L’Annunciazione di Montorio nei Frentani: perché un angelo?

L’Annunciazione di Montorio nei Frentani: perché un angelo?

Franco Valente

Settima parte: L’arcangelo Gabriele

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L’osservazione dell’Annunciazione di Montorio è una buona occasione per tentare di effettuare una sorta di rassegna retrospettiva non solo degli aspetti artistici di quell’opera ma anche dei  significati, nascosti o evidenti, che la rappresentazione contiene.

La scena rappresentata è apparentemente semplice.

Fuori del quadro, in alto e all’interno di una cornice apparentemente estranea vi è la figura del Padreterno. E’ esterna, ma evidentemente fa parte del racconto che sta sotto di lui.

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La prima immagine che appare nel quadro è una colomba bianca in volo che il cui profilo si staglia su una nuvola piena di luce. La nuvola si allunga con un sottile raggio indirizzato verso Maria e nella stessa direzione è del becco della colomba.

Scendendo, alla sinistra di chi guarda, un angelo si mantiene sollevato da terra per mezzo di grandi ali. La grande finestra che si intravede alle sue spalle fa capire da dove sia entrato.

In basso a destra Maria, con le mani appena allargate in segno di sorpresa, si volta verso l’angelo. In basso a sinistra in primo piano, in un vaso ansato, è un giglio fiorito.

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A lato, verso il centro, un cesto di vimini da lavoro che contiene un rocchetto per il filo, un paio di forbici, un panno bianco e l’indispensabile per cucire.

Al centro, in basso, il blasone dei committenti.

Completano la scena lo sfondo dietro Maria dove si vede un letto, una colonna cilindrica al centro, una sedia di paglia sotto i piedi dell’angelo, un inginocchiatoio con un leggio su cui è poggiato il libro d’ore aperto.

Sono tutti elementi canonici della scena dell’annunciazione che appaiono fondamentali per capirne i significati.

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Non si aggiunge nulla di nuovo nel dire che la colomba rappresenta lo Spirito Santo, che il giglio significa la purezza immacolata di Maria e che l’angelo che vola è Gabriele che porta la notizia della maternità a Maria, ma la rappresentazione nel suo complesso induce ad approfondire vari aspetti problematici, se di problema si può parlare, dell’avvenimento.

Un avvenimento che è tra i più importanti della disputa cristologica, ma che, come abbiamo già accennato, è raccontato con assoluta semplicità solamente nel Vangelo di Luca e, con qualche piccolo particolare aggiunto, nel cosiddetto Proto-vangelo apocrifo di Giacomo.

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Tutto l’episodio si incentra sull’arrivo dell’arcangelo Gabriele che porta un annuncio.

La prima questione che ci si pone è relativa alla necessarietà dell’annuncio della nascita di un bambino con una modalità così inconsueta.

In altri termini, se l’arcangelo Gabriele non fosse arrivato, la nascita del Bambino avrebbe avuto gli stessi effetti nella visione escatologica cristiana?

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Per cercare di dare una risposta si deve partire prima di tutto dalla comprensione del ruolo che hanno gli angeli nel processo di salvezza dell’uomo sulla scorta delle interpretazioni che di essi hanno fatto coloro che hanno costruito l’articolato complesso della speculazione teologica.

Sulla questione delle figure angeliche si sono occupati tutti gli autori cristiani giungendo a conclusioni che, sebbene non siano sempre compatibili tra loro, fanno vedere in essi il mezzo di Dio per parlare con gli uomini. Una sorta di intermediario sulla cui natura la teologia ufficiale ancora continua a dibattere per capire cosa effettivamente vogliano significare.

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Nel caso specifico dell’annuncio a Maria si deve cercare di capire anche il motivo per cui sia stato necessario spiegare a Maria qualcosa della quale solo lei poteva essere perfettamente cosciente.

Senza la spiegazione divina, che si materializza con la trasmissione di un messaggio attraverso un intermediario, la sua maternità sarebbe stata colta come un accidente qualsiasi. Inspiegabile, ma comunque un accidente.

Noi ci stiamo occupando di un quadro.

Dovremmo limitarci alla disamina degli aspetti stilistici o semplicemente artistici. Ma proprio la particolare scelta che Teodoro D’Errico ha consapevolmente o inconsapevolmente fatto, permette di affermare che dietro (o forse prima) della rappresentazione si nasconda una serie complicata di ragionamenti che costituiscono quella radice vitale che ha determinato una particolare forma che, già di per sé, appare di una certa straordinarietà.

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Insomma l’opera di Teodoro nell’Annunciazione di Montorio non può essere ridotta alla semplice contestualizzazione filologica nel processo temporale della storia dell’arte, ma va ricondotta all’interno di un processo interpretativo la cui origine è fuori della vicenda personale dell’artista e che trova ragione in una serie articolata di successioni interpretative dal momento in cui nella Chiesa si è posta la necessità di dare forma artistica o significato didascalico all’episodio dell’annuncio a Maria.

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Per arrivare ad una qualche conclusione pratica cerchiamo di percorrere le varie tappe della storia dell’arte nella quale la rappresentazione dell’arrivo dell’arcangelo Gabriele è presente.

Si tratta di un percorso complesso che noi faremo toccando solo gli esempi che sembrano più significativi cercando di sottrarci da quei ragionamenti che con termine efficace vengono definiti “del senno di poi”.

(continua)

Prima parte: http://www.francovalente.it/?p=5311
Seconda parte: http://www.francovalente.it/?p=5373
Terza parte:  http://www.francovalente.it/?p=5468
Quarta parte: http://www.francovalente.it/?p=5512
Quinta parte: http://www.francovalente.it/?p=5520
Sesta parte: http://www.francovalente.it/?p=5557

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Commenti

6 risposte a “L’Annunciazione di Montorio nei Frentani: perché un angelo?”

  1. Avatar paolo carfagnini
    paolo carfagnini

    caro franco, a proposito di Annunciazioni ho rivisto l’altro giorno l’affresco, per altro rovinatissimo, della navata sinistra della cattedrale di Larino che l’iscrizione incisa su pietra in alto data al 1532. L’angiolotto è pesantemente inginocchiato e nella mano reca un giglio; che mi dici di quest’affresco?

  2. Avatar mariateresa occhionero
    mariateresa occhionero

    errore d’autore:non paolo ma bensì mariateresa. Che casino questi pc !!!!!

  3. Cara Mariateresa,
    l’argomento è interessante e proverò a pubblicare quel poco che ho trovato.
    Tra l’altro vi è una questione molto particolare sul punto di fuga della rappresentazione.

  4. Avatar Giuseppe Zio
    Giuseppe Zio

    Caro Franco, sono appena tornato da Roma, dove ho visto con la mia famiglia la mostra di Caravaggio. Anche lì vi è un’annunciazione straordinaria, di tutt’altra fattura e stile, ma devo dire che anche questa di Montorio non è da meno. Spesso il fatto che le cose belle siano collocate alla periferia dell’impero, fa sì che in qualche modo diventino “meno Belle”. Poi c’è anche il fatto che di un grande artista possiamo ricostruire lo sviluppo culturale, psicologico ed artistico, disegnando una parabola esistenziale precisa (sopratutto nel caso di Caravggio); invece un’0pera isolata di un artista non ci aiuta a capirne la visione escatologica. Che cosa sappiamo della vita e dell’opera dell’autore dell’annunciazione di Montorio?!

  5. Sono stato alla mostra di Caravaggio proprio per vedere quell’annunciazione.
    Ho molte perplessità sulle cose scritte nelle didascalie, soprattutto sulla qualità di quella rappresentazione.

    A parte che l’opera è databile al 1609 (30 anni dopo la nostra di Montorio), ma si tratta di un lavoro che di Caravaggio ha poco o niente.

    Basta vedere l’immagine della Madonna che è di una banalità stupefacente e di una piattezza sconcertante.
    Caravaggio ha fatto ben altre cose e quest’opera, per quel poco che è di suo, è sicuramente di livello molto basso.

    Anche i grandi perdono ogni tanto qualche colpo.

  6. Avatar Giuseppe Zio
    Giuseppe Zio

    Effettivamente Franco l’opera non è tra le più belle, ma sicuramente è la sua! Tutti gli artisti, come noi comuni mortali, hanno degli alti e dei bassi, e questo è sicuramente un’opera “bassa” di Caravaggio! Ti saluto

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