Terza Parte. Ho iniziato l’esame di questo monumento plaudendo all’opera dei restauratori che, a parere mio, hanno fatto un lavoro eccellente senza che della loro pregevole opera sia rimasta traccia a lato dell’arca, come di solito si fa.

L’arca in una foto di Romeo Musa del 1938
Finalmente posso dare pubblicità a chi ha materialmente operato in questo complesso restauro perché mi è pervenuta la nota dell’arch. Donatella Cavezzali che segue:
Gent. Franco Valente,
ringraziandola per il positivo parere espresso sul restauro del MONUMENTO FUNEBRE DI BERARDO D’AQUINO in Santa Maria della Strada a Matrice (CB) apparso sul suo blog le segnalo che l’intervento conservativo è stato progettato e diretto dall’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro di Roma, sotto la responsabilità della scrivente, ed eseguito dalla Ditta Consorzio C.B. ART. Attualmente è in corso di preparazione la comunicazione con pannelli esplicativi dell’intervento che saranno esposti nella Chiesa alla fine del mese di MARZO. Le segnalo anche che il restauro sarà presentato nell’ambito della Salone del RESTAURO di FERRARA 2011, con un seminario che si svolgerà il 1 aprile p.v. a Ferrara, www.salonedelrestauro.com :
IL RESTAURO DEL MONUMENTO FUNEBRE TRECENTESCO DI BERARDO D’AQUINO E DELLE SCULTURE MEDIEVALI ATTRIBUITE A ROBERTO E NICODEMO, NELLA BADIA DI SANTA MARIA DELLA STRADA A MATRICE (CB)
ORE 11.30, SALA A, PRIMO PIANO, FRA PAD. 3 E 4
Promosso da Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro
Relatori: Donatella Cavezzali, Dora Catalano, Carla D’Angelo, Alberto Moretti, Thomas Bohm
Per eventauli comunicazioni non esiti a contattarci:
Donatella Cavezzali, Resposabile del Procedimento, progettista e direttore dei lavori
Dora Catalano, Direttore dei lavori per la parte storico-artistica
Carla D’Angelo, Direttore operativo
Angelo Rubino, documentazione fotografica
Alberto Moretti, studio e progettazione consolidamento strutturale
Thomas Bohm, Consorzio C.B. ART.
C.N.D. Controlli Non Distruttuvi srl, diagnostica
SAT Survey srl. Rilievo 3D laser scanner
Cordialmente
Dr. Arch. Donatella Cavezzali
Ora, a parte le questioni tecniche delle quali non posso parlare perché non conosco i metodi seguiti e che saranno oggetto di una specifica comunicazione che pubblicherò se me ne verrà data autorizzazione, penso di poter esprimere qualche considerazione sugli aspetti formali del restauro e motivare il mio apprezzamento.
L’arca di Berardo d’Aquino è stata più volte oggetto di attenzioni da parte dei ladri. L’ultimo prelievo ha riguardato i due leoncini stilofori che reggevano le parti estreme del sarcofago vero e proprio.
La loro presenza, tra l’altro, è documentata in due belle foto di Romeo Musa (l’autore delle pitture del salone del Convitto Mario Pagano di Campobasso – http://www.francovalente.it/2009/11/25/romeo-musa-nel-molise-degli-anni-venti/) che fu riprodotta da Evelina Jamison nel suo saggio su S. Maria della Strada (E. JAMISON, Notes on Santa Maria della Strada at Matrice, Roma 1938).
I restauratori hanno scelto di sostituirli con due colonnine che, pur essendo formalmente anonime, non violentano l’architettura sopravvissuta. E’ vero che il problema della sostituzione di due elementi così piccoli, di cui si conosce sostanzialmente la forma, non presenta particolare difficoltà, ma molto spesso i restauratori nel passato si sono fatti prendere da quel diffuso metodo del cosiddetto restauro critico che tanti danni ha prodotto all’architettura per l’inserimento di protesi di plastica, inserti di acciaio e accidenti di ogni tipo che si ponevano l’obiettivo di far capire agli imbecilli che quel pezzo sostituito non era originale.
In Italia abbiamo sicuramente i migliori restauratori al mondo di opere di scultura e di pittura, ma siamo circondati dai peggiori restauratori di architettura che molto spesso, con quell’idea bislacca che il restauratore deve lasciare traccia del suo passaggio, ci costringono a sopportare le loro elucubrazioni mentali come quelle prodotte, a spese dei contribuenti, da quel massacratore di monumenti (che non voglio neppure nominare) che ha riempito di ferraglie colorate monumenti insigni come S. Maria delle Monache a Isernia, S. Francesco a Venafro, S. Michele a Roccaravindola.
Eppure l’arca di Berardo d’Aquino avrebbe comunque consentito l’inserimento di elementi non coerenti con la sua architettura. Ciò è dimostrato dalla circostanza, della quale ho già parlato, dell’inserimento dei pezzi di uno scomparso ambone attribuito dalla Jamison a Roberto e Nicodemo.
Le preziose immagini di Romeo Musa, poi, documentano la presenza di un altro elemento scomparso e che sembra ugualmente non perfettamente pertinente al complesso funebre. Si tratta di una Madonna con Bambino che sembrerebbe appartenere a quei modelli del XIV-XV secolo e che sarebbe scomparso, questa volta, più per incuria che per una precisa volontà di qualche ladro. Ma su questa sparizione avrò modo di tornare. Non è da escludere che la Madonna scomparsa abbia sostituito una precedente immagine meglio proporzionata alla figura di S. Michele Arcangelo che occupa la parte centrale dell’arca.
All’epoca delle foto (anni Trenta del secolo scorso) era già scomparsa un’altra figura posta sulla parte di destra. Di essa ora rimane il basamento lapideo che non presenta alcuna traccia che possa far capire quale fosse il soggetto rappresentato.
Diversa considerazione, invece, deve essere fatta sulle condizioni climatiche generali della basilica che, se da una parte potrebbero utilmente far pensare al miracolo della Santa Manna, dall’altra evidenziano che in determinate circostanze si verifica un fenomeno di condensa con una produzione abbondante di acqua che certamente non fa bene al monumento.
Ma il restauro non è solo ciò che si fa materialmente ad un monumento, ad un’opera d’arte, a un documento. Restauro è la destinazione finale che avrà il reperto (grande o piccolo che sia) dopo il restauro. Purtroppo i restauratori si fanno prendere troppo spesso dalla sindrome della scientificità di bottega e pensano che il fine più grande dell’umanità sia quello di garantire che ogni atto compiuto da essi in nome della scienza sia un atto definitivo.
Ho esordito dicendo che nessuna traccia del nome dei restauratori era stata lasciata nelle vicinanze dell’arca. Mi è stato risposto che a giorni compariranno pannelli espositivi per mostrare il lavoro svolto. Chiedevo una targa, ma temo che appariranno cartelloni irriverenti. Quelli che la Soprintendenza mette per celebrare se stessa.
Io spero che i pannelli rimangano solo qualche giorno nella chiesa e che poi vengano spostati nei locali attigui che sono costati fior di milioni per attività di valorizzazione della basilica e che del restauro fatto rimaga semplicemente una targa riassuntiva, possibilmente di materiale duraturo e non di plexiglass.
Le chiese sono fatte per essere chiese. Quando diventano luogo di esposizione vuol dire che la loro anima è andata via e sono passate ad essere uno dei tanti altri luoghi di commercializzazione della cosiddetta cultura scientifica.
(CONTINUA con la quarta parte sull’arca: I caratteri monumentali ed artistici)
Se cerchi gli altri scritti su S. Maria della Strada:
http://www.francovalente.it/2008/11/05/1180/
http://www.francovalente.it/2008/11/14/s-maria-della-strada-a-matrice-la-morte-di-assalonne/
http://www.francovalente.it/2008/12/02/s-maria-della-strada-a-matrice-il-volo-di-alessandro/





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