app testoCroci stazionarie

La Croce stazionaria di S. Nicandro a Venafro

By 21 Gennaio 2011 Ottobre 24th, 2011 No Comments

La Croce stazionaria di S. Nicandro a Venafro

Franco Valente

La notizia più antica sui Santi Nicandro e Marciano deriva indirettamente dal Breviarium Syriacum del 411 dove si racconta del loro martirio avvenuto nel 303 nella Mesia ad opera di Galerio Massimiano a seguito dell’editto di Diocleziano contro i cristiani. Se una certa letteratura esiste sulle vicende dei Santi, nessuna notizia sicura sull’origine della chiesa ci è pervenuta. Sicuramente un luogo di culto ove si conservavano le reliquie dei Santi Martiri, e che potrebbe anche coincidere con la basilica attuale, esisteva già nell’VIII secolo, perché il duca Arechi II (758-778), quando costruì la grande basilica di S. Sofia a Benevento, vi fece trasferire un braccio del corpo di S. Nicandro. Alcune reliquie in quell’epoca furono portate anche nella chiesa di Montevergine.

La croce stazionaria che si trova a qualche decina di metri dall’attuale portale è molto simile a quella di via S. Ippolito ad Isernia e il suo carattere fa immaginare che sia stata realizzata tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo. Non vi è riportato alcun elemento epigrafico che possa far capire l’epoca precisa di realizzazione e chi ne sia stato il committente.

Tuttavia un disegno eseguito da Giovanni Antonio Monachetti ci permette di stabilire che questa croce sia stata posta davanti alla chiesa di S. Nicandro sicuramente prima del 1722.

Il Monachetti, sulla scorta di una storia di Venafro scritta da Ludovico Valla nel XVII secolo, fece una nuova ed aggiornata edizione manoscritta che ancora si conserva nella Biblioteca della Società di Storia Patria di Napoli che dovrebbe essere del 1702.

Nella sua storia viene riportata una veduta a volo di uccello di Venafro con una ricostruzione certamente attendibile dei luoghi rappresentati anche se con qualche esagerazione nella ricostruzione architettonica di alcuni edifici.

A noi interessa il particolare nel quale è riportato sotto il n.3 il “Cappuccini convento”.

Sula sagrato della chiesa è riportata una croce stazionaria che possiamo ritenere con ragionevole certezza essere quella che ancora vi esiste.

Il Monachetti è molto preciso nel riportare altri edifici religiosi, anche di poco valore architettonico, che si trovavano attorno al nucleo murato della città.

Non vi è riportata la chiesa del Purgatorio la cui costruzione, all’epoca del disegno, non era stata ancora avviata essendo stata costruita in un’epoca successiva al 1722, anno in cui si apriva il testamento dell’arcidiacono Antonio Lombardi che per devozione lasciava una consistente somma per la costruzione di quella chiesa.

Leave a Reply


*