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Un archibugiere a caccia di cervi nel fascione del salone dei Conti nel Castello di Venafro

By 28 Dicembre 2012 No Comments

Un archibugiere a caccia di cervi nel fascione del salone dei Conti nel Castello di Venafro

SECONDA PUNTATA

http://www.francovalente.it/2012/10/13/una-scena-di-matrimonio-uno-stemma-che-racconta-un-matrimonio-mai-consumato-e-tante-altre-storie-sconosciute-nel-fascione-del-salone-di-conti-nel-castello-di-venafro/ 

Dunque, se lo scudo con i simboli araldici di Giovanni di Capua e Maria Vittoria Piccolomini è di facile interpretazione, altrettanto semplice non è la datazione delle rappresentazioni che sulle quattro pareti formano il fascione decorativo.

L’immagine di un cacciatore potrebbe fornire qualche indicazione, anche se sotto certi aspetti finisce per complicare le cose.

Sulla parete lunga interna, infatti, tra le altre scene di caccia ve ne è una in particolare dove si vede un cacciatore che imbraccia un archibugio con il quale ha appena ammazzato un cervo dal grande palco di corna.

E’ una rappresentazione piuttosto insolita perché, se è vero che le pitture sono state eseguite intorno ai primi venti anni del XVI secolo, l’uso dell’archibugio  e dello scoppetto per la caccia non è particolarmente documentato nella pittura murale.

Eppure da qualche anno l’uso di queste due armi, simili tra loro, si andava diffondendo negli eserciti.

Tra l’altro il loro uso è ampiamente documentato da Battista della Valle che dedicò proprio ad Errico Pandone il suo trattato di armi “Il Vallo”
www.francovalente.it/2009/02/28/battista-della-valle-venafrano-e-la-cultura-militare-del-primo-cinquecento-seconda-parte/
www.francovalente.it/2009/02/25/battista-della-valle-venafrano-e-la-cultura-militare-del-primo-cinquecento/
 http://www.francovalente.it/2009/03/10/battista-della-valle-e-la-cultura-militare-del-primo-cinquecento-terza-ed-ultima-parte/

In particolare egli al capitolo XXVII spiega come si debbano fare le polveri da sparo:
“Per fare polvere di falconetti et archibusi. Toglie salnitro non grosso parti tre, carboni di salici, cioè di rami gioveni, et stuffati parte una , sulphuro parte una, et pista ogni cosa bene da per se, et tamisa ogni sorte per se bene, et poi mescola ogni cosa insieme, et habbi aceto fortissimo con una frasca di rosa marina ò di altro, et bagna la detta polvere, et pistala un’altra volta, et assucala al sole bene et sarà buona.”


Battista della Valle. Il Vallo. “Per fare polvere di falconetti et archibusi”

 

Il falconetto era un piccolo cannone che faceva parte dell’artiglieria leggera e trasportabile a mano, sparava palle piene di peso variabile.

Gli archibugi e gli schioppi  (che Battista della Valle chiama archibusi e scopetti) erano armi ancora più leggere che addirittura si potevano portare a cavallo.

In effetti l’archibugio è una evoluzione dello schioppetto.


Battista della Valle. Il Vallo. Modo di organizzare “uno battaglione di trecento picche”

 

Secondo Paolo Giovio (Elegia) gli archibugieri a cavallo erano stati utilizzati da Camillo Vitelli già alla fine del XV secolo.

Nell’affresco di Venafro vediamo, dunque, una rara rappresentazione dei primi del “500” di un archibugiere che usa l’arma per la caccia.

Particolarmente interessante il copricapo che sembra essere fatto con grandi piume che evidentemente servivano per mimetizzarsi in attesa della preda.

E’ vestito di brache a fusciacche, pantaloni a mezzagamba, in taglia regolabile e a colori alterni.

 

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