalente.it/?p=5373
Terza parte:  http://www.francovalente.it/?p=5468

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L’arcangelo Gabriele nell’Annunciazione di Teodoro D’Errico a Montorio nei Frentani

Tra le rappresentazioni più consuete della storia dell’arte certamente le Annunciazioni occupano uno spazio rilevante. I personaggi rappresentati sono Maria Deipara, cioè Madre di Dio, e l’arcangelo Gabriele che le porta la notizia della prossima maternità.

Sul significato del nome di Gabriele credo non esiste più alcun dubbio. In ebraico גַּבְרִיאֵל, Gavriʼel, vuol dire  “la forza di Dio”.

Appare la prima volta nella Bibbia nel libro di Daniele (8, 15-26):
15 Mentre io, Daniele, consideravo la visione e cercavo di comprenderla, ecco davanti a me uno in piedi, dall’aspetto d’uomo; 16 intesi la voce di un uomo, in mezzo all’Ulai, che gridava e diceva: “Gabriele, spiega a lui la visione”. 17 Egli venne dove io ero e quando giunse, io ebbi paura e caddi con la faccia a terra. Egli mi disse: “Figlio dell’uomo, comprendi bene, questa visione riguarda il tempo della fine“.

L’arcangelo Gabriele appare di nuovo nel vangelo di Luca (1, -25) quando porta a Zaccaria l’annuncio della prossima maternità di sua moglie Elisabetta (cugina di Maria) che, fino ad allora considerata sterile, avrebbe dato alla luce quel Giovanni che poi sarà chiamato il Battista.

5Al tempo di Erode, re della Giudea, c’era un sacerdote chiamato Zaccaria, della classe di Abìa, e aveva in moglie una discendente di Aronne chiamata Elisabetta. 6Erano giusti davanti a Dio, osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. 7Ma non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni.
8Mentre Zaccaria officiava davanti al Signore nel turno della sua classe, 9secondo l’usanza del servizio sacerdotale, gli toccò in sorte di entrare nel tempio per fare l’offerta dell’incenso. 10Tutta l’assemblea del popolo pregava fuori nell’ora dell’incenso. 11Allora gli apparve un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso. 12Quando lo vide, Zaccaria si turbò e fu preso da timore. 13Ma l’angelo gli disse: “Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, che chiamerai Giovanni. 14Avrai gioia ed esultanza e molti si rallegreranno della sua nascita, 15poiché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà pieno di Spirito Santo fin dal seno di sua madre 16e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. 17Gli camminerà innanzi con lo spirito e la forza di Elia, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto”. 18Zaccaria disse all’angelo: “Come posso conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie è avanzata negli anni”. 19L’angelo gli rispose: “Io sono Gabriele che sto al cospetto di Dio e sono stato mandato a portarti questo lieto annunzio. 20Ed ecco, sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, le quali si adempiranno a loro tempo”.

21Intanto il popolo stava in attesa di Zaccaria, e si meravigliava per il suo indugiare nel tempio. 22Quando poi uscì e non poteva parlare loro, capirono che nel tempio aveva avuto una visione. Faceva loro dei cenni e restava muto.
23Compiuti i giorni del suo servizio, tornò a casa. 24Dopo quei giorni Elisabetta, sua moglie, concepì e si tenne nascosta per cinque mesi e diceva: 25″Ecco che cosa ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui si è degnato di togliere la mia vergogna tra gli uomini”.

Il tema dell’Annunciazione è particolarmente caro ai pittori cristiani perché sia la chiesa orientale che quella occidentale, già da prima dello scisma del 1054, avevano dato un’importanza particolare al momento in cui l’angelo Gabriele porta a Maria la notizia della sua maternità.

La chiesa trae il racconto anche di quest’avvenimento da Luca (1, 26-35), l’unico evangelista che ne parli.

La descrizione è brevissima:
26Nel sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, 27a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. 28Entrando da lei, disse: “Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te”. 29A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. 30L’angelo le disse: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. 32Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre 33e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”.
34Allora Maria disse all’angelo: “Come è possibile? Non conosco uomo”. 35Le rispose l’angelo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio.

Nulla si dice dell’ambiente in cui avviene il fatto. Nessun oggetto viene descritto, però la tradizione iconografica arricchisce l’episodio di alcuni particolari che nel tempo sono divenuti elementi fondamentali della scena.

Il Molise può dirsi privilegiato per avere nel suo territorio due delle Annunciazioni più importanti che esistano nel vasto universo della storia dell’arte.

La prima si trova nelle cripta di Epifanio nell’Abbazia di S. Vincenzo al Volturno. La seconda a Montorio nei Frentani, ora nella chiesa dell’Assunta dopo essere stata per oltre due secoli nella piccola chiesa dell’Annunziata.

Sia della prima che della seconda sappiamo con precisione il periodo in cui furono eseguite, con un margine di errore di pochi mesi.

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L’arcangelo Gabriele nella Cripta di Epifanio a S. Vincenzo al Volturno

A S. Vincenzo la scena dell’annuncio è riconducibile con assoluta certezza ad un periodo molto vicino all’842 che è l’anno di morte dell’abate Epifanio (824-842) che la fece rappresentare al disopra del vano che avrebbe accolto definitivamente la sepoltura del suo corpo.

Sulla sinistra della finestrella, accanto ad una colonna tortile che rappresenta un particolare della casa di Maria,  è l’immagine di Gabriele, forse la migliore, dal punto di vista puramente figurativo, di tutto il ciclo. E’ ritratto nel momento in cui, terminata la planata, si sta ponendo in posizione verticale.

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L’angelo in soccorso di S. Lorenzo nella cripta di Epifanio

Tenendo presente il modo di volare dell’Angelo che scende a sostenere S. Lorenzo (sulla parete opposta nella scena del martirio) ed osservando l’andamento circolare delle pieghe dei veli e della tunica, ricaviamo che egli abbia compiuto un atterraggio piombando a testa in giù, fin quasi a sfiorare la terra con il corpo e sia poi risalito per poggiare i piedi a terra. La dinamica è chiaramente sottolineata dall’inarcamento che complessivamente formano le gambe, il busto e, soprattutto, le ali che sono ritratte nel momento in cui non hanno più la necessità di contrapporsi all’aria e si stanno richiudendo su se stesse. Veli aerei di colore ocra coprono una tunica bianca di cui si vede la manica del braccio destro rivolto verso la Madonna.

Composizioni analoghe del medesimo periodo non se ne conoscono, tuttavia, a conferma della reciproca influenza tra le culture occidentali ed orientali (con tutte le ipotesi sugli spostamenti di artisti dall’uno o dell’altro capo del bacino mediterraneo) basti considerare il medesimo modo di rappresentare questa scena sia nel salterio di Basilio I (oggi conservato a Parigi) o nelle pitture rupestri della chiesa di Tokali Vecchia a Goreme nella Cappadocia, ambedue del secolo successivo ma che comunque ripetono modelli ampiamente consolidati nella tradizione iconografica cristiana.

Il salterio di Basilio I è della seconda metà del IX secolo mentre le pitture di Tokali Vecchia  furono realizzate nel secondo decennio del  secolo successivo. Sull’argomento vedi: R.S. CORMAK, Byzantine Cappadocia: The archaic group of Wall Paintings, in Journal of the British Archaeological  Association, serie 3, XXX, 1967. –  A. CUTLER e J. NESBITT, L’Arte Bizantina, Torino 1986.

Va comunque osservata la straordinaria dinamicità della figura angelica che non trova riferimenti analoghi in alcuna delle rappresentazioni coeve o comunque precedenti il XII secolo, sia nelle pitture murali che nelle miniature. Nel contesto delle figurazioni della cripta rappresenta certamente una singolarità dal punto di vista plastico e non è azzardato sostenere che bisogna attendere qualche secolo dopo il IX prima di vedere nella storia dell’arte modelli della stessa potenza espressiva.

Sulla destra è la Madonna che appare sbigottita per l’improvvisa apparizione dell’Angelo Gabriele. Anche in questo caso è ritratta in abiti regali, in piedi davanti ad un trono riccamente decorato da perle e pietre preziose. Non si vedono i piedi, ma la posizione complessiva ci fa intuire che essa sia appena scesa dal suppedaneo e con la mano sinistra, che regge ancora due fuselli di un arcolaio,  cerchi di appoggiarsi al voluminoso cuscino purpureo.

Dalla ricca dalmatica rossa, impreziosita da fasce dorate, escono le maniche di una bianca tunica stretta ai polsi da manipoli dorati.

La mano sinistra è completamente aperta, con il palmo rivolto verso la parete opposta ad evidenziare l’atteggiamento di sorpresa se non addirittura di spavento non per l’arrivo dell’angelo, ma per la notizia che viene da lui data.

Proprio la parete opposta spiega l’atteggiamento di Maria e la soluzione interpretativa può ritrovarsi solo mettendo in relazione tra loro gli effetti luminosi e le esigenze didascaliche quali sintesi di ragionamenti teologici.

Nel nostro caso l’arcangelo Gabriele nell’annunciare la Grazia di Dio indica la finestra da cui materialmente entra la luce da oriente e Maria si spaventa per l’immagine profetica che si forma sulla parete opposta dove appare la figura dell’Angelo-Cristo che è proprio la Grazia che l’angelo sta annunciando.

La pittura di S. Vincenzo al Volturno fino ad oggi è stata poco considerata dagli storici dell’arte che non hanno ancora percepito la sua importanza per la dinamicità della sua forma.

Certamente l’argomento meriterebbe una più ampia trattazione e non è questo il luogo per farla, ma alcune considerazioni, benché sintetiche, possono essere utili a meglio comprendere la problematica che, forse per la prima volta alle sorgenti del Volturno, viene affrontata in termini di scienza teologica.

Le rappresentazioni dell’Annunciazione nel tempo hanno assunto alcune caratteristiche canoniche alle quali, seguendo una regola non scritta, la buona parte dei pittori si sono adeguati.

Sono rarissime le scene in cui l’angelo appaia alla sinistra di Maria. Nella quasi totalità delle rappresentazioni l’angelo Gabriele è posto alla sinistra di chi guarda, ovvero alla destra della Madonna.

(Continua)

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Commenti

Una risposta a “Da Epifanio a Teodoro D’Errico. Angeli che volano e angeli che non volano nelle Annunciazioni (quarta parte: l’arcangelo Gabriele)”

  1. Avatar paolo carfagnini
    paolo carfagnini

    é sempre una sorpresa e stupefacente leggere di quanto si ha sotto gli occhi e non si sa …decifrare.
    Grazie!

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