Un magnifico giardino rinascimentale all’italiana a Venafro

Un magnifico giardino rinascimentale all’italiana a Venafro

Franco Valente

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Nel 1498 Carlo Pandone morendo lasciava erede della Contea il figlio Enrico, ancora minore, al quale va attribuita la capacità, tra luci ed ombre, di aver determinato nel territorio venafrano una ventata di rinnovamento che si inquadra nel più vasto clima culturale del Rinascimento italiano del primo ventennio del secolo. Nel 1503, alla monarchia aragonese si era sostituita la dominazione spagnola.

In questi primi decenni hanno successo dentro e fuori Venafro illustri personaggi che si affermano nei più diversi campi della cultura militare, giuridica e letteraria.

Amico Santabarbara, che fu colonnello di Malatesta Baglioni dopo aver militato con Giovanni dalle Bande Nere.

Giambattista della Valle, famoso al suo tempo per aver dato alle stampe, in più edizioni, “il Vallo”, un manuale di grande diffusione nell’ambiente militare, peraltro dedicato proprio ad Enrico Pandone, “eccellentissimo et molto strenuo cavaliero”.

Giovanni de Amicis, illustre giureconsulto, autore dei celebri”Consilia” stampati più volte a Napoli dal 1524.

Antonio Giordano, massimo esponente della gerarchia politica della Repubblica di Siena al tempo di Pandolfo Petrucci.

Silvano da Venafro, che ebbe fama di letterato per aver pubblicato un “Comentario” all’opera del Petrarca.

Nel 1514 Enrico Pandone, raggiunta la maggiore età, sposava Caterina, figlia di Gianfrancesco Acquaviva d’Aragona. Insieme abitarono il Castello di Venafro fino al 1528 quando il conte, prigioniero a Napoli, fu decapitato per essersi schierato a favore del visconte di Lautrec.

Fu proprio in questo periodo, e soprattutto dal 1520, che al Castello di Venafro furono apportate sostanziali modifiche che lasceranno indelebile il ricordo di Enrico nella storia della città.

Abbandonata l’idea di trasformarla in una fortezza bastionata, fu operata una serie di lavori per trasformarlo in una piacevole residenza rinascimentale. Oltre i famosi cavalli affrescati alle pareti interne, sul piano architettonico sono due le parti che rinnovano in maniera consistente l’antico apparato difensivo: il grande giardino all’italiana, sul lato orientale, ed il luminoso loggiato, ad occidente.

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Il giardino, pur avendo subito nel passato pesanti manomissioni per una sequela di interventi inconsapevoli del suo grande valore storico, è stato recentemente (anche se parzialmente) restaurato.

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E’ ancora limitato dall’originario muro di cinta che lo definisce come organismo autonomo rispetto al Castello, benché direttamente collegato ad esso.

La sua realizzazione si dovette completare intorno al 1524, dopodiché si procedette alla esecuzione di quelle opere di carpenteria che sono riportate nel contratto d’opera stipulato con Giovanni da Sulmona.

Proprio l’aver commissionato la costruzione di ben nove padiglioni in legno lavorato, da sistemarsi lungo i percorsi del giardino e collegati tra loro da pergole anch’esse in legno, dimostra inequivocabilmente che si era creato un nuovo tipo di rapporto con l’ambiente circostante. Veniva insomma a privilegiarsi una visione paesistica che comunque risentiva delle nuove idee che ormai circolavano presso tutte le corti italiane.

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Enrico si preoccupava che i padiglioni fossero “laborati”,cioè esteticamente gradevoli, ma teneva pure a realizzare percorsi interamente coperti da graticciate su cui far sviluppare fogliame al fine di creare una piacevole frescura nelle calde giornate delle estati venafrane. Dal citato contratto si ricava che maestro Giovanni si impegnava a fare un altro padiglione fuori della mura del giardino, davanti ad una “cappella che se farrà”.

Di questa cappella rimangono i segni in una monofora esagonale che sopravvive nella facciata laterale della casa che fronteggia l’ingresso dell’antico ponte levatoio.

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Il giardino è costituito da una sequenza di tre gradoni adattati alla pendenza naturale della fascia pedemontana in maniera da porsi in uno scenografico rapporto paesistico con la vasta pianura sottostante.

Ha una impostazione simmetrica con un asse centrale di collegamento tra il portale di ingresso e la grande ed articolata esedra absidata della parte terminale in alto. L’asse centrale si spezza per superare il primo gradone mediante una scala a rampe contrapposte in pianta ellittica, avvolgente una pseudo nicchia con pavimento decorato con il disegno di una stella (purtroppo eliminata in sede di restauro).

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Questa scala è anticipata da quel che rimane di un arco passante che poggia, con il fronte, su due colonne con capitello a palmette e base sistemata su un alto stilobate.

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L’unico ingresso al giardino è un portale che riflette una preferenza da parte di Enrico per i modelli catalani (che si ritrovano, tra gli altri, in Castel Nuovo a Napoli) come è confermato dagli analoghi caratteri stilistici di altri due portali, fatti realizzare anch’essi dal conte, nel Palazzotto di Corte, al centro della città, e al Molino della Corte, in prossimità della Peschiera alle sorgenti del S. Bartolomeo. Sebbene piuttosto semplice, la sua forma è riconducibile alla grande produzione di portali ad arco ribassato con una cornice tagliata a manubrio, che costituirà un vero e proprio marchio della presenza aragonese nell’Italia Meridionale.

Un tipo di portale che i baroni rimasti fedeli o definitivamente passati al servizio di Alfonso d’Aragona fanno a gara ad inserire nei loro castelli e nelle loro residenze più significative. Sulla diffusione di questi portali nel nostro territorio si veda:
http://www.francovalente.it/?p=5288

http://www.francovalente.it/?p=627

Nell’archivio storico della Biblioteca Comunale di Venafro si conserva il contratto registrato dal notaio Giovanni del Cisternis nel 1524 con il quale si dava incarico al “magistro Ioanni Carpentieri de Solomone per la opera che se have da fare a lo giardino vicino lo fosso del Castello della Cità de Venafro”.

Questo è il testo trascritto da Gennaro Morra.

Conventio inter Ill.mum dominum Comitem Civitatis Venafri parte ex una et Magistrum Ioannem de Sulmone carpenterium ex altera de opera facienda in giardino iuxta foxum fortellitii et castri dicte civitatis extra menia”. (BIBLIOTECA COMUNALE DI VENAFRO, “Protocollo” del notaio G. de Cisternis, vol.II, cc.246-247 v.)

In Cristi nomine amen. Anno a nativitate eiusdem 1524 regnantibus etc…. Die XXVII mensis maij XII ind. In Civitate Venafri et proprie intus Cortilium Palatii Ill.mi domini Comitis Venafri situm intus menia dicte Civitatis in parrocchia S.te Marie de Mangarellis iuxta bona Ioannis Moschetti et alias fines. Nos Nicolaus Francisci Notarij Ioannis de Civitate Venafri ad vitam ad contractus regia auctoritate litteratus iudex, Ioannes de Cisternis de Civitate Venafri eadem regia auctoritate puplicus per totum dictum regnum notarius et testes infrascripti videlicet: Magnificus dominus Alfonsus Mangione de Neapoli, Egregius Galiazius de Prata, Egregius Filippus Iacobus de Benedictis de Ytro et Egregius notarius Ioannes de Massimilla de Prata licterati, ad hoc specialiter vocati etc., declaramus que indie ibidem personaliter costituiti coram nobis Egregius Altobellus Cayaza de Civitate Venafri erarius Ill.mi Domini Comitis dicte Civitatis pro se ex una, agens dicto nomine predictus Altobellus quam nomine ut pro parte predicti I. d.Comitis, pro quo quatenus opus est promittit derato etc., magister Ioannes de Sulmone ut dicit Carpenterius, agens pro se et parte persona altera que partes de eorum, voluntate sponte et expresse devenerunt ad infra scripta pacta capitula et conventione ut inferius descripta, videlicet: Capituli fra lo Ill.mo Signor Conte de Venafro et magistro Ioanni Carpentieri de Solomone per la opera che se have da fare a lo giardino vicino lo fosso del Castello della Cità de Venafro,videlicet:

In primis lo dicto mastro Ioanni promette fare, de lignamo che darra condutta al loco lo prefato Signor, nove paviglioni laborati et fatti de la manera del modello che have portato per desegnio lo ditto mastro Ioanni.

Item lo ditto mastro Ioanni promette far tutte le pergole che bisogniano in ditto giardino sopra le strate fra l’uno paviglione et l’altro et dintro intorno al muro de ditto giardino.

Item promette lo ditto mastro Ioanni fare uno altro paviglione laborato et fatto del medesimo modo de li altri fora le mura de ditto giardino devanti alla cappella et una pergola ben laborata longa fino al ponte de ditto Castello.

Item promette fare dui porte grande in ditta opera et edifizio che siano laborate doppie et infoderate. Item promette fare tre fenestre in ditta opera che siano similmente infoderate.

Item promette fare la cancellata sequita nanti la cappella che se farrà.

Item promette fare octo prospere dintro la ditta cappella laborate de commesso et tarsia, tutti li quatri, con cornicioni et lettere de intaglio seu commesso quante bisogniarando, tra lo friso et lo cornicione, con tutti scabelli et altre cose pertinente ad ditte prospere al modo che stando fatte le prospere de Santo Francisco de Prata.

Item promette fare tre tabole da mangiare che siano laborate secundo che piacerà al prefato Signor con commesso et tarsie.

Dal l’altra banda lo prefato Ill.mo Signor promette dare et pagare al ditto mastro Ioanni per suo servimento et fattura de ditta opera onze sidece de carlini ad ducati sei per onza in questo modo, videlicet: la terza parte al principio che ditto mastro Ioanni commenciarà al lavorar ditta opera, l’altra parte quando serrà fatta mitate de ditta opera.

Et lo prefato Signor promette ancora dare al ditto mastro Ioanni de grehanza dece per suo vitto ultra le sedice onze promesse.

Item lo prefato Signor promette dare chiovi quanti serrando necessarij per ditta opera et tutta la legname condutta al loco.

Item lo prefato Signor promette dare al ditto mastro stantia et lecto per lo tempo che starrà in Venafro al fare la sopraditta opera que omnia supra scripta et annotata in dictis capitulis predicte partes videlicet dictus Altobellus erario nomine ut supra agens et predictus magister Ioannes una pars alteri et ei supra promiserunt roborare se dicto nomine eorumque heredes et omnia eorum bona etc. habere rata etc.cum contravenire etc. ad penam unziarum vigintiquinque de carolenis etc. applicanda parte predicta observandi etc. pro reliqua etc. rato manente pacto etc. cum potestate capiendi etc. et proinde renunciaverunt omnibus eorum iuribus et racionibus etc. iuraverunt in forma valida etc. unde ad consilium sapientis.

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Commenti

3 risposte a “Un magnifico giardino rinascimentale all’italiana a Venafro”

  1. non mi ero mai accorto di questa meraviglia

  2. ma che spettacolo..è visitabile?? Io sono un accanito amante di venafro storica..fosse stato per me l’altra sera al “DOC” di vincenzo sarei stato altre 5 ore ad ascoltarla con gli occhi sgranati(ero quello con il casco bianco in mano)..peccato che gli astanti hanno scherzosamente deciso di interromperla.Spero ci saranno altri momenti in cui ci illustrerà ogni singola piastrella di ogni singola stanza di ogni singolo palazzo di venafro!!
    Buon Lavoro, sempre

    Emilio

  3. Da anni in possesso del tuo libro su Venafro ed il castello Pandone.
    Trovo i due fabbricati a l ingresso del giardino incombranti spero
    che saranno demoliti prossimamente per ridare al castello ma sopra tutto al giardino il suo vero aspetto originale.
    Oltre tutto non solo e un opera unica nel Molise ma anche Italiana.
    un autentico giardino rinascimentale di quelli definiti a l’Italiana,
    a quel periodo lItalia come entita non esisteva mi sembra un gioco di parole che nascondono l entita propria del opera.
    Montreal , Canada 14 febbraio 2012
    Antonio

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