Teodoro D’Errico. I gigli nell’Annunciazione di Montorio nei Frentani

Teodoro D’Errico. I gigli nell’Annunciazione di Montorio nei Frentani

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Montorio nei Frentani. Chiesa dell’Assunta. Annunciazione dalla chiesa dell’Annunziata. Teodoro D’Errico

Una delle opere che con assoluta certezza viene ricondotta alla mano di Teodoro D’Errico è la bella Annunciazione che oggi si trova nella chiesa dell’Assunta a Montorio nei Frentani.

Tanto si è scritto e molto vale la pena scrivere ancora entrando in quei particolari che in qualche modo rendono importante un’opera d’arte.
Sebbene l’unica Annunciazione di cui si abbia la certezza della paternità sia quella di Montorio, ne esistono altre  attribuite a Teodoro.

 

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Napoli.  Dalla chiesa di S. Maria della Sapienza. Annunciazione. Attribuzione a Teodoro D’Errico. (Foto per gentile concessione del Museo diocesano)

Tra esse l’Annunciazione con ritratto della committente Berardina Transo. Quest’opera in qualche modo attesterebbe la presenza di Teodoro a Napoli tra il 1570 (anno in cui Berardina Transo acquistò nella chiesa di S. Maria della Sapienza a Napoli la cappella per la sua famiglia) e il 1573 (anno della morte della nobildonna).

E’ una composizione che presenta parecchie anomalie rispetto al modo canonico di rappresentare i personaggi, a cominciare dalla posizione dell’angelo che è posto sulla destra. Pur se si trovano altri esempi in cui l’angelo sta sulla destra, si tratta pur sempre di una trasgressione nella tradizione iconografica. Una tale anomalia sembrerebbe essere estranea alla rigorosa canonicità che è una peculiarità della produzione di Teodoro. Ma credo che ci sia un motivo preciso per questa variazione.

La scena è vistosamente costruita per esaltare il rapporto devozionale della committente sicché l’Annunciazione sembra rivelarsi come un’apparizione alla donna che è rappresentata in posizione orante mentre sia l’Angelo che Maria si materializzano su un altare.

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Napoli. Museo diocesano. Particolare dell’Annunciazione di Teodoro D’Errico.

Sicuramente problematica la figura dell’Angelo Gabriele per l’evidente sproporzione di un capo troppo piccolo rispetto alla potenza di un corpo caratterizzato, peraltro, da un collo esageratamente lungo. Senza dire della gamba destra piuttosto scomposta e della sproporzione della coscia di quella sinistra.
Tuttavia l’effetto complessivo della composizione è straordinaria perché, forse tra le prime volte nella storia dell’arte, un pittore riesce a costruire una situazione prospettica finalizzata a determinare una sorta di ologramma che permette di portare fisicamente fuori del quadro i personaggi che animano la scena.

In altri termini D’Errico riesce a creare una spazialità prospettica nella quale la committente diviene il personaggio centrale attorno al quale ruota tutta la scena. E’ di fatto una rivoluzione rispetto al modo tradizionale di inserire le immagini dei committenti che per prassi sono presenti senza partecipare all’evento rappresentato.

Un’Annunciazione del 1579 è segnalata  nel convento di S. Alfonso de’ Liguori a Pagani, mentre l’11 marzo dello stesso anno, su commissione di Giovanpietro de Lanata, Teodoro D’Errico dovrebbe aver realizzato un’Annunciazione su due portelle d’organo, poi scomparse, a Reggio Calabria.

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Gaeta. Museo Diocesano. Annunciazione. Attribuzione a Teodoro D’Errico

Un’altra si trova nel museo diocesano di Gaeta e la sua attribuzione è fatta esclusivamente attraverso la comparazione stilistica, soprattutto dei panneggi. Pur condividendo le analogie rimane il dubbio della autenticità della esecuzione in assenza di un qualsiasi documento che ne riconduca a Teodoro l’esecuzione. E’ una rappresentazione in cui è esaltata in maniera particolare l’eleganza degli abiti sia dell’Angelo Gabriele che della Madonna che non ha nulla delle semplicità delle altre annunciazioni. E’ di fatto una nobildonna a cui appare l’Angelo. Il che rappresenterebbe una sicura novità nell’ambito delle rappresentazioni riconducibili a Teodoro.

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Gaeta. Particolare dell’Annunciazione attribuita a Teodoro D’Errico.

Un’altra Annunciazione ancora, realizzata intorno al 1605 e attribuita a Teodoro, si trova nella chiesa di S. Giuseppe a Vibo Valentia.

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Aversa. Chiesa di S. Nicola. Annunciazione. Scuola di Teodoro D’Errico

Dell’Annunciazione che si trova nella chiesa di S. Nicola in Aversa, dopo l’attribuzione di Pierluigi Leone de Castris al pittore fiammingo, si è occupata Giuseppina della Volpe (http://www.iststudiatell.org/rsc/art_8n%5Cnote_tempi_esecuzione.htm ) che correttamente pone dei dubbi sulla completa autenticità dell’opera ipotizzando un intervento di Giovan Luca D’Errico, figlio di Teodoro. Per una serie di considerazioni l’opera aversana può essere collocata alla fine del secolo o al massimo ai primi de successivo secolo XVII.

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Aversa. Chiesa di S. Nicola. Particolare dell’Annunciazione.

La tavola aversana è in pessime condizioni di conservazione e i colori sono alterati per i depositi ormai secolari del fumo delle candele. A questo si aggiunga che probabilmente è stata anche parzialmente ridipinta in alcune parti.
Sul piano compositivo sembrano dimenticate tutte le innovazioni dei precedenti quadri sia nella posizione dell’angelo che, pur apparendo in una esaltante dinamicità, non ha nulla delle rappresentazioni di Napoli e di Montorio. Poco giustificabile la presenza di un vaso in primo piano la cui inclinazione lascerebbe ritenere che addirittura sia stato aggiunto in maniera maldestra.

Invece, al di là delle affinità stilistiche, il particolare dei gigli certamente unifica i due dipinti di Montorio e di Gaeta non tanto (o comunque non solo) sul piano stilistico, quanto su quello simbolico.

Si tratta di un particolare che contiene alcuni elementi che con ragionevole certezza permettono di sostenere che Teodoro avesse una rigorosa consapevolezza che nella pittura si dovessero trasferire le conclusioni teologiche che nei secoli della cristianità hanno alimentato un dibattito in continuo fermento.

E’ noto che uno dei temi di sicura importanza riguardava la verginità di Maria. L’argomento fu trattato in maniera approfondita da papa Martino I nel concilio Lateranense del 649 con l’affermazione dogmatica che Maria fu vergine “ante partum, in partu, post partum”.
Genericamente la condizione della verginità di Maria viene ricondotta al giglio che viene assunto, per il candore del suo colore, come simbolo per eccellenza.

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Montorio nei Frentani. Chiesa dell’Assunta. Annunciazione di Teodoro D’Errico. Particolare dei gigli.

Nei gigli rappresentati da Teodoro D’Errico sembra potersi leggere un approfondimento teologico con un sottile riferimento alle conclusioni del concilio di Martino e che erano state in maniera più precisa ribadite da Paolo IV nel 1555: Beatissimam Virginem Mariam… pestitisse semper in virginitatis integritate, ante partum scilicet, in partu et perpetuo post partum.

Sia i gigli del Annunciazione di Montorio, che sono collocati in un vaso poggiato in primo piano a terra, sia i gigli di Gaeta, che sono tenuti in mano dall’arcangelo Gabriele, sono formati da tre fiori che hanno una caratteristica particolare.

Uno è ancora chiuso. Il secondo sta per sbocciare. Il terzo è completamente aperto.

Appare evidente che Teodoro abbia voluto richiamare in maniera esplicita le indicazioni conciliari e le considerazioni di papa Paolo IV sulla verginità di Maria, prima, durante e dopo il parto.

In altri termini i gigli così rappresentati sintetizzano il dogma della cosiddetta “Verginità permanente” di Maria.

Per saperne di più sull’Annunciazione di Montorio si può ritornare a questi link:
Prima parte: http://www.francovalente.it/?p=5311
Seconda parte: http://www.francovalente.it/?p=5373
Terza parte:  http://www.francovalente.it/?p=5468
Quarta parte: http://www.francovalente.it/?p=5512
Quinta parte: http://www.francovalente.it/?p=5520
Sesta parte: http://www.francovalente.it/?p=5557
Settima parte: http://www.francovalente.it/2010/03/12/l%E2%80%99annunciazione-di-montorio-nei-frentani-perche-un-angelo/

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Commenti

Una risposta a “Teodoro D’Errico. I gigli nell’Annunciazione di Montorio nei Frentani”

  1. Avatar Paolo P
    Paolo P

    Bellissimo articolo!

    Sembra che il D’Errico non avesse la profondità di conoscenze anatomiche tipiche dei maggiori pittori rinascimentali italiani.
    Tuttavia, il pittore compensa abbondantemente questa lacuna con la fantasia, e infatti il volo con cui si presenta l’angelo è originale e, forse per la prima volta nella storia della pittura, come hai fatto notare, scenograficamente “fantastico” e ammaliante.

    Un po’ più “freddo” nell’annunciazione di Montorio, dove però si coglie una maggiore consapevolezza tecnica; più intrigante in quella di Napoli, in cui, a dispetto degli errori di forma, l’angelo è davvero spettacolare protagonista della scena.

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